EUGENIO CURIEL.
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Scritti. 1935-1945.
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Volume  2.
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Parte 1.
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1973. Editori riuniti Istituto Gramsci, ROMA.
A cura di Filippo Frassati.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
               http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: Paolo Alberti e Paolo Oliva per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
Aperto a chiunque voglia collaborare, realizza la pubblicazione e la diffusione gratuita di opere letterarie in formato elettronico.
Ulteriori informazioni sul sito: http://www.liberliber.it/
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Indice di questa parte.
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Parte prima.
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"La Nostra Lotta" e "l'Unit".
Fronte nazionale, Societ nazionale, Blocco nazionale.
Non c' tempo da perdere.
Dagli accordi di Londra alle conferenze di Mosca e Teheran.
La Polonia dei baroni e la Polonia del popolo.
Le condizioni di armistizio dell'Unione Sovietica alla Finlandia.
Il popolo sovietico riprende i suoi amichevoli rapporti col popolo italiano.
La modificazione della Costituzione sovietica e il problema nazionale.
Un'esperienza che non deve andare perduta: le cinque giornate di Milano e la situazione odierna.
La Comune di Parigi.
Due tappe della storia del proletariato.
I tre periodi della storia della classe operaia nell'epoca del capitalismo morente.
L'evoluzione degli strati medi.
Il proletariato forza egemone.
Problema della democrazia e problema nazionale.
Un passo indietro.
Lo scoppio della seconda guerra imperialistica mondiale.
Il processo di democratizzazione della guerra e l'egemonia del proletariato.
Conclusione.
Schemi di risposta.
Rapporto tra democrazia progressiva e dittatura del proletariato.
Programma della democrazia progressiva.
Antonio Gramsci.
Il Governo di unione nazionale  il governo di tutti gli italiani.
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Storia di un anno. Rilievi ed appunti.
Un anno di lotta per la liberazione.
I cattolici e la lotta per la liberazione nazionale e per la democrazia.
Perch vogliamo la democrazia progressiva.
L'ora degli italiani.
Collaborazione dei lettori.
Da Teheran verso la vittoria finale.
Dichiarazione del partito comunista sui rapporti tra comunisti e cattolici.
L'Italia nelle Nazioni Unite.
La nuova Jugoslavia.
L'insurrezione nazionale per la salvezza e l'avvenire d'Italia.
La dichiarazione alleata sull'Italia.
L'URSS e l'Italia.
Rinascita nazionale.
Conferenza ad Atene.
Perch i comunisti lottano oggi in Italia per una democrazia progressiva.
Contro gli affamatori fascisti. Per la conquista di migliori condizioni di vita.
Nell'unione  la nostra forza.
Per l'unione delle masse popolari: noi e i cattolici.
L'insegnamento della conferenza di Crimea.
L'elaborazione dei piani per l'assalto finale.
Linee per la ricostruzione.
Soluzioni concrete. Soluzioni realistiche.
L'Europa del prossimo domani.
Cosa ci insegna la conferenza di Crimea.
La ricostruzione e la pace come sforzo collettivo.
Cosa insegna la conferenza di Crimea all'Italia.
Come si trova oggi l'Italia?
Lo sforzo bellico dell'Italia libera.
Allo sforzo bellico dell'Italia libera corrisponda la nostra insurrezione armata.
Tutti in piedi per la lotta e la vittoria!
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Fine indice.
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EUGENIO CURIEL. Scritti 1935-1945. Volume 2
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Parte prima.
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"La Nostra Lotta" e "l'Unit".
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Fronte nazionale, Societ nazionale, Blocco nazionale(1).
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Alcuni tentativi di organizzare unit combattenti sulle montagne, in modo indipendente dal Comitato di liberazione nazionale, ci offrono l'occasione di esaminare un atteggiamento che pu esercitare qualche influenza sulla giovent, specialmente studiosa.
La bandiera cui si appellano i promotori di questi organismi  l'apoliticit o meglio l'"antipartitismo". "Non vogliamo - essi affermano - sentir parlare di partiti. C' un partito unico che  la patria, una sola parola d'ordine: la cacciata dei tedeschi. Ogni discussione politica non pu che disperdere forze che sarebbero preziose sul terreno concreto della lotta partigiana."
Noi non vogliamo scendere nell'esame dettagliato di queste organizzazioni e della loro attivit (e, per quanto ne riferiscono le cronache, mancanza di attivit), non vogliamo, per ora, disconoscerne la buona fede, ma, tuttavia, vogliamo dimostrare come l'atteggiamento da esse assunto, lungi dal promuovere l'unit delle forze sane, determini invece scissioni e, giocando sull'inesperienza di larghi strati giovanili, possa mascherare manovre reazionarie.
Si fonda, essenzialmente questo atteggiamento, su una sottovalutazione della funzione dei partiti nella presente congiuntura e si richiama, forse inconsciamente, a certe situazioni del nostro Risorgimento e specialmente alla formazione della Societ nazionale nel 1857(2). Ma sono richiami astratti dalla realt storica e ad essi sfugge la profonda differenza tra il moto nazionale del decennio cavouriano e il moto che tende a restituire indipendenza, unit e libert all'Italia di oggi.
La coscienza politica degli italiani di allora era ancora elementare; a poche lites intellettuali ed economiche corrispondeva la passivit generale che soltanto l'azione, ed il fascino di qualche eminente personalit riusciva a scuotere. Lo prova Garibaldi ed il suo mito; lo prova la indefinibilit politica dell'eroe ed insieme il suo candore politico che lo faceva facile strumento di avvedute diplomazie.
L'insurrezione nazionale sotto il segno di Garibaldi era popolare nel senso che si richiamava al consenso del "popolo" e ad una vaga intuizione di interessi popolari. E d'altra parte nell'arretratezza economica e sociale dell'Italia preunitaria, nel groviglio di classi e caste che recavano in s ancora l'impronta corporativa, il "popolo" era l'unica realt politica nella quale si fondessero gli intricati interessi particolari che l'industrializzazione non aveva ancora ridotto ai semplici ed essenziali rapporti delle classi moderne. I partiti del '48 erano finiti in clientele intellettuali e personali che non erano riuscite a mantenere il contatto colla realt; erano generali senza esercito gli esuli del '49 e appunto nell'esilio furono forzati a riconoscere la vanit dei loro dissidi, finendo per riunirsi sotto gli auspici di Vittorio Emanuele, di Manin e di Pallavicino.
Eccezione formidabile, ma pura eccezione, Mazzini, che nel contatto costante con le correnti pi avanzate della democrazia europea quarantottesca si era educato a una concezione pi moderna del partito e ad una visione pi prospettica, seppure meno concreta, degli interessi del popolo italiano. L'azione di Mazzini rester perci marginale durante tutto il periodo del fiorire della Societ nazionale; ossia fino alla fine del 1860.
Abbiamo voluto accennare a questo periodo del nostro Risorgimento per indicare come allora un'azione extra-partito fosse giustificata storicamente e socialmente. Ma il progredire della societ industriale, il semplificarsi e l'approfondirsi delle divisioni sociali dnno un'altra fisionomia alla nazione moderna.
La societ italiana di un secolo fa era divisa in un complesso di classi che si frantumavano in strati, caste, cosicch tra una classe e l'altra intercorreva una successione continua di gruppi e sottogruppi.
La societ italiana di oggi ha subto un profondo e travagliato processo economico e sociale che ha condotto all'espropriazione e alla proletarizzazione gran parte di questi gruppi intermedi talch se anche oggi le classi medie sono percentuale cospicua della popolazione italiana, esse hanno tuttavia perduto la loro posizione preminente, e, quel che pi importa, hanno perduto sotto i colpi del grande capitale quella sicurezza economico-sociale che ne faceva il lievito principale del progresso sociale e politico fino a mezzo secolo fa.
La societ italiana formata di classi profondamente differenziate non  quindi "popolo" al modo della fase epica del nostro Risorgimento. E questa societ cos differenziata si dilacererebbe rapidamente e cadrebbe in preda a qualche forma di reazione totalitaria e "plebiscitaria", qualora i suoi profondi antagonismi non venissero ridotti ad azione politica attraverso l'opera di partiti solidamente ancorati nella tradizione storica e nella cosciente partecipazione delle varie classi sociali alla vita politica nazionale.
Oggi, quindi, la nazione non  nazione di popolo nel senso sopra indicato, ma  "nazione di partiti"; la loro funzione , s, di lotta, ma anche di composizione di interessi secondari e prospettici di fronte ad uno preminente e urgente nel quale si assommino gli interessi di diverse classi sociali.
Cos l'insurrezione nazionale che oggi andiamo preparando, non  vaga ed indefinita esplosione di aspirazioni elementari da parte di strati sociali non ben differenziati; essa  ordinata volont di indipendenza, di unit e di libert da parte di classi socialmente distinte e coscienti di tale distinzione.
Nella preparazione di codesta insurrezione nazionale noi dobbiamo affrontare il problema delle divisioni sociali del paese; non possiamo accontentarci di rimandare l'esame ad un prossimo e felice futuro. Non possiamo quindi, rinunziare, o semplicemente dimenticare le nostre convinzioni di classe in nome di un superiore interesse nazionale; tale rinunzia non ci aiuterebbe nell'azione comune, ma sostituirebbe alla dialettica delle classi i contrasti e i dissensi dovuti all'incomposta visione individuale dei propri interessi.
Pertanto, la forma di lotta adeguata alle condizioni economiche e sociali non  una Societ nazionale superpartito tipo 1857, ma il Comitato di liberazione nazionale al quale portano il loro contributo le diverse classi sociali nella chiara coscienza delle loro differenze e perci nella chiara coscienza dei loro interessi comuni. Ch l'unit d'azione non si raggiunge nella romantica ed enfatica confusione dell'embrassons nous, ma nella coscienza della distinzione.
Oggi la lotta per l'indipendenza nazionale  legata alla lotta per la libert in modo ancora pi intimo che nel passato. Mazzini non aveva risolto il problema che lo aveva tormentato durante tutta la sua vita politica: gli interessi dell'indipendenza precedono quelli della libert, o viceversa? E l'indecisione ci si appalesa, da un lato, nel drammatico incontro con Cattaneo, a Milano nel '48, dall'altro con Garibaldi, a Napoli nel '60.
Lo sviluppo sociale di quest'ultimo secolo ha risolto il dubbio mazziniano. Noi sappiamo chiaramente, e lo divinava Marx nel '48, come libert ed indipendenza siano l'una condizione dell'altra.
La soggezione nazionale non  oggi opera di un semplice organismo amministrativo-militare, ma  conseguenza estrema di contrasti sociali che dividono la nazione. E la soggezione nazionale non  soggezione di tutti, ma, operata nell'interesse internazionale di un nucleo, colpisce solo il resto della nazione. La soggezione dell'Italia al nazismo, iniziatasi nel '37 e perfezionatasi nel '43,  la conseguenza dell'interesse reazionario od imperialistico di una parte della grande borghesia la quale trae tuttora enormi vantaggi dalla catastrofe che essa stessa ha determinato.
Conquistare l'indipendenza non significa quindi soltanto cacciare il tedesco, ma significa anche spezzare le reni al fascismo ed ai gruppi del grande capitale finanziario che esso rappresenta. Ridurre, quasi per tema di complicazioni, la parola d'ordine al vecchio motto sabaudo e garibaldino di "Via i tedeschi", significa non avere inteso la profonda differenza tra l'occupazione nazista di oggi ed il dominio absburgico di ieri. Noi non possiamo scindere la parola d'ordine di "Via i tedeschi" da quella di "Morte ai fascisti".
Dunque, lotta per l'indipendenza e lotta per la libert sono l'una condizione dell'altra, e come potremo conquistarle se non lottiamo per la democrazia che  la forma della libert nella "nazione di partiti"?
Questo lungo discorso  fatto ad intenzione dei giovani e specialmente di coloro che per le condizioni sociali (studenti, contadini, montanari) non hanno esperienza della vita sociale moderna, di quella vita che si esprime drammaticamente nelle citt industriali. Il giovane operaio sa benissimo che non v' possibilit di trascurare, sia pure per un periodo limitato, la lotta di classe; egli sa anzi come l'azione comune contro gli altri gruppi sociali si rafforzi e si chiarisca attraverso la lotta contro il grande capitale profittatore. E questa lotta non pu essere condotta che dal partito rivoluzionario della classe operaia.
Ma il giovane su cui profondamente ha operato il veleno fascista, non riconosce tutta l'opera costruttiva della democrazia fondata sui grandi partiti storici; egli giunge, s, a ritenerla necessaria disgrazia di tempi specifici e normali, necessaria per evitare una nuova esperienza fascista, ma pensa che oggi essa sia inutile chiacchiericcio che nulla apporta alla lotta partigiana. E porge quindi benevolo ascolto a coloro che gli parlano di blocco nazionale, di azione militare al di fuori e al di sopra dei partiti. E, blocco nazionale,  appunto quell'embrassons nous equivoco che ha dato via libera al fascismo nella scalata al potere. In questo blocco nazionale  infatti facile riconoscere lo zampino badogliano che, sempre equivoco, non vuol riconoscere il suo fallimento e cerca di assicurarsi qualche posizione antidemocratica per il futuro.
Alla coscienza di questo pericolo, richiamiamo i giovani, ricordando loro come solo la democrazia potr liberarci dai residui fascisti ed aprire all'Italia e ad essi un luminoso futuro.
La forma attraverso la quale i giovani potranno reagire alle manovre antidemocratiche ci  indicata dal Fronte nazionale della giovent, nel quale confluiscono le forze sane delle masse giovanili.
Esso non aderisce a nessun partito, ma, richiamandosi al CLN, costituisce la palestra in cui s'incontrano i giovani delle varie tendenze e in cui si provano attraverso l'azione le diverse fedi politiche. Nella libera discussione che sorge dal contatto e dalla collaborazione nella lotta contro il nazismo e contro il fascismo, i giovani si educano a quella cosciente partecipazione alla vita politica che  la base della vera democrazia, della democrazia popolare. I giovani comunisti devono cooperare all'azione del Fronte nazionale della giovent, affinch esso diventi il centro di raccolta di tutti i giovani, affinch attraverso la sua azione si cimenti la volont democratica delle masse giovanili.
Soltanto cos si potranno sventare le manovre reazionarie che, col pretesto di un'azione confusionaria, vorrebbero impedire ai giovani la conquista della coscienza politica e farsene uno strumento reazionario per il domani.
La giovent sar all'avanguardia della societ; potr costruirsi, sulla base della sua capacit e delle sue energie, la felicit viva di domani soltanto se lotter per assicurare all'Italia la democrazia popolare. E questa democrazia non  una cosa che si possa rimandare a domani, ma si fonda oggi nell'ardore della lotta che i giovani d'Italia conducono nelle citt, nelle campagne e sulle montagne contro il tedesco invasore e contro il traditore fascista.
 Non c' tempo da perdere(3)
L'attacco alla "fortezza europea" di Hitler, secondo i piani concretati a Teheran(4),  imminente: mentre l'Armata rossa avanza verso la Polonia e i paesi baltici.
La situazione per Hitler diviene sempre pi disperata, e se il suo ministro della propaganda, per tener su il fronte interno,  costretto a ricorrere alla mistica della resistenza, il Comando tedesco prende tutte le misure per costringere il popolo di Germania, i milioni di operai degli altri paesi lass deportati ed i popoli di tutte le nazioni vassalle ed occupate dai nazisti, a dare fin l'ultima goccia di sangue, l'ultima stilla di sudore. Il terrore nazista tenter di spiegarsi sui popoli europei in misura finora sconosciuta per mobilitare tutte le risorse e tutte le energie per l'urto decisivo.
L'azione tedesca e dei suoi servi e collaboratori in Italia deve essere considerata nel quadro di questa disperata esigenza del nemico. Zimmermann(5)  sceso tra noi in compagnia di numerosi "esperti" formatisi alla scuola dei massacri e della rapina, esercitati in tutti questi anni di guerra sui popoli dei paesi invasi ed in particolare sui popoli dell'Unione Sovietica. Il generale delle SS e la sua banda di carnefici cercheranno di consumare nel nostro paese ogni sorta di delitti al fine di prolungare la resistenza nazista all'attacco della fortezza europea, che le Nazioni Unite sono in procinto di scatenare.
I grandi industriali monopolisti tenteranno, con l'affamamento della classe operaia, di assicurarsi pi lauti profitti; i recenti scioperi hanno smascherato completamente l'animo antioperaio e antinazionale di questi grandi industriali.
Il governo degli scherani fascisti, sotto dettato dei tedeschi, continua a fabbricare nuovi decreti per dare una parvenza di legalit ai crimini nazisti.
Ma tutto questo non  che l'inizio di ci che i tedeschi intendono svolgere per la rovina del nostro paese, per prolungare la guerra nella speranza che si verifichino quegli "imponderabili" che dovrebbero salvare le belve hitleriane dal giusto castigo.
Zimmermann e le diverse commissioni di "esperti" tedeschi da lui create e dirette, si apprestano a prendere misure ancora pi vaste, specie contro la classe operaia delle grandi citt industriali e contro i contadini. I lievi miglioramenti che gli operai dei grandi centri industriali del settentrione hanno strappato con gli scioperi di novembre e di dicembre, sono destinati in breve a svanire con la intensificata razzia delle derrate alimentari da parte dei tedeschi; ne aumenter la penuria e si avr un rialzo senza precedenti dei loro prezzi; il malcontento delle maestranze esploder quindi nuovamente e con maggiore decisione e consapevolezza dei mesi scorsi.
Le violenze contro i contadini si moltiplicheranno per strappare loro ci che occorre per nutrire l'esercito tedesco sul nostro e gli altri fronti e gli scherani fascisti; il malcontento della campagna non potr che esasperarsi e noi dobbiamo cercare di legarlo con quello della classe operaia.
Bisogna sventare subito questi piani criminali del nemico. Dobbiamo essere in grado, non appena le potenze unite scateneranno la loro offensiva dal meridione e da occidente, di moltiplicare i nostri colpi su tutti i settori del nostro fronte interno, passando dalla guerriglia, dalla resistenza, dallo sciopero, dalle manifestazioni di piazza, alla guerra vera e propria, allo sciopero generale politico, alla insurrezione armata nelle citt e nelle campagne.
Gli organismi vivi ed attivi, capaci di mobilitare tutte le energie sane e progressive del paese e lanciarle all'attacco, gi esistono: si tratta di moltiplicare le formazioni partigiane, trasformandole in distaccamenti e brigate d'assalto "Garibaldi"; di moltiplicare nelle fabbriche i Comitati sindacali per lo sciopero ed il sabotaggio di massa; di creare nelle campagne Comitati contadini, centri di direzione e di resistenza alle requisizioni, ai rastrellamenti, ai reclutamenti, e di combinare la lotta di questi comitati con quella dei partigiani e dei patrioti per cacciare dai villaggi i nemici del popolo; di rafforzare le organizzazioni e l'attivit del Fronte della giovent e dei Gruppi di difesa della donna(6); di creare in ogni centro, in ogni rione, i Comitati di liberazione nazionale, espressione immediata e genuina delle masse popolari che debbono affiancare, potenziare e correggere, se  necessario, l'azione dei superiori Comitati di liberazione.
Ma intanto, bisogna subito intensificare la lotta armata contro i tedeschi ed i fascisti, esaltando i valorosi e gli eroi che gi combattono, ammonendo gli incerti ed i paurosi, castigando i disertori ed i traditori.
L'azione di tutti questi organismi, che sono l'espressione della volont di lotta del popolo italiano, sar tanto pi pronta ed efficace, quanto pi presto i CdLN si trasformeranno in veri e propri Comitati di governo, che prendano di fatto, da oggi, in mano, la direzione effettiva di tutta la lotta del popolo italiano, eliminando dal loro seno ogni tendenza attesista, ogni influenza collaborazionista, ogni atteggiamento capitolardo davanti ai tedeschi; organizzando e realizzando la collaborazione e l'unione nella lotta anche con quelle forze che, pur non aderendo al CdLN, si battono effettivamente contro tedeschi e fascisti.
Le grandiose battaglie che si delineano all'orizzonte, decideranno della vita e dell'avvenire del popolo italiano. Il partito comunista, avanguardia della classe operaia, , in questa battaglia per la libert e l'indipendenza della patria, in prima fila.
 Dagli accordi di Londra alle conferenze di Mosca e Teheran(7)
Le conferenze di Mosca e Teheran segnano una tappa importante nella storia della guerra. Dopo gli accordi di Londra(8), conclusi sotto il peso dell'improvvisa aggressione nazista, dopo il trattato di Londra tra l'URSS e l'Inghilterra(9) che traeva sul terreno politico, le conseguenze dei successi difensivi dell'Armata rossa e del rovesciamento di forze avvenuto durante il 1942 sul fronte orientale, sotto il segno delle grandiose vittorie del 1943, si sono riuniti a Mosca i ministri degli esteri ed a Teheran Stalin, Churchill e Roosevelt.
La conquista dell'iniziativa operativa e l'avanzata vittoriosa degli eserciti sovietici che hanno gi liberato pi di due terzi del territorio occupato, non hanno solamente una portata militare: esse sono il principale contributo al processo di democratizzazione della guerra.
Noi sappiamo che con l'aggressione nazista si  aperta una nuova fase della storia della guerra; essa si  trasformata da guerra imperialistica, contro la quale il proletariato lottava, giungendo nei paesi fascisti al disfattismo rivoluzionario, in guerra popolare, in guerra democratica, nella quale il proletariato prendeva posizione a favore del fronte delle Nazioni Unite, del fronte in cui si schierava l'Unione Sovietica.
Con l'aggressione nazista gli elementi democratici e progressivi della guerra (resistenza greco-jugoslava all'aggressione italo-germanica, primi segni di guerra partigiana nei paesi occupati) ancor sommersi nel dominante carattere imperialistico della guerra, hanno preso il sopravvento; la cittadella del socialismo era aggredita e minacciata da un pericolo mortale; sotto la guida dei partiti comunisti tutto il proletariato, e con esso tutte le forze progressive, si strinsero attorno all'URSS. Alla guerra di aggressione dell'Asse, agli appetiti imperialistici dei gruppi reazionari al potere nei paesi anglosassoni, l'URSS rispondeva tracciando la sua prospettiva di democrazia e di libert nazionale; lungi dal trincerarsi in una guerra di difesa sulle sue frontiere, forte della sua posizione di avanguardia sulla via del progresso mondiale, l'URSS si impegnava alla distruzione radicale del pericolo fascista e nazi-fascista.
In tal modo le dichiarazioni di Stalin all'indomani dell'aggressione nazista segnano la svolta nell'evoluzione politica della guerra(10). Tuttavia  evidente che gli elementi imperialistici che dirigevano la politica anglosassone non si erano improvvisamente spogliati dei loro presupposti di classe, n si pu negare che, da un giorno all'altro, le masse popolari e le forze progressive dell'Inghilterra e degli Stati Uniti abbiano preso il sopravvento conquistando l'egemonia nella direzione della guerra. Il processo di democratizzazione era iniziato, non era compiuto.
Duro  stato il cammino della democratizzazione, forti le resistenze dei ceti reazionari. Nel 1941 e '42, mentre gli eserciti sovietici sono tesi nello sforzo difensivo, i gruppi imperialistici conducono un'affannosa campagna per la pace di compromesso. Essa urta, per, nella resistenza popolare ad ogni soluzione manovrata; i ceti medi riconoscono nell'URSS il campione dell'antifascismo e della democrazia progressiva; le incrostazioni aristocratiche della classe operaia anglosassone cedono terreno sotto la pressione formidabile del proletariato, perdono il monopolio politico e sindacale (congresso del Labour Party e delle Trade Unions - accordo sindacale anglo-sovietico - viaggio di Citrine a Mosca(11)). Di fronte alla possente marea dell'opinione pubblica si spezzano le resistenze dei gruppi militari reazionari (colpevoli della vergognosa seconda capitolazione di Tobruch) e si d nuovo sviluppo alla preparazione del secondo fronte, mentre si determina una crisi in seno ai gruppi imperialistici costretti a fare largo posto all'azione dei ceti medi e delle masse popolari nelle sfere di comando. Conseguenza della crisi  una selezione negli elementi dirigenti della politica anglosassone coll'estromissione dei gruppi capitolardi ed isolazionisti, coll'egemonia dei gruppi decisi alla lotta armata sino alla vittoria.
Intanto l'intervento sprona all'azione i popoli dei paesi occupati che riprendono la lotta conducendo la guerriglia partigiana sotto la direzione della classe operaia. L'intervento sovietico ha, infatti, determinato le condizioni pi favorevoli, perch attorno all'azione di avanguardia della classe operaia si costituisse un fronte delle forze progressive per la liberazione nazionale e per la democrazia. Cos anche nei paesi fascisti acquista nuovo vigore la lotta contro l'oppressione, lotta che diviene un fattore sempre pi importante della guerra antinazista.
La vittoria di Stalingrado  un altro passo sulla via della democratizzazione della guerra. La dimostrazione che solo il paese del socialismo  in grado di arrestare la marcia offensiva del nazismo e di rintuzzarne la baldanza, influisce profondamente su strati sociali che la nostra azione politica non era ancora riuscita a toccare: piccola e media borghesia soffocata dal capitale monopolistico, intellettuali, tecnici, cominciano a pensare che nell'URSS sia realizzato il sistema economico sociale che solo potr salvare il mondo dalla catastrofe verso cui lo indirizza la profonda crisi economica e sociale.
La conferenza di Casablanca(12), che all'offensiva di pace del nazismo risponde con la "resa senza condizioni",  una conseguenza diretta della vittoria di Stalingrado.
Nel 1943 il processo di democratizzazione assume aspetti sempre pi decisivi per l'influenza delle grandiose vittorie sovietiche e per il rafforzamento e l'unione delle forze progressive, sia nei paesi anglosassoni e neutrali, sia nei paesi occupati e nazisti. Ne  riprova lo scioglimento dell'IC, constatazione della raggiunta autonomia politica dei vari partiti comunisti sul piano nazionale.
Questo processo attraversa una fase critica con la questione polacca; il governo di Sikorski, infeudato agli elementi capitolardi del capitale finanziario anglosassone e specialmente americano, arriva a porsi al servizio del nazismo. Con il "massacro di Katyn", Germania e gruppi reazionari anglo-americani tentano ancora una volta di arrestare la marcia vittoriosa della democrazia e della liberazione dei popoli. Ma l'opinione pubblica all'interno, e le grandiose vittorie dell'Armata rossa costringono le classi dirigenti anglosassoni ad abbandonare, con il governo Sikorski, uno degli obiettivi imperialistici della guerra: la creazione di uno Stato ceco-polacco che avrebbe dovuto rinnovare contro l'URSS vittoriosa la politica del cordone sanitario.
D'altra parte, l'impegno concretamente assunto con gli sbarchi in Africa e quindi in Italia, garantisce contro un'involuzione capitolarda della politica alleata.
Nell'agosto-settembre, sotto i colpi delle armate anglo-americane, dopo che le masse popolari con la cacciata del fascismo ne avevano creato i presupposti interni, l'Italia  costretta all'armistizio. Si dimostra in questa occasione la stretta collaborazione raggiunta tra URSS, Inghilterra e Stati Uniti. L'armistizio viene firmato dopo reciproche consultazioni, come pure l'accordo col quale successivamente veniva garantita all'Italia la posizione di cobelligerante.  in questa occasione che cadde un altro dogma dell'imperialismo anglosassone: colla formazione di un comitato(13) si riconosce all'URSS il diritto di intervenire nelle questioni mediterranee. Alla meccanica delle zone di influenza imperialistica si sostituisce sempre pi decisamente la collaborazione diretta ad assicurare, nello spirito di una democrazia progressiva, la pace e la libert dei popoli.
Si arriva cos alla conferenza di Mosca, la prima che riunisce tutti e tre i paesi dimostrando il grado di collaborazione raggiunto e la solidit del fronte delle Nazioni Unite. Ma la collaborazione va ancora perfezionata: contro la stampa anglo-americana che, decisa a rimandare ancora lo sforzo bellico supremo, si crogiola nella discussione dei problemi del dopoguerra, la Pravda e la Izvestija pubblicano due articoli in cui si afferma la necessit di affrettare la fine della guerra per poter arrivare a discutere i problemi del dopoguerra. E a tale necessit  intonata la conferenza di Mosca(14).
Il documento conclusivo sottolinea i risultati della conferenza in questo senso. Quattro dichiarazioni sui problemi immediati sono pubblicate insieme al comunicato: con la formazione di un comitato si d organicit alla collaborazione politica e diplomatica; con la dichiarazione sull'Austria si indirizzano ad azione pi decisa i fermenti antinazisti del popolo austriaco; con la dichiarazione sui criminali di guerra si pongono i massacratori fascisti e nazisti di fronte alla vicina e spietata punizione; con la dichiarazione sull'Italia si formano i princpi democratici che debbono reggere l'azione delle Nazioni Unite nei paesi liberati dal nazismo, indicando la necessit della totale eliminazione dei fascisti(15).
Ma pi che dall'esame delle dichiarazioni il valore dell'incontro risulta dai successivi sviluppi della situazione internazionale.
Al processo di decomposizione del blocco nazista Ribbentrop aveva cercato di opporsi, lanciando a Salisburgo la parola d'ordine della "comunit europea" cui si riduceva la baldanzosa sicurezza dello "spazio vitale". E appunto nell'autunno la diplomazia nazista cercava di realizzare una federazione balcanica poggiata sulla Bulgaria e sull'Ungheria. La conferenza di Mosca segna il fallimento definitivo di questi sforzi: la crisi del blocco nazista si acuisce, come  dimostrato dalla crisi bulgara, risolta con un nuovo intervento di forza della Germania(16), dalle oscillazioni ungheresi e dall'aperta opposizione delle masse popolari finlandesi alla guerra.
Cos indebolendo l'influenza del Reich sui paesi alleati ed occupati, la conferenza di Mosca contribuisce ad affrettare la fine della guerra. Importantissima  stata l'influenza della conferenza sull'atteggiamento dei paesi neutrali: la Svezia si erge a campione degli interessi scandinavi contro la Germania, mentre la Svizzera accentua la posizione antinazista nella stampa e nel controllo del transito tedesco; in Spagna il regime di Franco deve sempre pi cedere all'opposizione antifascista mentre il Portogallo sviluppa ancora la sua politica filoinglese (recente sbarco a Madera)(17).
Cos, la conferenza di Mosca ha accelerato il dislocamento dei paesi neutrali, ai quali lo spettacolo di forza militare delle Nazioni Unite ha ridato animo e capacit di sviluppare una politica sempre pi apertamente antinazista.
La grandiosit dei risultati della conferenza di Mosca  stata sanzionata dall'incontro dei tre capi a Teheran.
La conferenza di Mosca ha posto le condizioni generali per l'intensificazione dell'offensiva contro la Germania, spezzando le manovre diplomatiche tedesche e mettendo a tacere i circoli reazionari anglosassoni ancor protervi durante la fase di preparazione, guidando i paesi neutrali a una politica di libert.
La conferenza di Teheran trae le conclusioni del grande lavoro compiuto e, sul terreno militare, delinea strategicamente l'offensiva che deve portare alla vittoria, mentre sul terreno politico rivolge ai popoli neutrali l'invito a partecipare alla battaglia finale che deve liberare il mondo dall'incubo nazista e fascista.
Da est, da sud e da ovest, gli eserciti delle Nazioni Unite marceranno all'attacco guidati dall'esempio glorioso dell'Armata rossa. Nessun popolo libero deve mancare all'appello della vittoria.
Questi i contributi pi evidenti delle due storiche conferenze al processo che deve affrettare la fine della guerra. Ma al di l di essi noi scorgiano - quale elemento determinante dell'offensiva antinazista - il processo di democratizzazione che  condizione dell'intensificarsi della guerra e della preparazione dell'offensiva finale: soltanto gli strati progressivi - i pi interessati alla conclusione vittoriosa della lotta contro il nazismo - sono in grado di dare alla guerra quell'andatura e quella decisione di cui  esempio la guerra condotta dall'eroico popolo sovietico.
Democratizzare la guerra vuol dire chiamare i popoli oppressi alla guerra di liberazione nazionale; vuol dire combattere nella classe dirigente anglosassone e in tutti gli alleati della classe operaia quei presupposti che possono inceppare la piena collaborazione degli strati pi avanzati nella lotta per la libert.
A questo processo di democratizzazione hanno contribuito soprattutto l'Armata rossa che con le sue vittorie ha dato nuova sicurezza a tutte le forze progressive, ed i partiti comunisti di tutto il mondo che hanno portato la classe operaia alla direzione delle classi medie contadine, guidandola alla soluzione dei problemi nazionali.
Le conferenze di Mosca e di Teheran traggono il consuntivo dello sforzo compiuto e tracciano le direttive per lo sviluppo del processo di democratizzazione.
Due sono gli avvenimenti che meglio ci indicano quale sia stato il contributo di queste conferenze a tale processo: l'accordo cecoslovacco-sovietico ed il riconoscimento del governo di Tito.
La firma del patto di amicizia e di mutua assistenza tra Cecoslovacchia ed URSS(18) indica come le nazioni dell'Europa orientale riconoscano ormai nell'URSS il campione della libert dei piccoli popoli; attraverso questo patto si gettano oggi le basi per una sistemazione democratica di un paese che la contraddizione tra Inghilterra e Francia ed il loro comune obiettivo antisovietico avevano gi abbandonato alla rapina nazista.  questo un altro esempio che ci mostra come la democrazia progressiva - con l'aiuto del paese del socialismo - possa superare le condizioni determinate dall'imperialismo, realizzando l'evoluzione verso la pacifica convivenza dei popoli.
Il riconoscimento del governo del maresciallo Tito, assieme all'invio di una missione militare alleata al suo quartier generale(19), ci mostra come gli alleati si siano decisamente messi sulla giusta via dell'intensificazione della guerra, riconoscendo, al di l dei pregiudizi di classe, le forze sinceramente e validamente operanti per la liberazione dal giogo fascista. E la recente storia della Jugoslavia che dalla lotta partigiana  passata all'insurrezione nazionale ed infine alla formazione di un governo fondato sulle forze realmente operanti,  chiaro esempio a tutti i popoli oppressi dal nazismo. Nello sforzo di affrettare la fine della guerra e di perfezionare il processo di democratizzazione, grande e gravido di responsabilit  il compito che spetta al proletariato internazionale ed ai partiti comunisti.
Nei paesi anglosassoni il compito della classe operaia  quello di intensificare, mettendosi alla testa delle forze progressive, la preparazione del secondo fronte, criticando senza debolezze n perifrasi le deficienze, denunziando e smascherando cos i gruppi reazionari e capitolardi. Cos, pure nell'Italia liberata dal fascismo lo sforzo del proletariato deve essere diretto a liberare il paese dagli ostacoli ad un'efficace collaborazione con le Nazioni Unite: obiettivo che si pu raggiungere soltanto con l'eliminazione di Badoglio e con la creazione di un governo espresso dal CdLN che rappresenta l'unica autorit capace di mobilitare tutte le forze contro il nazismo.
Fin qui abbiamo delineato l'offensiva esterna che le Nazioni Unite ed i popoli liberi o liberati sferrano contro il nazismo. Essa si integra con l'offensiva interna che la classe operaia e le forze sane di ogni paese dominato dal fascismo debbono condurre contro l'oppressore. In tutti i paesi oppressi dal fascismo le forze sane sono gi arrivate ad unirsi nei diversi fronti nazionali e dappertutto si combatte la guerriglia contro i nazisti ed i loro lacch. Non occorre che ricordiamo le gesta dei partigiani greci e bulgari, francesi e polacchi, danesi e norvegesi; essi hanno gi dato, seguendo l'esempio dei partigiani jugoslavi e russi, largo contributo alla guerra contro il nazismo. Ma la guerriglia partigiana non  ancora l'offensiva interna:  solo la condizione perch si arrivi a quell'offensiva interna che, trascinando tutte le forze alla lotta, deve culminare nell'insurrezione nazionale. Compito del proletariato e dei partiti comunisti  quindi la preparazione dell'insurrezione nazionale.
Condizione di questo  l'eliminazione dalle file dei suoi alleati di tutte quelle oscillazioni e debolezze che l'influenza dei grandi capitalisti reazionari determina nel loro seno. La lotta contro l'attesismo, contro l'opportunismo,  compito fondamentale della classe operaia in questo momento, lotta che si conduce sviluppando l'azione partigiana e collegandola all'azione delle grandi masse popolari, smascherando con gli scioperi le colpevoli connivenze dei grandi industriali con l'invasore, convincendo i propri alleati a spezzare ogni legame col passato, fino a trasformare i comitati di fronte nazionale dei diversi paesi in veri e propri organi di governo.
Soltanto cos dalla guerriglia partigiana si arriva all'insurrezione nazionale; soltanto cos i popoli oppressi e fatti strumento dei sanguinari piani nazisti potranno pagare il loro debito d'onore ai popoli liberi di tutto il mondo.
Alla testa di questa lotta la classe operaia e tutto il popolo troveranno il partito comunista, il partito che rappresenta i veri interessi nazionali, il partito che per primo ha indicato la giusta via per arrivare alla liberazione.
In Italia come in ogni paese oppresso dal fascismo, le agitazioni si estendono: dalle prime forme di guerriglia si passa a forme sempre pi vaste di lotta. Ma grande  ancora il cammino da percorrere e urgente la necessit di percorrerlo rapidamente.
La conferenza di Teheran, lanciando la parola d'ordine dell'offensiva finale contro il nazismo, richiama tutti i popoli oppressi a tale urgente necessit.
 La Polonia dei baroni
e la Polonia del popolo(20)
Ancora una volta il governo dei baroni polacchi si  messo al servizio degli interessi nazisti; non  stata inventata una fossa di Katyn(21), n sono da attribuire all'URSS le pallottole con le quali i nazisti procedono ai consueti stermini in massa delle razze inferiori.
Il pretesto  offerto questa volta dalla vittoriosa avanzata dell'Armata rossa oltre Sarny su Rovno, al di l dei confini polacchi del 1939(22). Alle inconcludenti strida del governo emigrato la Tass rispose con una nota ufficiale, improntata alla massima serenit, con la quale si ricordava come il confine anteriore al 1939 fosse stato stabilito dopo una aggressione contro la linea Curzon(23), stabilita in una conferenza alleata del 1919, si ricordava il risultato del democratico plebiscito del 1939(24) e si indicava alla Polonia la condotta della Cecoslovacchia e il patto ceco-sovietico.
La precisa e chiara messa a punto sovietica illividiva di rabbia i baroni polacchi di Londra, che tentavano di intorbidire i rapporti cordiali tra le Nazioni Unite proponendo una conferenza anglo-americana-russo-polacca per la definizione dei confini orientali della Polonia. Ma la proposta cadde nel vuoto, mentre negli stessi Stati Uniti si costituiva un comitato polacco che appoggiava la linea di condotta indicata dalla Tass.
Anche se l'estremo tentativo dei baroni polacchi, complici di Hitler, si pu considerare fallito(25),  opportuno un breve esame della questione che finora ha rappresentato il punto massimo di attrito tra sovietici e anglo-americani.
Lo Stato polacco doveva formare, nei disegni degli imperialisti anglo-francesi, il principale bastione antisovietico dell'Europa orientale e rappresentare, insieme, un solido punto di appoggio per l'azione combinata da occidente e da oriente contro la Germania. Stato dominato dal capitale finanziario anglo-americano-francese, esso non rappresentava il coronamento delle lotte che la classe operaia, i contadini poveri, la piccola borghesia avevano condotto contro lo zarismo in nome della nazionalit polacca, ma anzi consolidava, con l'appoggio dei due grandi Stati imperialistici, l'oppressione che i baroni polacchi avevano esercitato sugli altri strati della popolazione da quando, sconfitta la rivolta del 1863, essi erano passati al servizio dello zar.
La forza principale del nuovo Stato era rappresentata dai legionari di Pilsudski, il traditore della causa progressiva che, passato dal socialismo alla lotta antiproletaria, aveva fatto per lunghi anni il giuoco dell'oppressore zarista(26). E questa forza reazionaria trov subito un buon impiego al servizio degli interessi reazionari: con la connivenza delle grandi potenze occidentali i polacchi aggredivano nel 1920 l'Unione Sovietica, cercando di consolidare uno Stato ucraino al loro servizio e di abbattere la dittatura del proletariato. Le prime azioni dei polacchi e la loro occupazione di Kiev finirono in una memorabile sconfitta che port la nascente Armata rossa sotto le mura di Varsavia(27); ma l'esaurimento dello Stato sovietico, che aveva appena superato dure battaglie contro i generali al servizio dell'imperialismo anglo-francese, non permise di mantenere le posizioni raggiunte e, col ripiegamento dell'Armata rossa, l'URSS fu costretta a firmare la pace di Riga (1921) che, spostando ad oriente la linea Curzon, veniva ad includere nella Polonia una parte della Bielorussia e dell'Ucraina occidentale.
Intanto la Polonia attizzava la lotta antiproletaria nella Slesia germanica, riuscendo a coartare a suo favore il plebiscito deciso dagli alleati per la definizione di quella frontiera; strappava alla Cecoslovacchia una parte del distretto minerario di Teschen e occupava Vilna, la capitale della Lituania.
Cos la Polonia estendeva le sue frontiere molto al di l dei confini etnici, tanto che pi di due quinti dei suoi abitanti non erano polacchi.
Come diceva Marx nel 1849, "un popolo che opprime altri popoli non pu essere libero", nel 1925 la pseudo democrazia polacca cadde come una vuota spoglia, lasciando tutto il potere alla dittatura militare di Pilsudski(28).
La politica dei baroni verso le minoranze nazionali fu sempre improntata al pi barbaro disprezzo di ogni diritto alla vita ed alla cultura dei popoli soggetti: Pilsudski non rispetta nemmeno l'impegno assunto dalla Polonia verso gli alleati di concedere ampia autonomia agli ucraini.
Approfittando della tentata coalizione antisovietica del 1929-31, Pilsudski cerc di sottrarsi, almeno in parte, all'influenza francese per avvicinarsi alla Germania antisovietica di Brning tanto che nel 1934 la Polonia sottoscrisse un patto di non aggressione con la Germania hitleriana(29). Con questa politica Pilsudski mirava a rinnovare il suo tentativo del 1920, agganciandosi alla potenza militare del nazismo.
Persistendo ciecamente nella sua politica aggressiva, la Polonia, "il piccolo rapace", si associava alla Germania nel 1938, durante la crisi di Monaco, ricevendo come compenso il resto del distretto cecoslovacco di Teschen.
Ma alla fine le forze che la Polonia aveva incautamente evocato si rivolgevano contro di essa: la Germania pose sul tappeto le vecchie rivendicazioni sul corridoio polacco, Danzica e sui territori occidentali della Polonia.
Nemmeno la gravissima minaccia valse a scuotere il governo di Rydz-Smigly e di Beck(30), tronfi e superbi nella loro cecit reazionaria, essi pensavano col tradizionale romanticismo fantastico della nobilt polacca di poter resistere da soli all'urto nazista. La loro opposizione ad un patto di mutua assistenza con l'URSS fu l'occasione che, permettendo la mobilitazione generale dei circoli reazionari anglo-francesi, fece fallire la politica del patto anglo-franco-sovietico(31).
E la Polonia rimase abbandonata a se stessa e al destino che il suo governo di baroni le aveva creato, con la caratteristica incapacit politica di una classe dirigente in putrefazione. Frantumata dall'urto nazista quella potenza militare che avrebbe dovuto resistere, secondo il maresciallo Rydz-Smigly, per un anno, il governo abbandon il territorio polacco: l'URSS allora intervenne per impedire che i territori gi assegnatile dalla linea Curzon cadessero in mano all'invasore nazista; il suo intervento fu entusiasticamente salutato dal plebiscito dei popoli bielorussi e ucraini.
Mantenendo fede alla sua tradizionale e ottusa mente reazionaria, il governo polacco, emigrato a Londra, si fece anche in seguito strumento dei circoli reazionari e capitolardi del capitale anglo-americano.
Quando l'aggressione nazista costrinse l'URSS all'intervento ed apr una nuova prospettiva, non solo nel contenuto politico della guerra ma anche nel suo risultato militare, il governo emigrato mantenne il suo atteggiamento di ostilit e di provocazione nei riguardi dell'URSS. Cominci con l'ostacolare la formazione di un esercito popolare polacco in territorio sovietico, ponendo condizioni che avrebbero menomato la sovranit sovietica.
Quando con la conferenza di Casablanca i gruppi capitolardi della finanza anglo-americana si videro estromessi dalla direzione della guerra, la Polonia si prest alla provocazione di Katyn e fu il vessillo di tutta la verminosa reazione anglo-americana. Il fallimento della sua politica e di quella dei suoi mandatari si accentu con le due conferenze di Mosca e di Teheran ma un ultimo sforzo era necessario per ostacolare e tentare di rimandare ancora l'apertura del secondo fronte: e siamo arrivati alla provocazione odierna.
Come abbiamo visto essa diede luogo a un nuovo e ancor pi miserevole fallimento, anche per la scelta quanto mai infelice del pretesto: l'avanzata sovietica riempiva di entusiasmo tutto il mondo quando un fantomatico governo, che non trova consensi nel suo paese ma negli ambienti internazionali della capitolazione, ha da muovere le sue inconcludenti obiezioni. Persino la stampa nazista dovette confessare che le lamentazioni dei baroni polacchi non riuscivano a scuotere i rapporti tra anglo-americani e sovietici.
Ma il governo dei baroni ha ormai fatto il suo tempo: a Mosca, senza alte strida, ma in fecondo lavoro agisce da pi di un anno il Comitato dei polacchi liberi(32). Esso d un contributo efficiente alla liberazione del suo paese, essendo gi riuscito a formare due divisioni che combattono a fianco dell'Armata rossa. In Polonia si fa sempre pi attiva la guerriglia partigiana che i baroni polacchi non possono pi considerare se non con preoccupazione e ostilit.  di questi giorni la notizia di importanti scontri tra partigiani e truppe naziste nei pressi di Varsavia.
Negli Stati Uniti, dove all'epoca della provocazione di Katyn il governo dei baroni trovava i pi importanti consensi, si  costituito adesso un Comitato polacco, poggiato su tre milioni di emigranti, la cui politica si allinea con quella del Comitato di Mosca.
Cos da ogni parte si scava il terreno sotto il piede dei baroni polacchi di Londra. Il fallimento e la fatale fine del governo dei latifondisti reazionari sono una conseguenza necessaria del carattere della guerra, che  guerra popolare di liberazione nazionale. In questa guerra le Nazioni Unite, sotto la guida dell'URSS, non combattono per consolidare a loro favore i vecchi privilegi di caste dirigenti, ma combattono perch i popoli trovino nella libert la via del loro progresso nazionale.
Gli ostacoli, le resistenze pi o meno palesi vengono spezzate dal consolidarsi del fronte delle forze progressive.
E dietro la bandiera della liberazione nazionale si disegnano per la Polonia buone prospettive: stroncati i sogni megalomani di una classe dirigente putrefatta, il nuovo Stato polacco fondato sulla democrazia popolare trover nei buoni rapporti con l'URSS, nella pacifica convivenza con tutte le nazioni civili, la garanzia del suo libero sviluppo sociale ed economico. E sulla spoglia dell'antica Polonia dei baroni latifondisti, si erger, nella certezza di un grande e felice avvenire, la Polonia di tutto il popolo.
 Le condizioni di armistizio
dell'Unione Sovietica alla Finlandia(33)
La radio delle Nazioni Unite ha rese note al mondo le condizioni di armistizio offerte dal governo dell'Unione Sovietica a quello della Finlandia(34); esse consistono nei seguenti punti: disarmo e internamento delle truppe hitleriane operanti in territorio finnico; ritorno fra i due paesi alla frontiera del 1940; il problema di Petsamo e quello del risarcimento dei danni provocati all'URSS dalla guerra finlandese saranno oggetto di particolari accordi nelle discussioni che dovranno svolgersi a Mosca se il governo finnico accetter in via preliminare le condizioni suddette.
Per la esecuzione della prima condizione, la nota sovietica soggiunge che, ove il governo finnico non sia in grado di disarmare ed internare le truppe hitleriane operanti nel suo territorio, il governo dell'Unione Sovietica, a richiesta di quello finnico, interverr con il suo esercito di terra e colla sua armata dell'aria per realizzarlo.
Il governo sovietico smentisce inoltre nel modo pi formale che le voci propalate dagli hitleriani e dai loro vassalli secondo cui l'URSS avrebbe intenzione di occupare Helsinki ed altre citt e punti del territorio finnico.
Nelle condizioni di armistizio manca ogni accenno a resa incondizionata e a non trattare con l'attuale governo finnico, espressione della cricca Mannerheim, bench, come  naturale, il governo sovietico non abbia nessuna ragione di particolare fiducia in questo governo che  stato sempre ostile all'URSS, che ha asservito la Finlandia alla Germania nazista e l'ha condotta ad aggredire l'Unione Sovietica.
Il mondo ha appreso con grande, favorevole stupore le condizioni di armistizio fatte dall'URSS alla Finlandia; tutti i popoli dei paesi occupati dagli hitleriani han parlato di generosit e di magnanimit di queste condizioni che hanno portato lo scompiglio nella banda degli hitleriani, che vede spezzarsi in mano l'arma della calunnia contro la Unione Sovietica.
Sia nel messaggio di Natale che nel discorso tenuto nell'anniversario del nazionalsocialismo al potere, Hitler, per tenere avvinti i suoi alleati, ha sbandierato il dilemma: o vincere con la Germania, o perire ingoiati dal mostro bolscevico. E su questo motivo la propaganda di Berlino, alla testa di quella dei paesi vassalli, ha cercato di mobilitare le estreme risorse in uomini e beni dei paesi occupati per rimandare l'ora della inevitabile sconfitta. Le condizioni di armistizio dell'URSS alla Finlandia hanno distrutto questo caposaldo della propaganda hitleriana.
Quali sono oggi le ragioni di questo favorevole stupore, dell'entusiasmo con cui tutti i popoli, senza distinzione di razza o di religione, hanno salutato questo atto politico di una generosit senza precedenti dell'Unione Sovietica verso la Finlandia?
Condizioni tanto favorevoli vengono fatte in un momento in cui la macchina bellica tedesca, frantumata dai colpi pi poderosi e continui che mai le siano stati vibrati, su tutto il fronte orientale,  alla vigilia di subire il potente assalto anche dall'occidente; la potenza militare e politica dell'URSS aumenta invece incessantemente e il suo prestigio nel mondo ormai tocca tutti gli strati delle popolazioni e fa tacere le cricche reazionarie, sempre pi striminzite, dei vari paesi; i tedeschi sono scacciati da tutta la regione di Leningrado e dal territorio che si affaccia nel golfo finnico, e la Finlandia, completamente isolata,  in balia dell'esercito rosso. La logica della guerra, cos come  stata finora concepita, avrebbe dovuto legittimamente spingere l'Unione Sovietica a pretendere dalla Finlandia la resa a discrezione. E chi avrebbe potuto trovare eccessiva una tale condizione, dopo il proditorio attacco del giugno 1941, quando la cricca Mannerheim, spalancate le porte della Finlandia alle orde hitleriane, ma sicura della vittoria tedesca, partecip all'aggressione e si  accanita per anni a combattere l'URSS contribuendo alla distruzione della citt di Leningrado e a rendere pi inumane le inaudite privazioni e sofferenze della citt stretta in un cerchio di ferro e fuoco; mostrando la sua bestiale cupidigia quando, nell'inverno del '41, credette con Hitler imminente la caduta della citt di Lenin?
Fallito il colpo brigantesco, la cricca reazionaria finlandese ritenne di porsi per un tempo illimitato al sicuro, partecipando alla costruzione di quelle fortificazioni, definite inespugnabili, che avrebbero dovuto permettere agli hitleriani di conservare il dominio della zona e ai finnici di non avere la guerra in casa. Oggi, che la Finlandia  completamente in balia delle potenti armate dell'Unione Sovietica, avrebbe meritato di essere schiacciata; la malafede ed il tradimento dei reazionari al potere in Finlandia avrebbero dovuto essere puniti con un castigo adeguato alle sofferenze, ai danni, alle devastazioni inflitte al popolo sovietico; invece nelle condizioni di armistizio la indipendenza e la sovranit del popolo finlandese vengono assicurate, nessun proposito di vendetta viene enunciato.
I popoli che oggi salutano nell'Unione Sovietica il pi alto campione di civilt debbono riflettere sull'atteggiamento che nel 1939-40, in occasione della guerra tra la Russia e la Finlandia, assunsero, influenzati ed avvelenati dalla campagna di stampa pi infame e pi totalitaria che mai abbia colpito il paese dei soviet dal suo sorgere. Allora l'URSS, prevedendo che la Finlandia sarebbe stata il trampolino di assalto delle potenze reazionarie contro di essa, propose al governo di Helsinki l'arretramento di 17 chilometri dalla linea di confine nell'istmo careliano per allontanare la minaccia che gravava su Leningrado. La Finlandia, sorretta dalle forze della reazione mondiale, respinse la ragionevole richiesta, confermando la sua qualit di strumento degli imperialisti, pronta a mettere a loro disposizione il suo territorio, a colpire uno dei centri pi vitali del paese sovietico. L'URSS fu costretta alla guerra per allontanare quella minaccia. Una valanga di menzogne e di calunnie si scaric allora contro l'Unione Sovietica, presentata come paese aggressore, e tuttavia incapace di vincere, per incitare l'imperialismo mondiale alla lotta antisovietica. Quando l'esercito rosso in pochi giorni frantum la resistenza dell'esercito finlandese, il coro mondiale delle ingiurie, della bassa calunnia e della infame accusa di imperialismo, divamp in tutti i paesi senza distinzione, e a difendere l'URSS rimase solo l'avanguardia cosciente del proletariato mondiale. Ebbene, oggi il paese del socialismo, glorioso e potente per le infinite prove di valore offerte dal suo esercito e dal suo popolo, dimentica questo passato ed offre al popolo finnico le condizioni di pace pi generose che un paese vincitore abbia mai offerto ad un paese vinto.
Gli hitleriani sono furenti di questa grandiosa prova di magnanimit dell'Unione Sovietica, non solo perch con essa si demolisce d'un soffio il castello di menzogne e di diffamazioni di Hitler e della sua banda, non solo perch una grande breccia minaccia di essere aperta nella fortezza europea del settentrione, ma anche perch i popoli di Ungheria, Romania e Bulgaria, trascinati dai loro politicanti al servizio di Hitler alla guerra contro l'URSS, ora che la partita  chiaramente perduta per la Germania e l'Armata rossa batte alle porte dei Balcani, vogliono farla finita con la guerra, vogliono godere delle stesse generose condizioni di pace offerte dall'URSS alla Finlandia.
La banda hitleriana, smascherata ancora una volta nel suo piano criminale di perdizione dei popoli che essa opprime e dissangua, ricorrer a tutti i mezzi per impedire che la Finlandia accetti le condizioni di armistizio dell'URSS; il maresciallo Mannerheim e la sua cricca, legati come Mussolini, gli Horthy e gli Antonescu, al destino di Hitler, impediranno col terrore al popolo finnico di esprimere il suo profondo desiderio di pace e la sua volont di avvicinamento al popolo sovietico. Hitler e i suoi vassalli, col furore dei disperati, intensificheranno la loro azione infame di devastazione e di morte, ma sempre pi sprofonderanno sommersi dall'odio e dalla volont di liberazione dei popoli d'Europa.
 Il popolo sovietico riprende i suoi amichevoli rapporti col popolo italiano(35)
L'agenzia Reuter il 15 marzo annunziava la prossima ripresa delle relazioni diplomatiche tra il governo dell'URSS e quello italiano del maresciallo Badoglio(36). Da Napoli la stessa agenzia ha reso noto il telegramma inviato per l'occasione da Badoglio al capo del governo della Unione Sovietica, compagno Stalin, nel quale  detto "che tutta la nazione italiana  pi che mai convinta della opportunit di riallacciare le relazioni italo-sovietiche su quelle basi di collaborazione costruttiva ed amichevole che furono interrotte dal regime che noi oggi combattiamo insieme". "So - conclude il telegramma - che interpreto i sentimenti della nazione italiana, inviando a voi, Maresciallo Stalin, ed al grande popolo bolscevico, il mio riconoscente e sincero saluto."
Fra le grandi potenze(37) che ai primi di settembre del 1943 firmarono, dopo reciproche consultazioni, il trattato di armistizio con l'Italia e successivamente l'accordo con il quale veniva garantita al nostro paese la posizione di cobelligerante, l'Unione Sovietica  la prima che stabilisce normali relazioni diplomatiche con il governo dell'Italia liberata, primo passo verso l'alleanza vera e propria tra il nostro paese e l'Unione Sovietica.
Il popolo italiano tutto, con alla testa la classe operaia, ha salutato con profonda simpatia l'atto del governo dell'URSS. Nessun popolo infatti come il nostro, fin dai primi giorni della Rivoluzione di ottobre, ha mostrato simpatie tanto spiccate per il popolo sovietico e ha seguito con interesse e ammirazione la grandiosa opera di costruzione del socialismo dei popoli sovietici; nessun popolo come il nostro ha manifestato e manifesta tanta sconfinata ammirazione per le epiche gesta dell'Esercito rosso che combatte, oltre che per la liberazione della patria sovietica dall'invasore tedesco, per la libert, l'indipendenza e la democrazia dei popoli.
L'offesa pi sanguinosa venne inflitta al popolo italiano da Mussolini e dal regime fascista, il giorno della partecipazione dei briganti mussoliniani alla aggressione e al tradimento di Hitler contro l'URSS: si pu dire che da quel momento la guerra, gi avversata in Italia da larghi strati della popolazione, divenne totalmente antipopolare e l'odio contro il regime fascista non solo della classe operaia, ma dei pi vasti strati della nazione, divamp inestinguibile accelerando il processo di decomposizione del regime mussoliniano.
Oggi, il popolo dell'Unione Sovietica, che sa quali profonde radici ha la simpatia del popolo italiano per esso, gli tende amichevolmente la mano perch si realizzi fattiva la collaborazione delle due nazioni per accelerare il conseguimento del comune obiettivo: l'annientamento del nazifascismo.
A rimanere sconcertati del gesto dell'Unione Sovietica verso il popolo italiano sono stati i fascisti repubblicani il cui governo fantoccio, all'infuori del suo padrone Hitler e dei briganti imperialisti giapponesi, non  stato riconosciuto da nessuno, nemmeno dal governo spagnolo di Franco. Essi, dopo aver agitato il frusto fantasma del bolscevismo cui Badoglio avrebbe aperto le porte dell'Italia, si sono dati a speculare sulle conseguenze che il riconoscimento del governo di Badoglio potrebbe avere sulla compagine dei partiti facenti capo al Comitato di liberazione nazionale, cogliendo una pretesa contraddizione tra l'atteggiamento del Comitato di liberazione nazionale nei confronti del re e del governo di Badoglio e il riconoscimento di questo governo da parte dell'Unione Sovietica.
Si disilludano, i fascisti repubblicani, che fanno ogni sforzo per cercare, insieme con i loro padroni, di disorientare la piccola borghesia e di aggiogarla al loro carro come nel 1921-22. Dando la riprova che non intende interferire nella politica interna di un altro Stato, l'Unione Sovietica, unicamente preoccupata di dare tutto il suo appoggio al popolo italiano perch mobiliti tutte le sue energie e tutte le sue risorse materiali per la guerra di liberazione dal nazifascismo, ha riconosciuto l'unico governo legalmente esistente nell'Italia liberata. Questo atto non pu modificare l'atteggiamento e la posizione politica che il CdLN ha assunto nei confronti della monarchia e del governo di Badoglio. Oggi la preoccupazione essenziale dei partiti e delle forze sane del paese  la guerra di liberazione nazionale, e la lotta contro Badoglio e la monarchia del Comitato di liberazione nazionale non ha soltanto la sua ragione d'essere nella corresponsabilit di questa con i venti anni di fascismo e negli infausti quarantacinque giorni di politica antipopolare del governo Badoglio, conclusi con la carenza politica e militare del potere nel momento dell'armistizio, ma anche perch la monarchia e Badoglio sono un ostacolo alla partecipazione del popolo italiano alla guerra.
Nell'Italia invasa dal tedesco, le uniche forze, con la classe operaia alla testa, che conducono la lotta di liberazione, sono state e sono ancora oggi quelle facenti capo al CdLN che questa lotta dirige. Badoglio ed il suo governo non solo non hanno detto nulla su questa eroica lotta, ma deve ancora venir da loro una parola di sconfessione e di condanna per quelle formazioni che, richiamandosi a Badoglio, hanno capitolato di fronte ai fascisti ed ai tedeschi, hanno fatto il compromesso e si sono messe al servizio dei nemici della patria. Il popolo dell'Italia invasa dai nazisti ha anche risposto a Churchill dimostrandogli quanto si inganni se crede che il governo di Badoglio sia il pi atto ad assicurare la condotta efficace della guerra.
Nell'Italia liberata dai tedeschi,  mancato finora il concorso del popolo alla guerra: non solo la monarchia ed il governo di Badoglio, per quello che rappresentano e per la enorme responsabilit del passato, non possono dirigere questa lotta, mobilitare le energie e le risorse di quella parte del paese per la guerra; ma neanche i partiti antifascisti dell'Italia liberata hanno saputo in questi sei mesi creare quella atmosfera che, spazzando via il governo di Badoglio inetto ed imbelle, assicurasse alle forze del Comitato di liberazione nazionale il prestigio e l'autorit per assumere i poteri.
La nostra Unit di Roma, commentando il risultato del congresso di Bari dei partiti antifascisti(38), non ha mancato di rilevare le insufficienze politiche manifestatesi in quel congresso: "Noi pensiamo - dice l'Unit - che il problema centrale che sta di fronte al paese non abbia avuto nell'ordine del giorno che ha concluso il congresso di Bari, il rilievo necessario. Parliamo della guerra contro i tedeschi invasori, partecipare alla quale costituisce per gli italiani il dovere pi assoluto ed urgente, dal cui adempimento dipende la soluzione di tutti gli altri problemi politici immediati e futuri che investono la salvezza e la ricostruzione della patria. Non aver posto al centro questo problema costituisce senza dubbio una debolezza politica del congresso di Bari".
Le forze che fanno capo al Comitato di liberazione nazionale vogliono, sul terreno della lotta contro i tedeschi ed i fascisti, realizzare il pi vasto fronte nazionale; esse non debbono mancare di criticare, combattere tutte le incertezze, le esitazioni e gli ostacoli a una lotta veramente popolare ed a fondo contro tedeschi e fascisti, da qualunque parte si manifestino, dai badogliani come da coloro che si dicono amici del CdLN.
I partiti antifascisti dell'Italia liberata debbono perci porre al centro della loro attivit il compito di suscitare tutte le energie popolari del mezzogiorno, orientarle e coordinarle per la guerra di liberazione; debbono implacabilmente e spietatamente denunziare le esitazioni, le incapacit, le debolezze, il malvolere del governo di Badoglio nel condurre con efficacia la guerra; debbono dimostrare di essere le uniche e genuine rappresentanti delle forze sane e progressive del paese, di adempiere ai compiti immediati e futuri che stanno dinanzi al popolo italiano.
Il governo dell'Unione Sovietica, come quelli delle Nazioni Unite, impegnati dalle decisioni di Mosca a garantire al nostro paese un avvenire di indipendenza, di libert e di democrazia, non potranno allora non riconoscere nel CdLN l'unica reale espressione della forza e della volont del nostro paese.
Primo a riallacciare i rapporti con il nostro popolo, il governo dell'Unione Sovietica che ha potentemente contribuito ad eliminare i governi reazionari dei Sikorski, dei Mihajlovic, dei Darlan e dei Giraud, sar ancora il primo a riconoscere il governo del CdLN.
 La modificazione della Costituzione sovietica e il problema nazionale(39)
Il 1 febbraio il Soviet supremo dell'URSS ha approvato il progetto di Molotov col quale vengono attribuite alle repubbliche federate funzioni che fino allora la Costituzione riservava all'Unione delle repubbliche socialiste sovietiche. La difesa e la politica estera divengono funzioni delle singole repubbliche federate, che avranno cosi il loro esercito e le loro rappresentanze diplomatiche all'estero(40).
La decisione del Soviet supremo ha una immensa portata sul piano internazionale. Essa indica la via verso una convivenza effettivamente pacifica e costruttiva dei popoli. Al vecchio concetto delle sfere di influenza del primo imperialismo, al concetto nazista dello spazio vitale, l'URSS contrappone il modello di una nuova societ internazionale, nella quale il libero sviluppo di ogni singola nazione diviene la condizione essenziale del libero sviluppo di tutte le nazioni.
In questo senso le decisioni del Soviet supremo non interessano soltanto le repubbliche federate dell'Unione; esse sono un possente contributo allo sviluppo di una politica internazionale veramente democratica, indicando non solo alle repubbliche socialiste, ma anche a future costellazioni di repubbliche democratiche (Federazione balcanica, per es.) le forme di una convivenza pacifica e progressista. Perci, mostrando concretamente come si realizzino sul piano internazionale i principi della liberazione dei popoli, le decisioni del Soviet supremo consolidano nella direzione della guerra i gruppi veramente democratici, offrendo loro un appoggio importantissimo nella lotta contro i nuclei imperialistici(41). Ed  a questo carattere polemico che noi dobbiamo attribuire la sorpresa quasi sgomenta con la quale sono state accolte, anche in taluni circoli alleati(42), le decisioni del 1 febbraio. Ma se esse possono stupire quei circoli che ritengono di potersi fondare ancora sui concetti di Versaglia, la modificazione della Costituzione non pu stupire chi conosca la continuit della politica seguita dal partito di Lenin e di Stalin nel problema nazionale.
Fin da quando negli ambienti della II Internazionale si ritenevano liquidati per sempre i problemi nazionali sulla base di qualche vuota frase centrista, i bolscevichi avevano scoperto quale immenso apporto potesse venire alla rivoluzione democratica dalla giusta impostazione del problema delle nazionalit oppresse.
Nella Russia zarista, vero crogiolo di popoli e di razze, colonizzata da un esiguo gruppo di latifondisti della Russia propriamente detta, asservita agli interessi di una ristretta casta feudale imperialista, il fermento nazionale costituiva una forza disgregatrice della autocrazia zarista: i nemici delle nazioni oppresse erano gli stessi della classe operaia, della classe egemone nella lotta rivoluzionaria per la democrazia. Non si trattava quindi di rinnegare la questione nazionale col pretesto di non ostacolare la marcia verso l'Internazionale di tutti i popoli, ma si trattava di facilitarne la realizzazione: perch, solo attraverso l'impostazione rivoluzionaria del problemi nazionali si pongono le basi per la soluzione dei problemi internazionali. Guidare le forze dei popoli oppressi verso la rivoluzione democratico-nazionale significava liberare nuove energie, le quali avrebbero conseguentemente lottato a fianco della classe operaia per la conquista degli obiettivi storici della societ moderna.
Fondandosi su queste tesi generali, i bolscevichi posero le basi del superamento degli odi nazionali che dividevano, a vantaggio dello zarismo, le energie popolari. Il successo della rivoluzione del 1905, nel Caucaso,  la conferma delle tesi bolsceviche.
L, Stalin, realizza per primo la teoria leninista delle nazionalit, teoria di cui diverr maestro e si svilupper nelle nuove condizioni della dittatura del proletariato.
La Rivoluzione di ottobre, con il sorgere delle repubbliche nazionali, dimostra ancora la giustezza della politica bolscevica delle nazionalit. La lotta nazionale che infiamm tutti i popoli assoggettati allo zarismo russo, fece s che l'impulso rivoluzionario, partito dai grandi centri operai e irradiatosi nelle campagne della Grande Russia, della Ucraina e della Bielorussia, giungesse fino ai lontani paesi del Caucaso, della Siberia e dell'Asia centrale, impedendo o almeno rendendo assai precaria la formazione di basi antibolsceviche.
Con il trionfo della Rivoluzione contro i nemici interni ed esterni, si pose il problema della ricostruzione del paese straziato dalla guerra, il problema della costruzione del socialismo. E anche in questa fase del suo sviluppo storico, la classe operaia trov nelle forze nazionali un alleato essenziale: il proletariato che aveva abbattuto per tutti i popoli della ex Russia zarista ogni ostacolo al libero sviluppo economico, sociale, nazionale e culturale, trov nelle nazioni per tanto tempo soffocate una riserva immensa di energie umane. Mosca divenne il faro la cui luce giungeva fino alle pi lontane regioni della "sesta" parte del mondo: ad essa accorrono le forze migliori dei pi lontani popoli per educarsi alla scuola bolscevica e per portare quindi nei loro paesi nuove idee e nuovi orizzonti. Cos, al problema delle nazionalit oppresse, considerate come alleate nella lotta contro lo zarismo, venne sostituendosi il problema nazionale, come liberazione delle energie nazionali e popolari oppresse ed ora indirizzate verso la costruzione di una nuova societ, creata dal popolo per il popolo.
Il trionfo della costruzione del socialismo, le vittorie gloriose con le quali l'Armata rossa spezza la macchina di guerra nazista, ci dimostrano che l'impostazione rivoluzionaria bolscevica del problema nazionale  la condizione necessaria per affrontare e risolvere i grandi problemi internazionali che si pongono alla classe operaia e alla societ moderna.
La recente decisione del Soviet supremo si inquadra perfettamente in questa prospettiva; essa rappresenta un altro passo verso la pi ampia espressione delle caratteristiche e quindi delle energie nazionali, rappresenta l'insieme di un gigantesco progresso verso la costruzione dell'internazionale di tutti i popoli.
I partiti comunisti occidentali lottano oggi in condizioni diverse di quelle che hanno caratterizzato la lotta del partito bolscevico: nell'URSS la soluzione del problema nazionale  avvenuta lottando contro lo zarismo, la borghesia e i kulaki, mentre nell'Europa centro-occidentale sar conquistata lottando contro il nazismo in un vasto fronte nazionale che riunisce, attorno alla classe operaia, tutte le masse contadine, piccola borghesia e buona parte della media. Ma il grande insegnamento dell'esperienza russa e sovietica anima l'azione dei partiti comunisti centro-occidentali: nelle specifiche condizioni dei vari paesi europei, l'avanguardia della classe operaia si fa portabandiera della idea nazionale perch sa che un'impostazione veramente democratica e perci progressiva di questo problema consolider il fronte di tutte le forze che lottano contro la reazione, porr le basi per una societ internazionale nella quale la libera espressione delle caratteristiche e delle energie nazionali sar la condizione del progresso internazionale verso forme pi avanzate di convivenza tra i vari paesi.
Agitare la questione nazionale non  perci per i partiti comunisti un volgare espediente di tattica contingente: non significa soltanto strappare alle forze antiprogressiste la bandiera di cui si servono per mascherare la loro cupidigia imperialistica e per calpestare i piccoli popoli. Noi marciamo oggi verso una democrazia popolare che, nella soluzione dei problemi nazionali, trover la via per affermazioni internazionali sempre pi complete. Noi lottiamo oggi per costruire una patria che sia veramente la patria del popolo lavoratore, una patria dove il popolo non sia pi il reietto, ma la forza preminente che diriger la costruzione di una nuova societ. Ed  solo in questa atmosfera di operosa costruzione che si conquisteranno le basi di una societ internazionale.
 Un'esperienza che non deve andare perduta: le cinque giornate di Milano
e la situazione odierna(43)
Dal 18 al 22 marzo 1848, il popolo di Milano, in cinque giorni di lotta aspra e senza quartiere, scacci dalla citt 50.000 soldati austriaci al comando del generale Radetzky, riportando, con la sua insurrezione armata, una delle pi fulgide vittorie che i popoli d'Europa in quell'anno conseguirono contro le forze reazionarie.
Le cinque giornate di Milano sono uno dei pi memorandi esempi di insurrezione popolare vittoriosa, non tanto perch i suoi combattenti furono nella quasi totalit uomini dei ceti popolari; i suoi morti e i suoi feriti in grandissima parte operai e giornalieri, artigiani, liberi professionisti e studenti, ma soprattutto perch la lotta contro lo strapotere nemico fu voluta e intrapresa dal popolo contro la volont delle classi abbienti, fu tenacemente proseguita contro tutti i raggiri e inganni escogitati dai patrizi della citt, tendenti, con il compromesso col nemico, a far deporre le armi al popolo; fu ostinatamente condotta fino a che l'ultimo soldato austriaco non ebbe abbandonato le mura di Milano. La vittoria fu dovuta esclusivamente al sangue ed ai sacrifici del popolo di Milano che durante i cinque giorni di combattimento non ebbe nessun aiuto, n di un fucile n di un carro di polvere dal vicino regno sabaudo, malgrado le promesse e le assicurazioni di pronto invio dal Piemonte di armi e armati; n, ad eccezione di Como e di Bergamo, giunsero a Milano insorta aiuti dalle altre citt della Lombardia, perch ivi i ceti reazionari, per impedire l'armamento del popolo, sottoscrissero vergognose tregue con i presidi austriaci, armando le cosiddette Guardie civiche, composte di poche centinaia di elementi delle classi abbienti, a tutela dell'ordine pubblico, cio, non contro gli austriaci, ma contro il popolo.
Se si pensa che in quelle cinque giornate tutto fu improvvisato, si ha ancora una volta la riprova delle infinite energie, delle vivide e fattive capacit esistenti nelle viscere del popolo che a Milano, in quella gloriosa, insurrezione, espresse i suoi capi militari, i suoi eroi purissimi, schiere elette di combattenti che un anno dopo si illustravano sotto le mura di Roma e in difesa della repubblica di Venezia, e un decennio dopo rifulgevano nelle gloriose file garibaldine.
Mentre il popolo milanese era animato dal solo ed unico proposito di scacciare dalla citt il nemico oppressore e conseguire indipendenza e libert, le classi abbienti, i ceti reazionari, tutti coloro che fino al giorno innanzi avevano fornicato con gli austriaci ricevendone favori e privilegi, ora, non avendo potuto impedire la lotta armata del popolo, di altro non erano preoccupati che di strappargli le armi di mano per ricondurlo in schiavit; e, fallito il tentativo di compromesso con Radetzky, sollecitarono l'intervento dell'esercito sabaudo. Cos, mentre il popolo milanese, tutto teso al combattimento, manteneva fede all'impegno di rimandare a dopo la cacciata definitiva degli austriaci il problema della forma di governo e dell'annessione o meno della Lombardia al Piemonte, i reazionari, con mille perfidie ed insinuazioni, facendo balenare al popolo la certezza della vittoria senza suo ulteriore spargimento di sangue, il giorno in cui Carlo Alberto, sicuro della buona disposizione della Lombardia verso di lui, avesse varcato il Ticino con un esercito che si diceva munito ed agguerrito, incominciarono a Milano e nelle altre citt, venendo meno agli impegni assunti, a disseminare discordia e sfiducia con i plebisciti a favore della annessione al Piemonte.
Tutti sanno come l'intervento dei principi, solo preoccupati dei loro interessi dinastici e della salvaguardia dei privilegi delle caste reazionarie, portasse alla disfatta ed al ritorno dell'austriaco a Milano e nelle altre terre italiane; ma non tutti ricordano che il fallimento della rivoluzione del '48 in Italia, dovuto alla cecit, avidit e vilt dei ceti reazionari, segn il destino che ancora oggi tragicamente pesa sul popolo italiano: strappatagli allora di mano la vittoria e strappategli le armi, esso perdette l'iniziativa politica e rimase permanentemente escluso dal governo dello Stato italiano; venne oppresso da un regime politico di quasi permanente stato d'assedio, che sfoci nei venti anni ultimi di dittatura fascista e poi nei quarantacinque giorni di badogliano stato d'assedio.
Oggi, il popolo italiano delle regioni occupate dai tedeschi  deciso a condurre fino in fondo la guerra di liberazione, e dopo le esperienze delle recenti, grandiose lotte della classe operaia, culminate nello sciopero generale della prima settimana di marzo,  pi che mai convinto della necessit di organizzare l'insurrezione armata per cacciare i boia tedeschi e sterminare gli spregevoli loro lacch mussoliniani.
L'esperienza del 1848 e delle gloriose cinque giornate non deve andar perduta: allora, il popolo di Milano, alla vigilia del 18 marzo, non aveva n armi n capitani, n consiglio, n notizia di s; tuttavia dalle sue viscere scatur una forza che i 50.000 armati di Radetzky non valsero a piegare. Oggi, il popolo italiano  impegnato in una lotta a morte contro i suoi nemici che dura da sei mesi e in questa lotta ha espresso i suoi organismi e i suoi quadri, che si temprano e si moltiplicano. La classe operaia, all'avanguardia di questa lotta, ha, con la sua vigorosa azione, costretto tutte le classi sociali ad assumere posizione, svelando cos al popolo italiano chi sono i suoi nemici, chi i suoi amici. Gli amici sono tutti coloro che, senza distinzione di fede politica e religiosa, lottano realmente ed effettivamente contro i tedeschi e contro i fascisti; i nemici sono quegli altri che non solo collaborano apertamente con il tedesco ed il fascista, ma anche quanti diffondono lo stato d'animo dell'attesismo, che vogliono rimandare la lotta al "momento buono", che non vogliono oggi "sprecarsi" in attesa del giorno in cui bisogner proteggere il patrimonio economico, artistico, culturale del paese dal saccheggio e dalle dilapidazioni, per il giorno in cui sar necessario "mantenere l'ordine pubblico". E intanto dalle file di questi attesisti, sedicenti monarchici, badogliani, ecc., sorgono le prime figure di autentici traditori, che di sottomano stringono accordi con tedeschi e fascisti repubblicani, e organizzano il disarmo e l'assassinio dei patrioti.
Nella lotta senza quartiere di questi sei mesi contro il tedesco invasore e i suoi servi fascisti, il popolo italiano ha espresso i suoi organismi di lotta: sono i comitati clandestini di agitazione degli operai, dei tecnici e degli impiegati nelle fabbriche, sono i Comitati contadini nelle campagne, i distaccamenti partigiani e specialmente le Brigate d'assalto Garibaldi,  il Fronte nazionale della giovent, sono i Gruppi di difesa della donna. Tutte queste forze aderiscono al Comitato di liberazione nazionale. Ebbene, saranno queste forze e solo esse, che, come hanno condotto alla lotta e condurranno alla vittoria il popolo italiano, presiederanno il nuovo ordine che da questa lotta scaturir. Gli eroi della sesta giornata, le forze che si tengono in serbo per il "momento buono", e personalit del mondo politico e militare, le competenze tecniche si faranno avanti quando il popolo ha conseguito la vittoria, ad interporre ed offrire i loro uffici per evitare "vane effusioni di sangue", per "garantire la vita e i beni dei cittadini contro i malintenzionati", per assicurare il benessere nazionale, ebbene, tutti costoro non si illudano di strappare dalle mani del popolo la vittoria, di strappargli le armi per riconsegnarle ai ceti reazionari comunque mascherati. Il Comitato di liberazione nazionale non deve considerarsi una coalizione di partiti, ma come il maggiore organismo politico nazionale di massa, sostanziato appunto da tutti gli organi che il popolo italiano nella sua lotta si  man mano forgiati; e sono questi organi scaturiti dalle obiettive condizioni della lotta stessa, rafforzatisi in questa lotta, che riscuotono la fiducia delle masse, ed  solo a questi organi che spetta di nominare e dirigere il nuovo potere, di presidiare con la forza la vittoria, di imporre il rispetto dell'ordine nuovo alle forze reazionarie. Sono le energie che questi organismi hanno forgiato che dovranno prender possesso della macchina statale e delle amministrazioni locali, poich servano al popolo vittorioso contro le forze della reazione e non viceversa.
Sarebbe assurdo pensare che il CdLN investisse di poteri sindaci, prefetti, questori, generali, affidando loro tutte le vecchie macchine burocratiche amministrative, giudiziarie e poliziesche, inquinate di fascismo e di filofascismo, vuotandosi esso stesso di ogni autorit, ed esposto perci ad essere spazzato via alla prima occasione.
Il CdLN  oggi la prefigurazione del governo di domani, in quanto stimola in tutte le citt, in tutti i villaggi, in tutti i rioni, il sorgere di organi di liberazione nazionale; appoggia fattivamente e concretamente la lotta della classe operaia e la guerriglia dei partigiani e dei patrioti, aiuta i contadini a resistere con le armi alla mano alle requisizioni e alle razzie; si pone alla testa del popolo italiano per l'insurrezione nazionale armata, per la cacciata dei tedeschi e lo sterminio dei fascisti. Domani, esso sar il governo effettivo democratico-popolare della nuova Italia, in quanto poggia su tutte le forze che ha saputo suscitare e condurre alla vittoria e sapr schierare il paese, con il nuovo suo esercito popolare, accanto agli eserciti dei popoli liberi per l'annientamento del nazifascismo.
 La Comune di Parigi(44)
Il 18 marzo 1871, dopo la caduta di Napoleone III in seguito alla disfatta subita nella guerra franco-prussiana, Parigi insorse contro il governo reazionario di Thiers e lo costrinse ad abbandonare la capitale e a rifugiarsi a Versailles.
Il proletariato parigino ebbe una parte decisiva nell'insurrezione, e instaur un governo rivoluzionario, la Comune, che fu il primo esperimento di dittatura proletaria. I combattenti della Comune, dopo una gloriosa ed eroica resistenza, furono sopraffatti dalle forze congiunte della reazione e dall'esercito prussiano invasore e la Comune fu abbattuta il 28 maggio 1871.
Le masse operaie hanno sempre sentito per la Comune una simpatia ardente e sincera; i grandi maestri del socialismo, Marx ed Engels, ne analizzarono il significato storico e ne trassero insegnamenti di cui poi i compagni bolscevichi in Russia fecero tesoro nell'organizzare il primo Stato proletario, l'Unione delle repubbliche sovietiche.
L'importanza della Comune sta essenzialmente nel fatto che essa comp il tentativo di spezzare, distruggere dalle fondamenta l'apparato statale borghese, burocratico, giudiziario, militare e poliziesco, sostituendolo con una organizzazione di massa degli operai, atta a dirigersi da s. La Comune fu il primo, grande esperimento storico di dittatura del proletariato che, come sottolineava Marx, mise in luce il carattere di sfruttamento della democrazia borghese e del parlamentarismo borghese che dnno alle masse il diritto di decidere, una volta ogni tanti anni, quale rappresentante delle classi abbienti "rappresenter e schiaccer il popolo nel Parlamento"(45).
L'insegnamento della Comune  oggi prezioso per la classe operaia italiana, impegnata, alla testa di tutto il popolo, in una lotta a morte contro i tedeschi e i loro spregevoli servi fascisti, per l'indipendenza e la libert del paese, per assicurare alla patria un avvenire di progresso sulla base di un regime di democrazia popolare. Se  vero che il proletariato italiano e la sua avanguardia, il partito comunista, oggi in Italia non si pongono l'obiettivo immediato della dittatura del proletariato, cio la conquista del potere politico per l'attuazione del socialismo,  altrettanto vero che essi, in uno con tutto il popolo italiano, con tutte le forze che fanno capo al Comitato di liberazione nazionale, non possono permettere in Italia il ripristino di un regime di democrazia borghese reazionaria, dal cui seno  scaturito il fascismo. Sull'esempio della Comune, la classe operaia, alla testa del popolo italiano, bader a che l'apparato statale borghese, burocratico e giudiziario, militare e poliziesco, impestato di fascismo e tarlato fino alle midolla di spirito reazionario, sia profondamente rinnovato con la immissione di tutte quelle nuove forze ed energie popolari che si sono rivelate, affermate e temprate nella lotta contro i tedeschi e contro i fascisti; e bader soprattutto a che i posti di comando di questo apparato cos rinnovato, siano assicurati saldamente nelle mani di uomini sinceramente democratici, sotto il controllo continuo, largo ed effettivo delle grandi masse popolari. Gli organi del potere e gli uomini che li presiedono debbono sentirsi ad ogni istante appoggiati e sostenuti dalle masse popolari che, attraverso i loro organismi di massa, debbono potere effettivamente partecipare alla vita politica del paese.
Questo l'insegnamento che la classe operaia, nell'attuale momento storico e politico, trae dalla gloriosa Comune di Parigi.
 Due tappe della storia del proletariato(46)
La considerazione del passato  necessaria anche oggi, quando ogni nostra energia deve convergere alla preparazione dell'insurrezione nazionale;  necessaria, perch solo l'analisi del passato ci permette di intendere appieno il presente e, come dice Marx, intendendolo, di agire in esso per trasformarlo.
Sotto la prospettiva storica l'azione tattica del nostro partito si illumina di una luce che fuga ogni meschina interpretazione diretta a ridurre la nostra politica alla manovra opportunistica del machiavellismo deteriore o a quel basso sotterfugio che in politica finisce sempre col ritorcersi contro colui che vi ha fatto ricorso. Il nostro partito, assieme agli altri partiti dell'antifascismo, richiede, oggi, tutto il potere per il Comitato di liberazione nazionale.
Questa politica  stata molto autorevolmente difesa contro coloro che temevano dovesse provocare una scissione nelle forze antitedesche ed antifasciste, un isolamento da una presunta "unione nazionale" sotto l'egida del re e di Badoglio.
Noi pensiamo che non sia questa le preoccupazione che sorge nelle file del nostro partito; molti compagni si chiedono, invece, perch noi che abbiamo, un tempo, preteso tutto il potere per i Consigli degli operai, dei contadini e dei soldati, lo richiediamo oggi per un comitato del quale fanno parte rappresentanti di strati non propriamente popolari.
E spesso, di ci, alcuni nostri compagni dnno la sola spiegazione della manovra, del trucco e ricorrono al famigerato imbastardimento del "cavallo di Troia". E son queste, appunto, le deformazioni che soltanto la visione prospettica del moto di riscossa della classe operaia pu correggere.
Ad un succinto esame storico di questo problema  dedicato questo articolo.
 I tre periodi della storia della classe operaia nell'epoca del capitalismo morente(47)
Se noi volessimo brevemente caratterizzare la storia della classe operaia nell'epoca del capitalismo morente, potremmo dividerla in tre grandi periodi:
1. Dalla Rivoluzione di ottobre al III Congresso dell'Internazionale comunista (1917-21).
 il periodo dell'assalto frontale del proletariato alla societ capitalistica. In questo periodo giungono a maturazione le basi ideologiche su cui si fonda l'azione della classe operaia nell'epoca imperialistica, e, colla fondazione dell'Internazionale comunista, esse tendono a diventare patrimonio del proletariato di tutti i paesi.
2. Dal III al VI Congresso dell'Internazionale comunista (1921-28).
L'assalto frontale del proletariato  fallito, il capitale finanziario ha ripreso forze e gode della relativa stabilizzazione, senza prevederne le vicine e fatali conseguenze. Si riconoscono nella deficienza organizzativa dell'avanguardia del proletariato, e nella sottovalutazione del problema contadino le cause prime del fallimento precedente;  il periodo della bolscevizzazione dei partiti comunisti(48).
Mentre prima si consideravano obiettivi immediati le mete storiche della classe operaia, si passa ora a distinguere tra obiettivi immediati e obiettivi storici, definendo obiettivo immediato il governo operaio e contadino(49), mantenendo, naturalmente, la dittatura del proletariato e la costruzione del socialismo come obiettivi storici. Si comincia cos a precisare tatticamente la marcia di avvicinamento agli obiettivi storici della classe operaia.
3. Il terzo periodo si pu far iniziare col VI Congresso e colla crisi mondiale; esso si pu considerare tuttora in corso.
Avvenimenti colossali lo hanno contrassegnato, ma, sostanzialmente, esso si presenta omogeneo, poich nel 1929 il capitalismo  entrato in una crisi da cui non si  pi risollevato.
Esso si apre col VI Congresso che prevede il prossimo scatenarsi della crisi mondiale del 1929-33, crisi finale(50) perch non si sarebbe ri solta in una nuova fase di prosperit, ma avrebbe condotto ad un "periodo di conflitti imperialistici e di guerre civili".
Il VII Congresso del 1935 stabilisce, alla fine della depressione mondiale, la tattica della classe operaia internazionale nel quadro delle prospettive elaborate dal VI Congresso(51).
 L'evoluzione degli strati medi
Il capitalismo, entrato nella sua agonia nella prima guerra imperialistica mondiale, ha resistito al primo attacco del proletariato, finendo coll'approfondire le sue mortali contraddizioni (disoccupazione, razionalizzazione, industrializzazione dei paesi coloniali, crisi agraria permanente). La concentrazione degli strati medi attorno al grande capitale, colla quale la classe dominante aveva fronteggiato i movimenti rivoluzionari dell'immediato dopoguerra, si sgretola: l'inasprirsi delle contraddizioni imperialistiche in campo internazionale, conseguenza delle contraddizioni sociali che travagliano le varie societ nazionali, reagisce sulla struttura dei diversi paesi, in quanto, accelerata dai conflitti internazionali, la concentrazione dei mezzi di produzione nelle mani di gruppi sempre pi ristretti, estromette dalla classe dominante strati sempre pi estesi di borghesia. Si perfeziona cos il processo che trasforma il tipo economico della classe dominante da capitalistico-industriale in capitalistico-finanziario. Gli strati estromessi, perdendo la base economica che li rendeva partecipi della classe dominante, assumono sostanza e carattere di classi medie. Contingenti oscillazioni a destra di questi strati espropriati caratterizzano la base sociale del fascismo internazionale; oscillazioni contingenti, perch il capitale finanziario, che li aveva espropriati, non pu offrir loro una base economica durevole, esse indicano l'ultimo sforzo della grande borghesia per mantenere l'egemonia politica attraverso il controllo delle classi medie.
 Il proletariato forza egemone
Al processo di disgregazione della classe dominante corrisponde il progressivo rafforzarsi e maturarsi della classe operaia: il proletariato, eccetto che nell'URSS, era stato minoranza nel complesso delle forze sociali nazionali durante la prima grande crisi dell'epoca imperialistica (1921-22) quando ancor solo in potenza la classe operaia era la classe destinata ad attuare gli obiettivi storici della societ moderna. La sua azione poteva allora svolgersi con efficacia solo nel campo internazionale dove di fronte ai contrasti imperialistici, essa poteva presentare il fronte comune dell'unit internazionale degli interessi della classe operaia, unit espressa dall'Internazionale comunista.
Ma la falsa prosperit del 1925-29 (permanenza della crisi agraria) e la crisi mondiale del 1929-33, posero la base dell'egemonia del proletariato nel campo nazionale, condizione questa per la realizzazione degli obiettivi che si pongono alla classe operaia nel campo internazionale.
Le masse popolari, la piccola e media borghesia, estromesse dal potere esperimentano l'incapacit del capitale finanziario di risolvere i loro problemi, i problemi nazionali. E dopo la crisi, culminata nella conquista del potere da parte del nazismo, si inizia lo storico spostamento a sinistra delle classi medie (ripresa del giacobinismo in Francia, evoluzione in senso laburista del partito liberale inglese, base sociale del primo Roosevelt). E lo spostamento della borghesia sotto la pressione jugulatrice del capitale monopolistico determina il polarizzarsi, su pochi gruppi del capitale finanziario, della responsabilit per lo sfruttamento delle masse operaie e contadine, per la costrizione delle forze progressive della nazione (politica delle 200 famiglie in Francia, delle 60 famiglie negli Stati Uniti).
 ora il proletariato, sotto la guida della sua avanguardia organizzata, che indica alle masse popolari e alle forze sane della nazione le vie del progresso: sono queste le condizioni nelle quali l'interesse della classe operaia diviene interesse generale della societ, o usando l'espressione di Marx nel 1844, il riscatto del proletariato  il riscatto dell'intera societ. E questo  il significato profondo del concetto di egemonia del proletariato.
 Problema della democrazia e problema nazionale
In tal modo la forma democratica, attraverso la quale la classe dominante governava la nazione fin quando essa riusciva a mantenere il controllo delle classi medie, si ritorce contro di essa; la bandiera della democrazia viene ora sventolata dal proletariato contro il capitale finanziario e la democrazia si trasforma da strumento del predominio borghese in vessillo delle forze progressive (fronte popolare, democrazia di tipo nuovo, democrazia popolare o progressiva).
Aspetto in questo momento preminente, del processo attraverso il quale la classe operaia ha strappato l'egemonia sociale e politica alle forze reazionarie,  il nuovo punto di vista sotto il quale viene considerato il problema nazionale e dalla classe dominante e dal proletariato.
Ancora durante la prima guerra imperialistica e nell'immediato dopoguerra, il problema delle nazionalit era strumento del predominio capitalistico: attraverso la distruzione dell'impero absburgico e dell'impero ottomano, complessi ancora semifeudali, i grandi gruppi imperialistici avevano dato vita ad una serie di piccoli Stati imperniati sul predominio di una borghesia locale asservita alle grandi potenze imperialistiche. Era ancora possibile ai gruppi imperialistici farsi paladini della liberazione nazionale delle borghesie sottomesse dell'Europa orientale, in quanto le contraddizioni imperialistiche non erano ancora cos acute da annullare i margini di profitto sui quali le clientele borghesi dei piccoli paesi dovevano vivere.
Perci, la parola d'ordine della liberazione nazionale era ancora, nell'immediato dopoguerra, strumento del predominio imperialistico e, coerentemente, il proletariato dei paesi europei combatteva questa parola d'ordine. Indicatrice del futuro era, allora, la politica nazionale dell'URSS, dove il proletariato aveva fatto della liberazione delle nazionalit oppresse dallo zarismo una delle leve pi potenti per scardinare l'antico impero e per consolidare il potere sovietico.
L'approfondirsi dei contrasti imperialistici del dopoguerra ridusse i margini del profitto e, come determin l'estromissione della media borghesia dalla partecipazione allo sfruttamento delle masse popolari, cos escluse le borghesie nazionali dalla partecipazione allo sfruttamento imperialistico dei paesi semicoloniali. Il principio delle nazionalit veniva abbandonato dai gruppi imperialistici pi attivi che tendevano a sostituirvi il principio dello "spazio vitale", come la forma che avrebbe razionalizzato il processo di sfruttamento dei paesi semicoloniali e coloniali coll'eliminazione degli intermediari locali.
La minaccia di aggressioni da parte di paesi fascisti, la politica delle garanzie dei paesi occidentali subordinata al conseguimento di nuovi profitti e all'estensione delle sfere di influenza, la permanenza di nuclei reazionari ("i piccoli rapaci") che ostacolavano l'orientamento dei popoli oppressi verso l'Unione Sovietica, aggravarono rapidamente il problema nazionale dei paesi dell'Europa orientale e sudorientale, mentre nuove crisi si profilavano nei paesi coloniali ad opera dell'approfondirsi delle condizioni che frenavano lo sviluppo delle economie soggette e l'affermarsi di nuclei borghesi indigeni (India: la questione delle tariffe preferenziali; l'industrializzazione delle colonie di sfruttamento); il nuovo esasperarsi del problema nazionale, invece di stringere i ceti medi attorno alle grandi borghesie, contribuisce al processo che sottrae il controllo di essi alle classi dominanti pi o meno asservite al capitale straniero.
In questa situazione il sentimento nazionale, non pi strumento di appetiti imperialistici, diviene forza progressiva destinata a saldare, nella lotta contro i gruppi imperialistici e le loro clientele, l'alleanza fra il proletariato e gli altri strati sociali. Questi vedono nella vittoria della classe operaia e nel rafforzarsi dell'Unione Sovietica, le condizioni fondamentali per la conquista di una vera indipendenza nazionale, per lo stabilirsi di una convivenza pacifica e progressiva tra i popoli.
 Un passo indietro.
Lo scoppio della seconda guerra imperialistica mondiale
Tuttavia il processo col quale il proletariato si afferma forza egemone, nell'interno dei vari paesi, non si sviluppa con rapidit pari all'aggravarsi delle condizioni politiche internazionali.
La politica antisovietica delle grandi borghesie (Monaco) estromette ancora una volta le forze progressive, guidate dalla classe operaia e dall'Unione Sovietica, dalla direzione politica; e la seconda guerra imperialistica mondiale pu scoppiare dopo che la reazione scatenata nei vari paesi ha momentaneamente ridotto all'impotenza il proletariato.
La seconda guerra imperialistica mostra subito quanto precaria sia stata la vittoria dei gruppi imperialistici occidentali sulle forze progressive, mostra come essa, invece di costruire una vittoria storica, sia soltanto un episodio nella lotta per la conquista della direzione politica.
 Il processo di democratizzazione della guerra e l'egemonia del proletariato
L'aggressione nazista all'Unione Sovietica, la dichiarazione di Stalin sui fini della guerra nazionale sovietica, segnano la svolta in questo breve processo di involuzione: da quel momento le forze progressive del mondo intero riprendono la loro marcia che, oggi, si esprime nel processo di democratizzazione della guerra.
Conquistata l'egemonia nel campo nazionale, oggi la classe operaia guida i popoli alla liberazione nazionale, guida i popoli alla vittoria sulle forze della reazione.
Il piccolo borghese cui non giungono pi nemmeno le briciole del banchetto capitalista, il medio borghese estromesso da ogni partecipazione alla rapina del capitale finanziario e monopolistico, il contadino su cui - dopo una crisi ventennale - ricadono i pesi pi terribili della guerra: ognuno di questi riconosce che la lotta del proletariato  la lotta contro il suo stesso nemico, ognuno di questi vede nella liberazione del proletariato dai maggiori responsabili del suo sfruttamento, la propria liberazione.
Questi sono i presupposti sociali della politica dei partiti comunisti: presupposti che si riassumono nella conquistata egemonia del proletariato nel campo nazionale.
Manifestazione grandiosa di questa conquista  lo scioglimento dell'Internazionale comunista(52). Esso segna la raggiunta maturit dei partiti comunisti di tutti i paesi, ormai formatisi alla scuola gloriosa del partito bolscevico e capaci, quindi, di giungere, attraverso la soluzione dei problemi nazionali, alla realizzazione degli obiettivi internazionali del proletariato di tutto il mondo.
 Conclusione
In questo quadro, che sistematicamente delinea lo sviluppo del proletariato durante il periodo in cui l'IC guidava le forze operaie del mondo intero, bisogna esaminare la politica dei partiti comunisti, se vogliamo non soltanto giustificarla sulla base di considerazioni tattiche, ma intendere come il passaggio dalla parola d'ordine "tutto il potere ai Soviet", alla parola d'ordine "tutto il potere ai CLN", non sia espediente di politica contingente, ma conquista storica di venti anni di lotta proletaria.
Venticinque anni or sono il proletariato nella sua lotta per la conquista del potere trovava di fronte a s il blocco compatto che si stringeva attorno alle forze della reazione; solo il proletariato combatteva per il progresso sociale, mentre tutti gli altri strati sociali, legate le loro sorti a quelle del grande capitale, spingevano la societ in un vicolo cieco di miserie e di distruzione, in fondo al quale rosseggiava di sangue la prospettiva di una nuova ed ancor pi terribile guerra imperialistica mondiale.
In uno sforzo titanico il proletariato lanciava allora la sua sfida a tutta la societ, ma come erano scarse le sue forze, e male organizzate di fronte al predominio che la borghesia occidentale si era costituita attraverso le sue vittoriose lotte secolari!
"Tutto il potere ai soviet", significava che la strada del progresso poteva essere percorsa solo in aspra lotta contro il dominante blocco borghese che il travaglio delle interne contraddizioni e l'offensiva della classe operaia non aveva ancora disgregato.
Anche nell'Unione Sovietica, punto di minore resistenza del mondo imperialistico, dove la rivoluzione trionfava per la forza del partito bolscevico che il proletariato aveva temprato in lunghe lotte e per la debolezza della borghesia trascinata nella sconfitta dal regime zarista cui aveva legato le sue sorti, anche nell'Unione Sovietica "tutto il potere ai soviet" significava lotta per la conquista del potere contro i residui borghesi e contro la media e grande propriet contadina. La via del progresso doveva essere difesa contro costoro e la dittatura del proletariato significava organizzata violenza di classe attraverso la quale si sarebbe potuto conquistare la neutralit dei contadini medi, rinsaldare l'alleanza con i contadini poveri, inserire a forza i ceti popolari non operai e i residui della piccola borghesia nel processo produttivo dello Stato sovietico.
"Tutto il potere ai CLN" significa che la grande politica dell'Internazionale comunista  riuscita ad inserire l'azione operaia nel processo di disgregazione della classe dominante, isolando i gruppi reazionari e guadagnando alla lotta per il progresso sociale tutti gli strati estromessi dal potere politico, jugulati dal monopolio economico, ossia l'enorme maggioranza della nazione.
La classe operaia ha conquistato, indirizzandole nuovamente ai fini del progresso, tutte le bandiere che avevano un tempo guidato la grandiosa marcia della rivoluzione borghese; ha strappato alla reazione la bandiera della democrazia, ha strappato alla reazione la bandiera della libert dei popoli.
"Tutto il potere ai CLN" esprime la consapevolezza che la classe operaia ha della sua egemonia, esprime la volont di attuare contro tutte le reviviscenze fasciste la democrazia popolare e, quindi, progressiva.
E attuare la democrazia progressiva significa appunto indirizzare la grande maggioranza della nazione sulla via del progresso, sulla via del socialismo.
Perch democrazia progressiva non significa soltanto una tappa, una fase cui si giunga e nella quale ci si attardi a riprendere lena per marciare ancora: la democrazia progressiva  la formulazione politica del processo sociale della rivoluzione permanente.
La democrazia progressiva non  una condizione di equilibrio delle forze sociali: l'esistenza di una democrazia progressiva  condizionata al continuo progresso sociale, alla sempre pi decisa partecipazione popolare al governo, alla sempre pi matura egemonia della classe operaia. Ed in questo processo - che  la democrazia progressiva - andranno cadendo gli ostacoli che si frappongono alla conquista del socialismo, mentre si dimostrer sempre pi chiaramente l'identit degli interessi generali della societ con gli interessi specifici della classe operaia.
La conquista dei contadini poveri e degli strati popolari urbani, il processo di neutralizzazione dei contadini medi, l'inserimento degli strati proletarizzati delle classi medie nel processo produttivo; questo complesso processo che nell'URSS  stato reso possibile dalla lunga lotta sostenuta tra il trionfo della Rivoluzione d'ottobre ed il primo piano quinquennale, questo complesso processo si sta iniziando gi oggi nei paesi occidentali con la democratizzazione della guerra e si svilupper trionfalmente nel lavoro di ricostruzione sotto la bandiera della democrazia progressiva.
Cos nella prospettiva storica noi vediamo appieno il significato delle varie linee tattiche elaborate dall'Internazionale comunista. Dall'alleanza con i contadini poveri nella prima fase gloriosa dell'attacco frontale al blocco borghese, attraverso la tattica del governo operaio e contadino, attraverso la tattica del Fronte popolare, l'Internazionale comunista ha condotto il proletariato alla politica del fronte nazionale, convogliando nella lotta progressiva del proletariato le forze sane della nazione.
Questa  stata la grande funzione dell'Internazionale comunista, ed essa misura il progresso che venticinque anni di lotte eroiche hanno conquistato al proletariato.
A questa luce si chiarisce, nel presagio di vittorie sempre pi decisive, la politica odierna di tutti i partiti comunisti.
 Schemi di risposta
I problemi posti dal compagno Minelli, cui si associa il compagno Ruggeri, si possono sostanzialmente sintetizzare in due esigenze:
1) Chiarificazione del rapporto tra democrazia progressiva e dittatura del proletariato.
2) Precisazione del programma della democrazia progressiva.
 Rapporto tra democrazia progressiva e dittatura del proletariato
La dittatura del proletariato  lo strumento della classe operaia per la conquista del socialismo.
La democrazia progressiva  lo strumento della classe operaia e degli altri strati pi progressivi della nazione per conquistare al paese le vie del progresso sociale.
Nel concetto di democrazia progressiva c' un contenuto pi vasto che in quello di dittatura del proletariato, nel quale concetto si precisano le vie del progresso sociale e si sottolinea l'egemonia politica e sociale della classe operaia. Perci il passaggio dall'una all'altra forma di struttura sociale presuppone il polarizzarsi delle forze progressive in un determinato strato sociale e verso un determinato obiettivo.
Le forme attraverso le quali si opera questa polarizzazione politica e sociale sono imprevedibili e, se il concetto stesso delle forze sociali e degli obiettivi politici suppone una trasformazione qualitativa della struttura sociale e quindi una rottura nell'evoluzione sociale, non  per precisata la forma di questa rottura.
Rifarsi necessariamente alle forme che tale stato di rottura ha assunto nell'URSS  criterio storicamente falso in quanto l'esperienza storica indica che le grandi tappe del progresso sociale si realizzano attraverso una profonda rottura in un paese, ma attraverso una rottura, od una trasformazione qualitativa diluita, nel tempo, talora inavvertibile e non puntualizzabile in altri paesi (rivoluzione borghese, Francia e altri paesi, rivoluzione schiavistica nell'impero romano).
Noi dobbiamo dunque pensare che di fronte alla ricchezza della storia, ricchezza che oltrepassa ogni tentativo di previsione meccanica, non  possibile affermare precisamente il tipo della rottura che si avr fra democrazia progressiva e dittatura del proletariato. Noi dobbiamo invece lottare perch la democrazia progressiva si realizzi superando i limiti e gli ostacoli che le vorranno frapporre forze reazionarie, dobbiamo lottare perch la rottura si operi nelle condizioni per noi pi favorevoli, quindi in condizioni tali che tale rottura venga ad essere la meno costosa possibile per la classe operaia e per tutta la nazione.
 Programma della democrazia progressiva
Chiedere alla democrazia progressiva un programma significa non intendere la vastit del problema che noi vogliamo affrontare con la democrazia progressiva. Ogni programma - e noi non intendiamo porre il problema dell'integrale trasformazione socialista per considerazione di rapporti di forze interne ed internazionali e per l'assoluta preminenza delle necessit di un'immediata ripresa della vita economica e sociale - ogni programma sarebbe una limitazione dell'importanza e della fecondit della democrazia progressiva la cui funzione  quella di garantire le condizioni politiche e sociali migliori all'opera della ricostruzione senza assegnare per questo un confine precostituito tra problemi della ricostruzione e problemi dell'edificazione della societ socialista.
Democrazia progressiva  infatti metodo per la soluzione dei problemi politici e sociali quali attualmente si pongono, pi che "cahier de rvendications".
Credere che questo significa affidarsi alla spontaneit o peggio ad una cieca fiducia  errato, poich l'urgenza dei problemi e le soluzioni nazionali che prospetteremo sono frutto dell'analisi marxista-leninista della situazione. E saranno soluzioni nazionali non per una innaturale deformazione delle esigenze della classe operaia, ma per la conquista da parte della classe operaia, del suo storico carattere di classe nazionale, classe di governo.
 Antonio Gramsci(53)
Ricorre il VII anniversario della morte di Antonio Gramsci, del "capo della classe operaia italiana", come lo definisce Ercoli nell'opuscolo che vi presentiamo.
Lunghi anni di fraterna collaborazione e di consuetudine quotidiana hanno dettato al capo del nostro partito le belle pagine di questo opuscolo scritto subito dopo la morte del Maestro e dell'Amico.
Sette anni sono trascorsi, sette anni di dure lotte culminate nella stretta finale dell'occupazione nazista del suolo italiano. E ciascuna delle drammatiche crisi che ha attraversato in questi anni la nostra patria, ha visto il partito comunista, il nostro partito, alla testa della lotta, indicando indomito la via della liberazione e della vittoria alla classe operaia e alla nazione tutta.
In questi sette anni a centinaia, a migliaia sono caduti i nostri migliori compagni: massacrati nelle carceri fasciste, hanno seguito Antonio Gramsci sulla via del martirio; combattendo nella gloriosa Brigata Garibaldi, hanno coronato la loro vita di rivoluzionari morendo in Spagna per la libert; lottando a fianco dei Francs-Tireurs Partisans(54) contro il terrore e la rappresaglia nazista, hanno suggellato col loro sangue il patto fraterno che unisce i popoli d'Italia e di Francia, e ci hanno preceduti nella dura strada gloriosa che oggi percorrono tutti i comunisti d'Italia.
Oggi i comunisti italiani sono alla testa della lotta di liberazione nazionale, esempio a tutti i combattenti, stimolo ai tiepidi e agli ignavi, terrore dei traditori. Sono comunisti i giovani che eroicamente combattono e cadono, abbracciati alla loro mitragliatrice, trascinando con s all'assalto le formazioni partigiane, le brigate d'assalto Garibaldi; sono comunisti gli operai che alle minacce e alle rappresaglie rispondono intensificando la lotta, preparando nell'azione quotidiana l'insurrezione nazionale per la cacciata dei tedeschi e lo sterminio dei fascisti. E al comunismo guardano le donne che dal carcere, dove le ha gettate la rappresaglia nazifascista, incitano le compagne a continuare la lotta; al comunismo guardano i giovani che, sprezzando i bandi assassini di Mussolini, raggiungono a migliaia le formazioni partigiane, preparando cos il nuovo esercito della liberazione nazionale.
Perch le dure e dolorose perdite non hanno indebolito il nostro partito, ma lo hanno anzi rafforzato?
Perch la nostra azione si fonda sull'ideologia rivoluzionaria della classe operaia, sulla dottrina di Marx, di Engels, di Lenin e di Stalin. Essa ci ha insegnato come rispondere ai colpi della reazione, rafforzando i nostri legami con la classe operaia e con le masse popolari; essa ci ha indicato le linee direttive della nostra azione rendendoci capaci di adeguarla alle diverse condizioni oggettive; essa ci ha mostrato la strada attraverso la quale il partito comunista del 1921  diventato il partito comunista del 1944.
E quando oggi noi pensiamo con orgoglio al nostro partito, quando misuriamo il cammino che esso ha percorso e che ci ha fatto percorrere, quando consideriamo gli ultimi episodi di questa lotta, il grande sciopero generale e le vittoriose azioni partigiane: allora il nostro animo si rivolge con commossa gratitudine ad Antonio Gramsci.
Egli ha fatto dell'ideologia marxista-leninista l'ideologia del nostro partito; egli ha educato alla scuola rivoluzionaria i nostri migliori compagni, quelli che oggi ci guidano alla vittoria.
Alla lotta che Antonio Gramsci ha tenacemente sostenuto, fino all'ultimo giorno di vita, per l'educazione bolscevica dei quadri, combattendo residui settari e deviazioni opportunistiche, noi dobbiamo l'impostazione nazionale della nostra politica, impostazione che ci ha permesso di rafforzare i legami del nostro partito con la classe operaia e con le masse popolari, contadine e urbane. Attraverso questa politica, il partito comunista indica a tutte le forze sane del paese la soluzione rivoluzionaria e nazionale dei problemi che il regime fascista e prefascista ci ha lasciati in pesante eredit. Ed  l'insegnamento di Antonio Gramsci che ci ha posto oggi alla testa di tutti gli strati progressivi nella lotta per la conquista dell'indipendenza nazionale e della democrazia popolare.
Perci quest'anno, mentre il nostro partito avvicina, con la sua larga azione nazionale, la sconfitta definitiva del nazifascismo, noi ricordiamo Antonio Gramsci con pi profonda commozione e gratitudine.
 Il Governo di unione nazionale
 il governo di tutti gli italiani(55)
Da alcune settimane si  costituito nell'Italia liberata il Governo di unione nazionale(56).
L'iniziativa presa dal compagno Ercoli, a nome del nostro partito, tendente a dare un governo al paese ed a far uscire i movimenti politici italiani dal vicolo cieco nel quale si trovavano,  stata salutata favorevolmente dall'opinione pubblica italiana ed ha avuto pieno successo.
La rapidit con la quale la proposta del compagno Ercoli ha trovato la sua pratica realizzazione,  l'indice migliore che la via indicata era la giusta e che la necessit di dare all'Italia un governo era vivamente sentita da tutti gli italiani.
Non  mancata,  vero, qualche voce discorde. Non parliamo della rabbiosa avversione da parte del nemico nazifascista repubblicano, dei traditori del popolo e del paese.  chiaro che i venduti alla Germania, coloro che hanno asservito l'Italia allo straniero dovessero manifestare la loro ira per il fatto che l'Italia, dopo oltre venti anni di schiavit ha nuovamente un governo libero, un governo autorizzato e riconosciuto da tutti gli italiani, un governo che  in grado di realizzare sul terreno della lotta l'unione di tutti gli italiani, che  in grado di potenziare questa lotta per liberare il paese dall'invasore tedesco e dai traditori fascisti.
Ma la voce discorde alla quale accenniamo  quella espressa dai timori, dai dubbi, dalle riserve da parte di taluni elementi antifascisti e patrioti.
Perch, anche tra i patrioti, c' qualche voce discorde, c' qualcuno che non  entusiasta del costituitosi governo di unione nazionale? Perch, pur dichiarando di voler cooperare con esso sul fronte di lotta antitedesco, taluni manifestano un certo disappunto, una malcelata delusione, dei dubbi, delle riserve sul carattere di questo governo e sulla sua capacit ad assolvere le funzioni cui  chiamato?
Perch, a nostro modo di vedere, costoro non hanno ancora compreso il carattere e la natura di questo Governo di unione nazionale.
Qualcuno pensa che l'attuale governo non sia altra cosa che il governo Badoglio, un po' pi allargato. Alcuni rappresentanti dei partiti antifascisti sarebbero andati a farne parte, ma non ne avrebbero mutata la sua fisionomia e la sua natura. Questo modo di pensare  del tutto errato.
Il Governo di unione nazionale che si  costituito nell'Italia liberata  qualche cosa di profondamente diverso dal cosiddetto "governo Badoglio".
Questo era formato da elementi che non avevano alcun legame con i vari strati del popolo italiano, con l'antifascismo, con la democrazia. Era formato da elementi puramente tecnici o militari, da elementi della vecchia burocrazia e nella misura che taluni politicamente rappresentavano qualcosa erano i portavoce di circoli conservatori.
L'orientamento di tale governo non poteva che essere l'espressione della sua composizione. Per la sua composizione e per il suo orientamento questo governo era privo di larghe basi sociali su cui appoggiarsi, era staccato dai larghi strati del popolo, mancava di autorit e di possibilit di esercitare realmente il suo potere e la sua funzione. Era un governo impotente a condurre e a potenziare la guerra, a sollevare tutti gli italiani per la cacciata dei tedeschi, la distruzione del fascismo e la liberazione del nostro paese.
Il Governo di unione nazionale costituito nell'Italia liberata  il prodotto di una profonda trasformazione e non di un semplice rimpasto ministeriale che, mutando alcuni uomini, lascia inalterata la sostanza primitiva.
Il Governo di unione nazionale  una cosa del tutto nuova e diversa dal governo precedente. In esso, tutti i partiti democratici antifascisti vi sono rappresentati ed hanno posti e funzioni dirigenti.
Il nuovo governo realizzando concretamente la formula di unione nazionale pu veramente presentarsi come l'espressione di tutte le forze del paese, come il solo governo autorizzato e riconosciuto da tutti gli italiani, come il rappresentante delle volont e delle aspirazioni di tutti i patrioti.
L'orientamento politico del Governo di unione nazionale  l'espressione diretta della sua composizione. Sono indici eloquenti di questo orientamento non solo le note dichiarazioni sulla gi prevista convocazione della Costituente, la quale sar chiamata a decidere della forma futura del nuovo Stato italiano e delle sue istituzioni, ma soprattutto i primi atti del nuovo governo.
In politica interna: la prevista costituzione dell'Assemblea consultiva nella quale hanno gran parte, parte preponderante, i Comitati di liberazione nazionale, centrale e locali, la Confederazione generale del lavoro e in una parola tutti gli organismi rappresentativi ed espressione dei larghi strati del popolo italiano. La composizione di questa Assemblea consultiva indica che le nuove organizzazioni sorte e che stanno sorgendo oggi nella lotta di liberazione nazionale, avranno un peso enorme nell'organizzazione della nuova Italia e nella creazione delle istituzioni democratiche di domani.
La gi iniziata epurazione dalle amministrazioni dello Stato e dagli organismi vitali del paese dai traditori e dai fascisti, mostra che il nuovo personale dell'Italia liberata dal tedesco non sar pi quello dell'Italia repubblicana fascista, ma quello che ha fatto le sue prove nella lotta contro il fascismo e che oggi anima e potenzia il Comitato di liberazione nazionale e conduce la guerra per la disfatta del nazifascismo.
La gi iniziata epurazione  indice, ad esempio, che l'esercito che il Governo di unione nazionale sta creando nell'Italia gi liberata, integrato con la fusione delle migliori forze e quadri formatisi nella lotta partigiana, sar qualcosa di ben diverso dall'esercito fascista.
In politica estera: la recente dichiarazione del Governo di unione nazionale che ha ripudiato in blocco la politica estera del ventennio fascista, condannando le aggressioni imperialiste da esso perpetrate a danno degli altri popoli.
Con questa dichiarazione il Governo di unione nazionale ha interpretato la volont di tutto il popolo italiano che vuol fare dell'Italia un paese libero tra paesi liberi, un paese che vede il suo sviluppo ed il suo progresso non nelle guerre di rapina e d'aggressione agli altri popoli, ma nella cordiale ed amichevole collaborazione con essi.
Ecco perch noi approviamo entusiasticamente l'orientamento politico del Governo dell'unione nazionale.
Ecco perch noi vediamo oggi nei Comitati di liberazione nazionale dell'Italia occupata, non solo gli organi dirigenti della lotta contro il nazifascismo, ma vediamo in essi, e vogliamo far s che lo diventino realmente, gli organi rappresentativi del Governo di unione nazionale.
Ecco perch noi plaudiamo alla dichiarazione del Comando delle Brigate d'assalto Garibaldi, che ha posto le quattordici brigate agli "ordini del Governo di unione nazionale di cui approva entusiasticamente l'orientamento politico e di cui seguir ogni direttiva...".
Ecco perch non ha ragione di essere, secondo noi, il quesito che alcuni si pongono: le forze democratiche antifasciste, le formazioni partigiane, devono mettersi a disposizione del Governo di unione nazionale, oppure del Comitato di liberazione nazionale?
Tra i due organismi non c' e non ci deve essere contrapposizione. Il Comitato di liberazione nazionale, che  stato sinora solo una coalizione di sei partiti, deve estendere la sua base unitaria, riunire in un sol fronte tutti gli italiani disposti a lottare contro gli oppressori, collegarsi con tutti gli organismi di massa e diventare l'organo rappresentativo di tutte le forze nazionali organizzate ed attive sul terreno della lotta contro i tedeschi ed i fascisti. Il Comitato di liberazione nazionale deve essere, nell'Italia occupata, il rappresentante del governo italiano. I Comitati di liberazione nazionale nell'Italia occupata, quali organi rappresentativi del Governo di unione nazionale, devono essere capaci di organizzare e dirigere tutto il popolo italiano per la guerra di liberazione e portarlo all'insurrezione armata e vittoriosa.
Sar attraverso la lotta di liberazione nazionale che i Comitati di liberazione nazionale creeranno i quadri, le forze, le organizzazioni capaci non solo di rovesciare il fascismo e cacciare i tedeschi, ma anche di rimpiazzare poi il corrotto apparato statale fascista ed aiutare le forze progressive ed il Governo di unione nazionale ad assicurare il proprio potere, l'amministrazione e l'ordine anche nel periodo pi difficile di ricostruzione e creazione delle istituzioni democratiche del nuovo Stato italiano.
La passivit, l'assenteismo, l'esitazione nella lotta, gli atteggiamenti di riserva tendenti a scindere piuttosto che a unire i diversi organismi, sono oggi un delitto.
Tutti i patrioti, tutti gli italiani senza distinzione di fede politica e religiosa, hanno oggi un solo dovere: quello di unirsi e di battersi sotto la guida del Governo di unione nazionale e del Comitato di liberazione nazionale (che rappresenta l'Italia occupata) per la cacciata dei tedeschi e l'annientamento del fascismo.
Attardarsi oggi a discutere sui problemi futuri, su quello che sar e far il governo d'Italia nel dopoguerra, condizionare quasi l'appoggio che oggi si deve dare al governo, a ci che esso far domani, a guerra finita, significa restare sull'Aventino, significa fare dell'attesismo, significa frenare, indebolire la lotta.
Non si tratta di rinunciare ai programmi ed al raggiungimento di pi avanzati obiettivi politici e sociali, si tratta di rendersi conto che ogni strato sociale, ogni corrente politica, ogni partito conter domani nella misura che avr contribuito oggi a liberare l'Italia dall'odiato straniero e dal fascismo.
 attraverso questa lotta che l'epurazione gi iniziata dal Governo di unione nazionale sar sviluppata in modo radicale eliminando completamente l'apparato fascista repubblicano. Le forze sane che vi possono essere dovranno inserirsi in un nuovo apparato che dia pieno affidamento della sua fede antifascista e democratica.
 attraverso questa lotta che il popolo italiano si assicurer gli strumenti del governo di domani, perch  nel corso della lotta stessa che si creeranno le nuove forme della vita democratica di domani, e cio di una democrazia progressiva, aperta a tutte le conquiste.  attraverso questa lotta che le forze organizzate nei CdLN e nelle varie organizzazioni di massa ad essi aderenti potranno assicurare la ricostruzione del nostro paese, incrementare la rapida ripresa della produzione, garantire gli approvvigionamenti, la loro equa distribuzione e la tutela, in un piano di solidariet nazionale, degli interessi di tutti gli strati sociali ed in particolare di quelli pi provati dalla guerra.
 attraverso questa lotta che gli italiani si conquisteranno il diritto e la possibilit di decidere sulla forma dello Stato e sulle istituzioni democratiche da dare alla nuova Italia.
Il Governo di unione nazionale  il governo di tutti gli italiani; approvare il suo orientamento politico, porre incondizionatamente tutte le forze partigiane ai suoi ordini significa marciare avanti, significa lavorare per la ricostruzione di un'Italia libera, democratica, progressiva.
 Storia di un anno. Rilievi ed appunti(57)
 I. Da El Alamein al Mareth
a. - Un eventuale possibilissimo sbarco degli alleati angloamericani nell'Africa del nord non solo non fu previsto ma neppure lontanamente pensato dallo SM italiano?
b. - Si asserisce che lo sbarco americano ad Algeri pot effettuarsi indisturbato. E la nostra flotta, e la nostra aviazione? Inattive, inefficaci e inesistenti? E tanto si decantavano!
c. - Soltanto a sbarco americano effettuato nel Nord Africa lo SM italiano si accorse che questo poteva avere grande portata strategica e che avrebbe addirittura capovolto il rapporto delle forze nel settore considerato decisivo per l'Italia?
d. - Soltanto ora si riconosce che nel settore mediterraneo non esisteva una nostra superiorit navale, n aerea, e che le forze aeronavali inglesi dominavano anche il percorso pi breve, il canale di Sicilia, cimitero della Marina mercantile italiana! Ma se tale era la situazione in quel settore, e se da questa ovviamente dipendevano le nostre possibilit in Africa settentrionale, perch insistere in azioni offensive in quello scacchiere? Perch invece di premunirsi per la sicura necessit di un ritiro di uomini e materiali a pi o meno breve scadenza, se ne inviarono altri pur sapendo che sarebbero stati comunque inadeguati? Perch lo sbarco in Tunisia, anzich provvedere subito con quegli uomini e quei mezzi ad un ulteriore rafforzamento delle coste sicule? Perch quello sbarco se si riconosce (ora e non allora?) che la sorte della Tunisia era legata ai rifornimenti che non sarebbero giunti?
e. - Fu dunque prospettata una misura che poteva ancora capovolgere la situazione, misura che consisteva nel prendere alle spalle l'iniziale schieramento nemico nel Nord Africa. Non fu tentata. Quale poteva essere una tale misura? Unica: l'aggiramento del Marocco spagnolo. Con il consenso spagnolo? Attraverso la Spagna? O con degli sbarchi diretti, ad occidente di Algeri, in azione concomitante con aviotrasporti di paracadutisti? Con la flotta inglese che stazionava al largo? Assurdo. Una tale misura nelle nostre condizioni non solo era ineffettuabile, ma neppure si doveva pensare! Comunque con quali mezzi realizzarla, se prospettata, quando non ne avevamo a sufficienza neppure per difendere lo scacchiere sirtico-tunisino?
f. - L'iniziativa Rommel del 28 agosto ad El Alamein fu "congelata dopo tre giorni dalla mancanza di carburanti colati a picco coi convogli". Lo SM (italiano o tedesco?) prende dunque tali "iniziative" (perch non definirle piuttosto "cantonate") senza che i mezzi logistici siano gi assicurati? Quando ancora questi mezzi sono nell'...alto mare delle probabilit cos facilmente "affondabili"?
g. - Si confessa che la battaglia d'arresto alle porte della Tripolitania (El Algheila-Merada) non fu potuta imbastire per mancanza di mezzi.  vero o falso allora ci che si asserisce subito dopo e cio che durante la ritirata i materiali perduti furono pochissimi (rapporto Giglioli)?
h. - Si definisce errore la sostituzione del generale Messe in Russia (errore dovuto alle solite gelosie, alla fama di convinto fascista che il generale godeva ed alle troppo rigide norme sull'anzianit di grado). Chi commise anche questo errore? Mussolini? O Mussolini lo permise, ci che date le sue responsabilit equivale a commetterlo?
i. - La linea del Mareth  giudicata forte all'ala sinistra, debole al centro, quasi inesistente all'ala destra (truppe sahariane senza artiglierie). Si determina una resistenza all'ala sinistra seguita da un prevedibile cedimento all'ala destra. O fu anche questo imprevisto nonostante si conoscesse questa non efficienza e l'eccezionale dotazione di mezzi corazzati e meccanizzati di cui disponevano gli inglesi?
l. - Pantelleria, pomposamente definita l'anti-Malta. Mussolini vuol mettere in rilievo una bravata: l'atterraggio al campo aviatorio dell'isola quantunque non del tutto ultimato. L'uomo prodigio ricorre dunque a queste miserie retoriche?
 II. Da Pantelleria alla Sicilia
a. - Relazione Ambrosio: Ritiene poco probabile un attacco alla Sardegna e, invece, di reale e preminente importanza per gli alleati una invasione della Sicilia. Riguardo alle linee arretrate (arco di contenimento) costruite in Sardegna afferma che a queste si  data maggior consistenza delle opere difensive costiere (gi difettose!), e ci in contrasto con la tecnica moderna "la quale si propone di stroncare lo sbarco sulla spiaggia e possibilmente anche prima, cio in mare". Che questi siano i dettami della tecnica moderna  inesatto. Sono i dettami della tecnica antisbarco di tutti i tempi. La tecnica moderna semmai dovr prevedere azioni concomitanti di truppe paracadutiste a tergo degli schieramenti difensivi costieri e tender alla distruzione di tali truppe appena abbiano toccato terra e possibilmente prima ancora che l'abbiano toccata, in cielo.
Afferma poi, il generale Ambrosio, che occorrono in Sardegna cannoni e cannoni; che la organizzazione difensiva creata, sebbene difettosa, rappresenta una buona ossatura per la resistenza; e che sono in corso ulteriori potenziamenti in armi automatiche e alacri lavori. Ora, poich la Tunisia era gi caduta all'epoca della relazione e la minaccia di una invasione gi potenziale, non si trattava di sapere se erano in corso o meno lavori e ulteriori potenziamenti, ma se la loro consistenza poteva ritenersi sufficiente e pronta a tempo opportuno. Il dire che determinati provvedimenti sono in corso senza specificare per quando potranno essere pronti non pu certo mettere uno SM in grado di poter dare sicure disposizioni per la difesa. La relazione Ambrosio lasciava quindi... il tempo che trovava anche in Sardegna, se realmente era concepita nei soli termini riportati da Mussolini.
b. - Mussolini scrive: "Come si vede ai primi di maggio del '43 l'atteggiamento del generale Ambrosio Capo di Stato maggiore generale non ammetteva neppure come remota ipotesi una resa a discrezione, come avvenne quattro mesi dopo". E sta bene. Il generale Ambrosio pu aver profondamente errato o, anche, aver artatamente taciuto il suo pi vero giudizio. Ma di grazia qual era il giudizio o l'opinione di Mussolini, capo delle forze armate? Perch Mussolini ama tanto mettere in rilievo le opinioni altrui o le altrui mancate o errate ipotesi, e nasconde tanto accuratamente quali fossero le proprie?
c. - Mussolini afferma, per quanto riguarda la situazione della Sicilia nel giugno 1943 "nonostante la preparazione ecc. ecc.". E perch Mussolini non si rese personalmente conto delle condizioni della nostra difesa in Sicilia, quando da questa ed esclusivamente da questa dipendeva tutta la resistenza dell'intera nazione? Un capo che non si renda personalmente conto di ci che grava sulle sue responsabilit di capo, non  un capo. Tanto meno un Duce.  un abulico o un criminale.
 III. Lo sbarco in Sicilia
Si rivela che nonostante la gravit della situazione dopo i primi attacchi alla Sicilia, Mussolini, comandante supremo,  inesorabilmente assente. Sta prudentemente a Roma. Non constata mai de visu. E si rimette ai rapporti degli ufficiali di SM. Troppo poco quando le sorti della nazione sono in gioco al completo, specie se, come Mussolini stesso lascia pi volte intendere, dello SM non ci si poteva troppo fidare.
Si ha la netta sensazione che Mussolini si limitasse in realt ad ascoltare pi o meno attentamente rapporti e pareri dello SM. Nessun intervento diretto n tempestivo, n efficace n sbagliato. Assenza completa. Passivit.
 IV. L'invasione e la crisi
Dalla nota del 14 luglio (il Duce al Capo dello SMG): " assolutamente necessario - per valutare uomini e cose - di conoscere quanto  accaduto.  assolutamente necessario". Esplicita confessione, questa, di ignoranza totale. Non si conoscono le cose, perch non si conoscono neppure gli uomini. Del resto la nota  per la massima parte passiva: si limita a chiedere chiarimenti su quanto  avvenuto in Sicilia. Uniche, vaghe e primordiali direttive: a) resistere a qualunque costo a terra; b) ostacolare i rifornimenti del nemico con impiego massiccio delle nostre forze di mare e del cielo. Troppo poco, evidentemente, per un capo che si vanta di dirigere tutto personalmente con precisione e infallibilit.
 V. Dall'incontro di Feltre alla notte del Gran Consiglio
a. - Riferendosi alla crisi politica Mussolini asserisce: "La monarchia italiana ed i suoi complici non avevano che un sol compito: realizzare, attraverso la disfatta militare, la catastrofe del fascismo. Il re sta al centro della manovra, perch aveva motivo di pensare che la vittoria delle armi, strappata e conquistata dal fascismo, lo avrebbe ancora diminuito. Da vent'anni egli aspettava l'occasione propizia".
Stato di tensione latente dunque, tra monarchia e fascismo. Ma nessuno dei due poli ha in animo e si preoccupa delle sorti del paese. Mussolini pensa al sopravvento sulla monarchia. Il re alla propria corona. Il primo vuole la guerra e vuol vincere la guerra per la vittoria del fascismo. L'altro pure vuole la guerra, ma vuol perderla per vincere, per vincere il fascismo, quel fascismo d'altronde incongruente che tram nell'ottobre 1922 col ramo collaterale dei Savoia Aosta per sostituirlo ai Savoia Carignano, pur essendo partito dalla clamorosa "tendenzialit repubblicana". Filibustieri l'uno e l'altro, re e duce, che per non si accorgono di avere alle spalle un filibustiere pi grande di loro, Hitler, che li far cadere in un suo tranello per mettere le unghie rapaci sull'Italia.
Morale: il popolo italiano  allo sbaraglio e soffre, non per il proprio bene avvenire, ma per dare la possibilit al fascismo e alla monarchia di gravare domani come un unico macigno di piombo sopra se stesso e, infine, per dare la possibilit al pi grave macigno teutonico di piombare sopra l'Italia. Ecco, in vera sostanza, ci che al volgo incosciente viene gabellato per "patriottismo". Nessuna meraviglia quindi se al sacro nome di patria la massa rimanga ora indifferente e sorda quasi, e si esalti invece al grido di "libert". Il popolo sente ormai chiaramente che soltanto nella libert da tutte le tirannidi la patria potr concretarsi o ricostruirsi come bene collettivo.
b. - Colloquio di Feltre. Si ha la netta impressione che dai tedeschi non si sia ottenuto nulla di positivo. Hitler tiene un lungo discorso evidentemente preparato: molte parole... Forse da parte tedesca si pregusta gi il crollo militare italiano e la conseguente, logica, attesa, occupazione militare tedesca della penisola. Mussolini ricorda al Fhrer che "la causa  comune". Il re, accigliato e nervoso, nel colloquio seguito all'incontro di Feltre, dice a Mussolini: "Bisogna porre il dilemma ai tedeschi". Tutto ci  sintomatico.
c. - Mercoled 23 e gioved 24 luglio. Rapporto a Palazzo Venezia. Mussolini  informato dell'ordine del giorno che Grandi presenter al Gran Consiglio, ordine del giorno che Mussolini definisce fin da allora inammissibile e vile. Un uomo politico di grande chiaroveggenza e di grande energia quale Mussolini amava lasciarsi credere, rimane inattivo, non reagisce. Non crede al "giallo giallissimo" che Scorza gli prospetta. Va incontro agli eventi come una pecora. Nello stesso giorno riceve Grandi che sfiora diversi argomenti e tace invece ci che sta maturando. Ma anche Mussolini tace su questo argomento, non affronta Grandi. Se l'uno  vile che tradisce, l'altro  ignavo... E questo era il Capo, il Duce.
 VI. La riunione del Gran Consiglio
Mussolini: "Io non ho minimamente sollecitato la delega del Comando delle Forze armate operanti, rilasciatami dal re il 10 giugno. L'iniziativa di ci appartiene al Maresciallo Badoglio". Qui Mussolini diventa bambinesco. D l'impressione dell'incosciente che si vuol scagionare delle responsabilit, che tenta di farsi passare per vittima di chi tali responsabilit ha voluto addossargli, costretto a subirle. E passa abilmente sotto silenzio il troppo noto discorso al Senato di qualche anno prima, in cui dichiarava pomposamente che un problema del comando unico non esisteva in Italia in quanto che lui, soltanto lui, Mussolini, avrebbe assunto il comando delle forze armate di cielo, di terra e di mare. Qual  il vero volto di Mussolini? Quello del discorso al Senato o quello delle dichiarazioni all'ultimo Gran Consiglio? Le seconde smentiscono il primo.
 VII. Da Villa Savoia a Ponza
a. - A proposito del piccolo, livido Albini... Insomma tutti inetti, tutti vili e spregevoli questi "collaboratori" di Mussolini?
b. - "Mussolini entr a Villa Ada con l'animo assolutamente sgombro da ogni prevenzione, in uno stato che visto a distanza potrebbe chiamarsi di vera e propria ingenuit." Il superbo leone non era dunque che un modesto agnello. Dov' il chiaro, anti e onniveggente, l'onnipossente Duce? Mussolini dimentic la maschera a Palazzo Venezia, e cadde nell'imboscata delle... maschere di Villa Ada. I fascisti, la milizia, i moschettieri del Duce? Nessuno a proteggerlo, a liberarlo? Tutti sepolti, prima d'esser morti. E soltanto a Ponza, l'isola di Agrippina e di Ras Imer, Mussolini si rende finalmente conto del suo stato di prigioniero. Un po' tardo... d'intuizione, Mussolini.
c. - La cronistoria dei trasferimenti, la cosiddetta commedia della "residenza privata" di Mussolini non interessa, se non in quanto dimostra la grande indecisione di un altro piccolo uomo, Badoglio governando.
 VIII. Da Ponza alla Maddalena al Gran Sasso
Semplice cronistoria dei fatti, nella quale quanto ci sia di reale o di inesatto, di manchevole o di eccedente lo si potr vedere, forse, da una ricostruzione meno interessata e meno guardinga. Nulla di interessante, qui, se non questi due particolari:
a. - Ammiraglio Bruno Brivoneri.  vero che fu direttamente responsabile della perdita di dieci navi e di parecchie centinaia di uomini? E se era vero perch Mussolini, sapendolo, non lo fece pi seriamente punire e toller invece le sole sanzioni di carattere interno stabilite dalle autorit della marina?
b. - Il dono di Hitler a Mussolini durante la permanenza di questi alla Maddalena, le opere di Nietzsche in 24 volumi, potevano anche graziosamente e furbescamente significare: "Caro Mussolini, tu non sai ancora bene la lezione... del superuomo. Leggi e imparala direttamente da Nietzsche...".
 IX. Primo grido d'allarme della dinastia
a. - 26 luglio. "Si assiste ad un voltafaccia completo. Un popolo cambia in mezz'ora tutto il corso dei suoi pensieri, dei suoi sentimenti, della sua storia." Falso. Non li cambia, li manifesta, semplicemente. Attonito s, ma di poterli finalmente manifestare. Quanto alla sua storia, non fa che ritornarvi dopo un traviamento di vent'anni.
b. - Mussolini chiede: "Quale giudizio dare di un popolo che offre di s un tale spettacolo al mondo con un cambiamento cos improvviso, e potrebbe dirsi isterico, di stato d'animo?". Ma la domanda che tutti si saranno posta  un'altra: quale giudizio dare di un regime che crolla in mezz'ora, di una "dottrina" che in mezz'ora  da tutti seppellita senza bara e senza esequie?
c. - Promemoria del re. Questo documento, se autentico, dovr essere ben ricordato dai dirigenti di domani, e volgarizzato perch gli italiani in generale, ed i comunisti in particolare, lo abbiano ben presente. Esso dimostra: 1: La preoccupazione del re, in quel critico periodo, non per le sorti ed il bene del paese, ma esclusivamente per la propria corona. 2: I sottili inganni di cui si serve (e si  sempre servita) la dinastia per mantenere il potere anche contro la volont del popolo, che si tenta di incapsulare e soffocare con una parvente liberalit. 3: I patteggiamenti ed i compromessi cui  sempre pronta la corona per salvaguardarsi senza scoprirsi.
Mussolini giudica abbastanza esattamente questo memorandum e lo definisce non a torto "primo grido d'allarme della monarchia". Ma  forse anche l'ultimo...
 X. Verso la capitolazione
a. - "Calunnia calunnia qualche cosa rester!" Si sapr un giorno quali furono effettivamente le peccata mussoliniane oltre a quella massima della ventennale turlupinatura del popolo italiano, sfociata in una autentica criminalit? D'altronde, di fronte a quest'ultima, le minori peccata hanno ben poca importanza e nella storia non hanno che valore di aneddoto, se pure ne hanno il sapore.
b. - Affluenza di truppe e materiali tedeschi dal Brennero, da Tarvisio, da Ventimiglia dopo il 25 luglio. Badoglio assisteva dunque impassibile a questo afflusso di forze tedesche il cui scopo non poteva essere che quello di una sistematica "occupazione"? Chi aveva autorizzato questo afflusso? Nessuna possibilit diplomatica, n nessun tentativo di opporsi? Nessuna contromisura? E se buona parte delle nostre divisioni era dislocata fuori della patria in Grecia, in Albania, in Croazia, in Francia, in Oriente (vedi un po' quant'era apprezzata... prima dai tedeschi la nostra compartecipazione alle occupazioni d'oltreconfine!) nessuna possibilit di richiamare classi? Non balen l'idea di un subito appello al popolo che, trattandosi di reagire ad una occupazione tedesca, avrebbe certamente risposto in massa? Non occorreva spifferare ufficialmente il vero scopo della mobilitazione totale che, ufficialmente, per i tedeschi, si poteva giustificarla con il pretesto della difesa dagli invasori... alleati. In tal caso anche l'esercito non sarebbe sfumato. E il popolo si sarebbe potuto armare anche clandestinamente. Ma forse del popolo armato si temette di pi che non delle armate... tedesche.
c. - Le istruzioni all'ambasciata italiana in Germania per ottenere l'autorizzazione tedesca al ritiro delle nostre divisioni dislocate oltralpe che seguito ebbe, infine? In tali istruzioni notasi particolarmente infelice la frase: "Prendete occasione da tali argomenti e anche da ogni altro che vi parr opportuno per far presente la necessit di queste nostre decisioni" che in parole povere suonano cos: inventate tutte le bugie possibili per giustificare i nostri progetti di prendere e mettere i tedeschi nel sacco italiano.
 XI. Settembre al Gran Sasso d'Italia
La polemica della guerra "sentita o non sentita" gi enunciata all'ultimo Gran Consiglio, si trascina anche in questo capitolo ed  riportata sul piano della guerra 1915-18. A che pro? Non interessa nessuno, ad eccezione di Mussolini forse, come espediente di autogiustificazione, ben sapendo egli che l'attuale "sua guerra" non era sentita e, si potrebbe dire, non era voluta.
 XII.(58)
a. - "Deciso a non consegnarsi al nemico" Mussolini. Vedremo che far quando il "nemico" sar qui, e lo raggiunger dove egli si sar rifugiato.
b. - Perch a Roma non viene dato l'ordine di resistere ai tedeschi? Perch il generale Carboni, propenso al combattimento, scompare?
c. - L'armistizio venne firmato il 3 settembre. Perch l'8 settembre non era ancora stato accettato ed Eisenhower d un radio-ultimatum di due ore? O per "accettazione" si deve intendere "comunicazione ufficiale e radiodiffusione da parte italiana"?
d. - La fuga. Il re ed i complici si salvano... Di fronte ai tedeschi rimane il popolo, gabellato fino all'ultimo, e lasciato inerme.
 XIII. Eclissi o tramonto?
a. - Il capitolo meriterebbe lunga disamina a parte. Fra "traditi dai germanici" e "traditori dei germanici" credo che noi saremo alfine considerati sotto l'uno e l'altro aspetto. Ma traditori in conseguenza dell'essere stati traditi, perch il tradimento dell'invasione era covato innegabilmente dai tedeschi e sarebbe stato attuato alfine anche con o contro Mussolini. Vedi Ungheria e Romania. E allora il nostro "tradimento" non fu che una legittima difesa del popolo e come tale sar indubbiamente riguardato.
Fra "eclissi o tramonto" non c' dubbio. Eclissi della libert, tramonto delle tirannidi. Eclissi del pensiero, tramonto della filia per la forza bruta che si tent di inculcare nel popolo italiano, contro la sua indole tradizionale. Fu una vera "caida vertical". Ma ho l'impressione, e forse in contrasto con la maggioranza degli italiani sfiduciati, che si sia caduti "in piedi". La nostra caduta data dal 1919-22. Ammaccati siamo s, ma risorgeremo nella libert per la grandezza spirituale di domani. Il tragico dilemma mussoliniano "Roma o Mosca" sar cancellato forse a non lontana scadenza dal binomio "Roma e Mosca"! E la civilt avr un nuovo formidabile impulso.
b. - Alcuni rilievi: "Un re che fugge consegnando volontariamente allo straniero - al sud nemico, al nord alleato - tutto il territorio italiano...". Qui  questione d'intendersi sul significato delle parole o sulla loro attribuzione. Stranieri l'uno e l'altro, d'accordo, ma che quello del nord sia l'alleato piuttosto che il nemico, gli italiani non sono dello stesso parere a quanto pare ed hanno una spiccata tendenza di assegnare l'attributo di nemico a quelli del nord piuttosto che a quelli del sud. Divergenze d'interpretazione.
c. - "La libert  quella che ognuno riserva per s e nega agli altri." No, questo  un concetto ammalato di scetticismo. Questa  la libert... concessa dalle tirannidi. Ma per fortuna nostra non sempre son tempi di tirannide e la libert pu assumere talvolta, anche se raramente, il suo unico vero volto: autocoscienza, cio libert di non nuocere ai comuni diritti. Non si invocano libert personali sconfinate, libert incoscienti.
d. - "Quando Napoleone chiuse il suo ciclo..." No, il paragone coi grandi non regge perch Mussolini si dimostr troppo piccolo e regge tanto meno con un Napoleone che non fu mai un autoincensatore. La lettera N ricorder sempre Napoleone, ma la lettera M non rimarr che una semplice lettera dell'alfabeto.
 XIV. Una "Cicogna" sul Gran Sasso
La storia della "Cicogna" sul Gran Sasso  soltanto aneddotica e non offre spunti particolari se non questo: che la famosa "Cicogna" port Mussolini dalla prigionia italiana del Gran Sasso, alla prigionia tedesca di Sal dalla quale pi nessuno lo potr liberare.
Le ironie sulla "blindatura cranica" di Mussolini, sulla sua dotazione di una gentile ulcera e del "duro a morire", sono di parecchi toni pi basse dei sarcasmi mussoliniani d'altri tempi. La parola di Mussolini cess di essere vibrante di sarcasmi dopo il settembre del 1939. Che avvenne di particolare in quell'epoca oltre all'aggressione tedesca alla Polonia?
 XV. Il conte di Mordano(59)
Altro trionfo pigmeo forse, di cui la dinastia si serv, buttandolo poi a mare... via Lisbona. Se ne serv anche Mussolini. L'"oscuro cronista del Resto del Carlino" non avrebbe dato fastidi forse... Altro errore. Un topo, un rosicchiante qualsiasi, pu ben far cadere un pachiderma..., tanto pi se si tratta di un pachiderma artificiale. E che Grandi fosse uno dei rosicchianti pi quotati nessun dubbio...
 XVI. Il dramma della diarchia: Marcia su Roma - 3 gennaio(60)
a. - "Che cosa fu la marcia su Roma? Una semplice crisi di governo, un normale cambiamento di ministeri? No. Fu una insurrezione? S. Sbocc in una rivoluzione? No, perch cambi il sistema di governo, ma non la forma istituzionale dello Stato."
Ebbene? Non si  proclamato sino alle 21 e 29 del 25 luglio 1943 che la marcia su Roma fu una grande rivoluzione? Nella Dottrina del Fascismo non si parla forse di Rivoluzione con la R maiuscola? E la mostra della rivoluzione a Roma? Che significa questo improvviso capovolgimento? Ciarlatani anche qui?
b. - "Come attaccare la monarchia che invece di sbarrare le porte le aveva spalancate al fascismo?" E quando mai la dinastia dei Savoia sbarr le porte a forze minaccianti la sua esistenza? Qui non vanno dimenticati i colloqui pro marcia su Roma fra i Duca d'Aosta e i plenipotenziari fascisti, colloqui nei quali venne concordata l'assunzione al trono del ramo Aosta nel caso di una recisa opposizione del lato Carignano alla marcia su Roma. E la dinastia spalanc le porte al fascismo... per chiudergliele poi alle spalle. Non ricevette anche il vecchio Turati, il re? Attenzione, signori dei nuovi governi...
c. - Diarchia. Mussolini dunque, che si definisce "terribile umorista senza saperlo" disse che il sistema era quello della stanza matrimoniale con letti separati... e con Consiglio dei ministri e Gran Consiglio, Reali carabinieri e MVSN, marcia reale e inno "giovinezza", saluto militare e saluto romano. Mussolini  dunque soltanto un "umorista"? Vede dunque chiaro e brancola come se fosse nel buio pesto? Vede le malefatte dei fascisti e le tollera, vede i pericoli della diarchia e li subisce. I suoi articoli sono dunque destinati a provocare una patente di assoluta inettitudine gratuitamente rilasciata.
 XVII. Il dramma della diarchia(61)
a. - Legge dei due "Primi marescialli dell'Impero". Povero reuccio incollerito per quest'ultimo smacco alla corona... Forse lo sarebbe stato meno se la legge fosse stata intitolata agli "Ultimi marescialli dell'Impero"... Ma tant', l'uno e l'altro maresciallo si equivalevano.
b. - Insomma si pu sintonizzare la catastrofe italiana affermando che il popolo ignaro fu vittima della sorda lotta fascismo-monarchia, Alemagna incombendo.
 XVIII. Profilo dell'esecutore(62)
a. - Di Badoglio Mussolini conobbe dunque in tempo vita, miracoli e capacit: lettera Rotigliano, lettera Cadorna, manoscritti Cavaciocchi.
Lo prescelse o lo sub? Nel primo caso  dimostrato ancora una volta che Mussolini propende sempre volentieri per i "mezzi uomini" se non addirittura per le nullit. Comodissimo sistema del giganteggiare anche quando si  mediocri, senza temere pericolose... superiorit. Nel secondo caso  ancora una volta dimostrato che la decantata indipendente autorit, l'energica direzione del Duce non era che una tragica parvenza. Mussolini subiva dunque anch'egli le imposizioni esterne.
b. - Badoglio non frequentava le grandi manovre annuali per non incontrarsi con gli uomini ch'egli detestava, come Cavallero. Se questo fatto, di per se stesso severamente condannabile, si ricollega a quanto  detto nella lettera Cadorna, ai sintomatici giudizi dello stesso Badoglio sui candidati al posto di sottocapo di SM, ed ai molti altri giudizi e fatti riferiti in questa Storia mussoliniana, ce n' abbastanza per trarne la conclusione che lo SM italiano nel periodo fascista e fors'anche del periodo precedente, era affetto da insanabile peste bubbonica. Sar bene tenerlo presente per gli opportuni e necessarissimi interventi chirurgici di domani.
c. - In data 30 dicembre 1934 Mussolini mandava ai suoi principali collaboratori politico-militari la sua "memoria" nella quale "era illustrato il piano per la conquista dell'Etiopia".  pur vero che nessuno fu tanto ingenuo da pensare che la conquista dell'Etiopia non fosse premeditata e che nessuno credette, tantomeno, alla "provocazione" con cui si tent di jugulare gli ambienti societari ginevrini. Ma che ora si indichi con tanta precisione anche il documento ufficiale che dimostra la nostra "aggressione", ci voleva proprio un diplomatico della levatura di Mussolini per farlo con tanta ingenuit.
d. - "Badoglio ostent il suo fascismo, anche se non tesserato." Altra incongruenza del fascismo: la tessera del partito era richiesta con massacrante intransigenza anche al pi umile operaio per il pi umile dei posti di lavoro manuale. Ma si ammettevano anche i non tesserati per le pi alte cariche ed i posti di maggiore responsabilit...
 XIX. 15 ottobre 1940 a Palazzo Venezia(63)
L'inettitudine dello SM italiano traspare da questo "rapporto" con chiarezza cristallina. I possibili "ostacoli" ad un'azione militare non solo non vengono adeguatamente considerati ma neppure si affacciano alle menti dei nostri strateghi, o almeno di quelli presenti a Palazzo Venezia in questa riunione del 15 ottobre 1940. Si pensa a Prevesa e si relega Salonicco fra gli obiettivi di secondaria importanza. A Salonicco si pensa soltanto per impedire che diventi porto di sbarco inglese. Neppure sfiorata la possibilit di tagliare l'esercito ellenico in due raggiungendo Salonicco dalla vallata della Vistriza. E si pensa di raggiungere Salonicco con l'impiego di due divisioni! Si ritiene poi senz'altro possibile l'occupazione delle tre isole Zante, Cefalonia e Corf e neppure si considera uno sbarco diretto a Prevesa per costituire una minaccia, almeno potenziale, a tergo dello schieramento greco dell'Epiro, sbarco che dovevasi pur ritenere possibile se tale era ritenuto quello sulle tre isole immediatamente antistanti.
Con un rapporto di uomini di 2 a 1 si ebbe lo svolgimento di operazioni che tutti sanno. Sette mesi di disastrose operazioni in luogo dei preventivati travolgenti 10-15 giorni. 40.000 morti. E Mussolini ha anche il coraggio di scrivere che la guerra contro la Grecia non fu cos disastrosa come si volle allora far credere!
Mussolini! Tu chiami gli italiani a pensare ai 40.000 morti in Albania. Ma noi, italiani, li vediamo levarsi spettrali nel lugubre silenzio delle terre di Scanderberg e urlare contro di te la loro tremenda accusa. Al loro urlo fa eco immensa quello dei loro fratelli di Francia, d'Africa e di Russia!
 Un anno di lotta per la liberazione(64)
Il 25 luglio 1943 crollava ingloriosamente la dittatura mussoliniana.
Le recenti rivelazioni del prigioniero di Hitler(65) non sono certo servite a dar tono di tragedia e di grandezza agli eventi ed ai protagonisti di quei giorni. Mussolini si  rivelato ancora una volta come un lugubre buffone, traditore miserabile, capo di loschi difensori del privilegio e del parassitismo contro ogni vero interesse nazionale. Ma le rivelazioni mussoliniane dimenticano, come gi un anno fa troppi fecero, il vero protagonista degli avvenimenti che determinarono il crollo del regime fascista: il popolo italiano, capace di far sentire il suo "basta".
Il 25 luglio non  certo la data di una sollevazione popolare, ma  tanto meno un regalo fatto ad un popolo inerte ed ignaro. Il nostro partito rivendic subito al popolo italiano di aver determinato la caduta del fascismo, al tempo stesso in cui gli indicava la via da seguire, in contrasto con chi raccomandava di giubilare soltanto e di aspettare fiduciosi che altri regali piovessero dall'alto.
Il colpo di Stato fu una necessit che aveva come determinante l'opposizione popolare alla guerra fascista, quell'opposizione che si era manifestata gi durante la guerra d'Africa e pi ancora durante l'aggressione mussoliniana alla Spagna repubblicana. L'esercito fascista non poteva pi condurre la guerra perch non solo mancava ogni forza morale che spingesse i soldati a battersi, ma anche la coazione si era fatta ormai inefficace nella sempre pi matura coscienza della lotta liberatrice. Il colpo di Stato fu una necessit di fronte al fallimento del tentativo fascista di irretire la massa e di ingannarla con la politica sindacale, per costringerla a sopportare le miserie della guerra rovinosa. I lavoratori si valevano di ogni minima possibilit offerta dai sindacati fascisti per lottare, per dimostrare la loro decisa opposizione al sistema.
 questa una verit che il nostro partito soprattutto deve affermare, perch il partito comunista fu sempre presente fra i lavoratori, fra i giovani, fra i soldati italiani. Perch fu esso negli anni pi oscuri a raccogliere ogni voce di protesta, a guidare ogni rivolta, a rafforzare ogni resistenza. Le migliaia di combattenti imprigionati e condannati dal fascismo, le centinaia di morti in Italia e in Spagna, furono l'avanguardia di un popolo che non desistette dall'opporsi ai suoi nemici. Quando sotto questa spinta il regime della dittatura parve in estremo pericolo, la rivoluzione di palazzo (che non voleva certo andare molto al di l di qualche cambiamento di nomi) venne, ma non fu un regalo.
La rivoluzione di palazzo non  l'inizio della nuova storia d'Italia, ma lo  l'ondata popolare che si rovesci contro l'apparato fascista iniziando di fatto il processo di defascistizzazione e che subito pose come imprescindibile esigenza quella pace che sola poteva voler dire la collaborazione con le nazioni libere contro il nazifascismo, per la soluzione sul piano internazionale dei problemi della libert e della democrazia.
Fu l'ondata che liber i detenuti politici, malgrado le opposte intenzioni reazionarie, che cre le commissioni operaie, che mise in fuga gli sgherri di Mussolini, che impose la presenza popolare l dove secondo le intenzioni dei promotori sarebbe bastato l'esercito ed un decreto di stato d'assedio.
Questo movimento popolare fu possibile perch il 25 luglio non fu uno svegliarsi da un lungo sonno, ma invece la possibilit di condurre pi apertamente e su scala pi vasta una lotta gi da lungo tempo intrapresa. Gli operai che avevano dimostrato la loro decisa avversione negli scioperi di marzo(66), l'esercito che non voleva combattere la guerra ingiusta, erano stati i veri artefici della disgregazione dell'apparato repressivo, coloro che avevano imposto che si mettesse alla porta il duce, fino allora incensato.
E con essi, alla loro testa a dirigerne le lotte, era il nostro partito con i suoi giornali, con il suo apparato illegale, con le sue cellule nelle officine e nei villaggi. Noi non possiamo per questo essere d'accordo con Giustizia e Libert che scrive che il 25 luglio il 95 per cento dell'antifascismo era in carcere, al confino o in esilio. No, il nostro partito, che aveva allora il numero pi grande di carcerati, di confinati, di esiliati ha dimostrato con la lotta la sua presenza e con l'azione unitaria (che ha condotto al Fronte nazionale) ha dimostrata e valorizzata la presenza dell'antifascismo italiano, nel movimento popolare, prima ed oltre ogni intrigo di colpo di Stato.
Durante i quarantacinque giorni molti, anche i militanti antifascisti, parvero pensare che il problema della libert e della democrazia comportasse una soluzione pacifica. Il nostro partito invece indic subito la via da seguire: organizzare la lotta per la pace e prepararsi alla difesa contro gli attacchi hitleriani. Non era questione di costituire un apparato nuovo che si proponesse una amministrazione migliore, ma di risolvere attraverso duri sacrifici i grandi problemi della nazione tradita e condotta alla catastrofe. Per questo programma il nostro partito pensava che tutte le forze nazionali dovessero essere unite: per realizzare questi compiti essenziali gli parve sempre necessario sormontare ogni sterile intransigenza formale. Quello che i comunisti non ammisero mai fu che si potesse rinunciare all'azione.
La posizione di dirigente riconosciuto della classe operaia, ottenuta con le molte commissioni interne (prima ancora di ogni riconoscimento legislativo da parte del governo), fu utilizzata per mobilitare le masse sul terreno politico, sul quale soltanto ogni altro problema di classe poteva trovare le premesse di soluzione. Il grande sciopero d'agosto a Torino(67) (quando per la prima volta dopo vent'anni tutte le fabbriche si chiusero ed i trams si arrestarono perch il proletariato lo volle)  una grande battaglia, una pagina gloriosa di quest'anno di storia. Quando il ministro Piccardi fu a Torino e a Milano, le commissioni interne gli si rivolsero intimando al governo la cessazione della guerra a fianco della Germania nazista. E al ministro, che allegava la debolezza del governo e le difficolt militari, risposero che la classe operaia era pronta a marciare, e a combattere per una guerra giusta.
Sorsero allora i primi GAP(68), mentre si iniziava il movimento per la costituzione della Guardia nazionale(69).
Il partito comunista ne fu il pi strenuo assertore, tentando con ogni mezzo di vincere diffidenze e di superare ostacoli.
I giorni ormai lontani del settembre 1943 non sono soltanto i giorni dello sfacelo del vecchio esercito, tradito dalla quinta colonna e abbandonato da ufficiali inetti. Sono pur stati quelli i giorni del popolo che voleva combattere, che a Roma, a Milano, a Torino, chiedeva le armi. Poich, ad ogni momento essenziale di questo anno di storia, il popolo italiano  stato presente, ed ogni volta ha dimostrato di acquistare, attraverso la lotta e l'attivit politica, una pi chiara coscienza, una maggiore capacit di orientamento, un pi deciso spirito combattivo.
La debolezza e la costituzionale incapacit del governo ed il tradimento fascista aprirono tutte le porte all'invasione tedesca. Parve per un momento che ogni resistenza italiana fosse crollata, che ogni nostra azione fosse impossibile.
Gli uomini ai quali si erano negate le armi in settembre e gli altri, i soldati ai quali si  voluto farle abbandonare, non si sono accasciati nella disperazione. Il movimento partigiano, che subito ha avuto il sostegno unanime di tutta la popolazione,  stato la prova della capacit delle masse popolari a capire la via giusta ed a seguirla.
La guerra alla Germania a fianco dei popoli liberi era l'unico mezzo per riscattare l'Italia dal peso dei crimini della guerra fascista, e l'azione partigiana era l'unico mezzo per fare la guerra. Su questa strada apparve subito l'ostacolo dell'attesismo, pi grave di ogni mancanza di armi e di ogni reazione nemica. Per la concezione opportunista che sotto mille pretesti diversi voleva concludere "lasciamo che la guerra la facciano gli altri". Ancora una volta i comunisti si mobilitarono, la lotta contro le manifestazioni attendiste fu opera di convinzione e di propaganda, fu polemica ma fu soprattutto l'esempio dell'organizzazione militare, dell'attacco, fu il sacrificio dei combattenti caduti.
Cinquantacinque Brigate d'assalto Garibaldi, centinaia di distaccamenti GAP sono il consuntivo dello sforzo dei combattenti d'avanguardia. Ed  alla loro incondizionata dedizione alla guerra di liberazione nazionale, al loro spirito unitario che si deve la formazione del comando unificato che raccoglie nel Corpo dei volontari della libert tutte le eroiche forze partigiane.
Vaste zone liberate, incessante azione offensiva, concreto apporto alla marcia degli eserciti delle Nazioni Unite, hanno valso loro il riconoscimento del QG alleato e l'inclusione nel rinnovato esercito italiano.
A questa azione di guerra si  andata coordinando ogni altra azione, poich la preparazione dell'insurrezione nazionale esige appunto che la azione dell'avanguardia partigiana si coordini con la mobilitazione delle larghe masse popolari.
E questa mobilitazione  stata larga e sistematica. Il proletariato italiano  sceso in lotta ripetutamente, sostenendo gli scioperi che sono certo fra i pi grandiosi avvenuti in regime di occupazione nazista. Da ottobre a dicembre si  ripetutamente scioperato in ogni regione d'Italia. A marzo si  avuto lo sciopero generale(70), recentemente, in concomitanza con gli avvenimenti militari e per resistere contro le rapine naziste, i grandi scioperi di Genova e Torino. In queste azioni c' stata sempre una connessione stretta tra la lotta per la difesa degli interessi immediati e la lotta di liberazione nazionale. Contro gli industriali collaborazionisti e per il sabotaggio della produzione di guerra, contro nazisti e fascisti per l'indipendenza e la libert. E quasi dovunque c' stata connessione diretta della lotta armata dei partigiani, dei GAP, delle squadre operaie con gli scioperi e le dimostrazioni di massa.
Queste lotte cos generali e spesso violente, non sono ribellioni di masse esasperate dal terrore e dalla miseria, ma azioni preparate e dirette dagli organismi di massa e da quadri avveduti e agguerriti.
E attivi contro l'invasore e i fascisti sono stati i contadini, con l'aiuto ai partigiani, con la formazione dei Comitati e delle Squadre di villaggio, con le dimostrazioni ripetute e generali. Cos questa guerra di liberazione  la prima guerra che i contadini italiani hanno sentito come guerra nazionale e alla quale hanno partecipato volontari.
Un fatto nuovo di quest'anno, il cui valore positivo non deve in nessun modo essere svalutato,  appunto il sorgere e l'affermarsi delle organizzazioni di massa clandestine. Al 25 luglio e nelle settimane immediatamente successive, i partiti politici inquadravano le minoranze attive politicamente, senza che fra essi e la nazione esistessero organismi capaci di abbracciare le masse e abituarle all'organizzazione, all'attivit, all'autogoverno, premesse di partecipazione effettiva alla vita del paese e garanzia di democrazia vera.
Il Comitato di liberazione nazionale non pot essere pensato che come coalizione di partiti politici. Oggi, dopo un anno di lotta, le cose stanno su di un piano diverso. Migliaia e migliaia di giovani si sono raccolti nel Fronte della giovent e migliaia di donne nei Gruppi di difesa. Sono sorti nei villaggi i primi Comitati contadini. Cos che pu oggi porsi il problema (che gi trova le sue prime realizzazioni), di un'integrazione dei CdLN coalizionistici con gli organismi di massa e l'avvio alla trasformazione dei comitati stessi in organi democratici rappresentativi.
I giornali, i comitati, le riunioni, sono gli indici di una vita nuova che era stata interdetta per decenni e che oggi pare cos importante al nostro popolo che esso la vive malgrado ogni difficolt, malgrado ogni repressione terroristica. Che queste organizzazioni siano la realt, che la loro non sia vita fittizia, che non raccolgano minoranze avulse dalla vita del paese lo dimostrano le azioni che esse hanno promosso e diretto.
Gli scioperi, le dimostrazioni di donne per il pane, contro il terrore, contro le razzie tedesche, le manifestazioni dei giovani sboccate recentemente nei comizi di Torino, e soprattutto l'aiuto continuo alle formazioni partigiane in uomini, in mezzi, in ogni ausilio possibile e l'azione di sabotaggio sempre pi intensa in ogni luogo dove i tedeschi cercano di far lavorare per la loro guerra.
 la caratteristica fondamentale di quest'anno di essere stato un anno di lotte continue, di aver visto in campo non pi soltanto minoranze d'avanguardia, ma le larghe masse popolari.  stata una dura esperienza, ma una esperienza che ha confermato la possibilit della lotta e che avvicinandoci alla conclusione della guerra liberatrice ne ha dimostrato l'utilit. La via giusta,  apparso chiaro,  quella dell'unione di tutte le forze nazionali per attaccare subito, sempre ed ovunque il nemico, con ogni mezzo del quale disponiamo.
Quando nell'Italia liberata  sembrato che le forze nazionali perdessero di vista questo obiettivo e si cacciassero in un vicolo cieco di sterili contrasti, il nostro partito  intervenuto per ricordare che prima d'ogni altra cosa  la lotta e l'unit per la lotta. L'iniziativa del compagno Ercoli ha trovato subito consenzienti laggi partiti e uomini rappresentativi, mostratisi sensibili ai supremi interessi della nazione. A questa iniziativa ha plaudito anche nell'Italia occupata la quasi totalit seppure ancora una volta ci sono state in alcuni militanti di altri partiti antifascisti opposizioni ed incertezze.
Queste opposizioni ed incertezze dimostrano come ancora accada che a volte all'azione effettiva si antepongano delle intransigenze, delle difese di posizioni particolaristiche, che non possono essere dettate se non dall'incomprensione della necessit assoluta di porre in primo piano l'unit nazionale, per la liberazione e la salvezza della nazione. Si dimentica talvolta che partiti e uomini saranno giudicati alla stregua della loro partecipazione alla guerra liberatrice.
Ma la rapida liberazione di Roma e la formazione di un nuovo governo fondato sul CdLN hanno rinsaldato l'unit del Fronte nazionale nella garanzia degli sviluppi progressivi della democrazia italiana.
L'unit nell'azione e per l'azione non ha mai trovato assente il partito comunista. Esso  orgoglioso di aver realizzato una politica nazionale che ha avuto come supremo obiettivo la cacciata dell'invasore e lo sterminio del fascismo. La sua leale collaborazione nel CdLN, il patto d'unit con il partito socialista, l'adesione dei comunisti a tutti gli organismi di massa, sono la prova di come esso consideri l'unione nazionale, il compito attuale da realizzare per permettere la soluzione di tutti i problemi che assillano il popolo italiano.
Guardando indietro a quest'anno di storia il partito (nel quale sono tornati a raccogliersi coi compagni che erano in linea il 25 luglio, i reduci dal carcere, dal confino, dall'esilio e nel quale sono accorsi migliaia e decine di migliaia di nuove reclute) vede ancora molti errori, molte deficienze del suo operato, ma  sicuro di aver percorso nel complesso la via giusta, di essere stato sempre all'avanguardia dove c' stata lotta, dove c' stato sacrificio.
Quando il compagno Ercoli  tornato in Italia, la sua azione e la sua parola ci hanno guidato innanzi su questa via; su questa via, sotto la sua guida, noi vogliamo proseguire perch "l'Italia deve tornare e torner ad essere, per opera del suo popolo, un paese libero, unito, indipendente, rispettato nel mondo"(71).
 I cattolici e la lotta per la liberazione
nazionale e per la democrazia(72)
Conferma, tra le pi significative, della vastit del moto di riscossa,  la partecipazione, per pi aspetti decisiva, delle masse cattoliche alla lotta di liberazione nazionale. E come l'intervento nella guerra di liberazione di masse nuove a qualsiasi vita politica  un indice del rinnovamento democratico che si opera nella lotta, cos l'intervento delle masse cattoliche indica il superamento della pregiudiziale che le teneva lontane dalla partecipazione attraverso un insieme di condizioni e di cautele che non cessarono nello stesso partito popolare.
Il superamento di questi residui ideologici e politici si compie oggi, nella vivificante atmosfera della lotta democratica per la liberazione della umanit dal nazifascismo; non si comp, che anzi i dissensi si acuirono, nell'ambiente dei rapporti tra Chiesa e Stato fascista.
La vastit della partecipazione dei cattolici(73), causa in larga parte determinante del sostanziale atteggiamento di appoggio della Chiesa cattolica alla guerra di liberazione, non ha bisogno di dimostrazioni: il loro appoggio ha rafforzato la profonda solidariet che lega ai partigiani i contadini ed i valligiani; il loro appoggio ha fatto clamoroso il fiasco delle leve forzate della sedicente repubblica sociale; il loro appoggio ha dato compattezza ancora maggiore ai grandi scioperi.
Molto deve agli operai, ai contadini, agli intellettuali cattolici la nuova Italia che va sorgendo dalla lotta di liberazione e di questo contributo la classe operaia ed il partito comunista nella sua immediata adesione alla realt, sono i primi ad essere consapevoli.
Vogliamo ora esaminare le ragioni della partecipazione cattolica alla lotta di tutto il popolo; vogliamo provare che questa non deriva da concordanze contingenti, ma dall'esistenza di obiettivi comuni.
La classe operaia e il partito comunista, che ne  l'avanguardia organizzata, hanno combattuto il fascismo fin dalle origini: espressione della dittatura terroristica dei gruppi pi reazionari del capitale finanziario, il fascismo era il nemico mortale della classe operaia e del popolo tutto; era il distruttore delle organizzazioni nelle quali le masse popolari, non pi "plebi incolte", conquistavano finalmente una nuova vita e una nuova dignit sociale; era il profittatore impudente che riversava sulle spalle del popolo il peso della difficile liquidazione di una guerra di cui altri aveva largamente profittato; era, infine, il rappresentante di coloro che da un'economia male impostata, non trovavano altra soluzione che la guerra e l'aggressione di popoli pacifici.
Non a tutti era chiaro il cammino sul quale il fascismo avviava la nazione, non a tutti era chiara la catastrofe che concludeva tale cammino. Si pensava, ad esempio, da taluni elementi del partito popolare, di poter ancora vegetare all'ombra del littorio, si sperava di conservare cooperative e banche popolari, ci si illudeva di poter raffrenare e domare la furia distruggitrice del fascismo arrestandola davanti ad istituti radicati nell'animo delle masse da lunga tradizione e da secolare rispetto di popolo.
La lotta contro il fascismo appariva, cos, rispondere soltanto all'interesse particolare della classe operaia e non si intendeva come la classe operaia rappresentasse interessi veramente nazionali e li difendesse in nome del popolo tutto.
Quando, iniziatosi il ciclo tragico delle aggressioni e delle guerre, il fascismo colp la nazione alle sue radici, spezzandone la vita economica, conculcando ogni dignit umana nel mercenarismo e nella brutalit, insudiciando ogni onore di nazione, quando il fascismo attacc le basi stesse della vita familiare avvilendo i giovani in una educazione di cieca violenza, la classe operaia e il partito comunista lanciarono ancora una volta il loro appello e subordinando ogni altra considerazione al pi grande interesse nazionale, animarono la nazione alla lotta per una vita dignitosa nella libert, operosa nella pace.
L'affermarsi del vassallaggio dell'Italia alla Germania, anche nel campo ideologico, aggiunse una nuova tinta al fosco quadro della tragedia italiana e la Chiesa cattolica pot misurare ancora una volta il valore degli impegni assunti da un regime, celebratore dell'ingiuria e della violenza quali mezzi di normale diplomazia: dopo la coatta educazione della giovent nei ranghi dell'ONB e della GIL contrastante con i Patti lateranensi, la celebrazione della croce uncinata e del razzismo.
Cos di anno in anno, attraverso le pi terribili sciagure che mai abbiano colpito il nostro paese, si  venuto precisando agli occhi di tutti il volto bieco del fascismo, distruttore della famiglia, spregiatore di ogni dignit umana e corruttore di tante energie giovanili.
Assieme a tutto il popolo, anche le masse cattoliche sono state tratte alla lotta contro il fascismo dalla necessit di difendere i propri beni essenziali; perch lottare contro il fascismo significa lottare contro la guerra, per la salvezza della famiglia, per quell'elementare dignit umana senza la quale non vi  vita civile, n moralit individuale.
E quando il nazismo, in crudele attentato alla libera volont di pace della nazione tutta, calpest la nostra indipendenza nazionale, le masse cattoliche diedero, assieme a tutto il popolo italiano, il loro contributo di energie e di sangue alla lotta di liberazione.
Il Movimento della Democrazia cristiana, il pi importante movimento delle masse cattoliche, partecipa al Fronte nazionale e guida, assieme agli altri cinque partiti, il popolo italiano nella lotta che esso ha intrapreso.
Accanto ad esso ha preso vita il Movimento dei cattolici comunisti(74), avanguardia delle masse operaie cattoliche: formatosi a Roma,  l specialmente che esso, pur diffondendosi in tutta l'Italia, si illustr per il contributo di energie dato alla lotta comune. Anche il movimento dei cattolici comunisti si richiama al Fronte nazionale e ottenne per la sua attivit e per la sua linea politica il riconoscimento del CdLN.
E cos tutte le correnti politiche che si richiamano alle masse cattoliche dnno il loro appoggio alla guerra di liberazione, tutte poich i quattro pennivendoli di Crociata italica(75) non rappresentano una corrente politica, ma una congrega di avventurieri.
L'unione che si  andata cementando in questa lotta, l'unione profonda di tutte le masse popolari non si esaurisce, per, nel patto che stringe i sei partiti nel Fronte nazionale, ma lo supera per il concorrere, in quell'unione, di masse che nessun partito pu presumere di rappresentare, e specialmente di masse cattoliche lontane, ancora, da una posizione politica che possa dirsi di partito. Questo concorso spontaneo nella lotta di liberazione indica che qualcosa di profondo  andato compiendosi nella struttura politica e sociale del popolo italiano, poich non  soltanto alchimia di partiti quella che tiene legate le masse cattoliche alle altre nella lotta di liberazione, ma concordanza profonda di interessi e nuova comprensione delle naturali diversit ideologiche.
Di questo fatto nuovo  testimonianza la posizione stessa della Chiesa che, uscendo dal suo naturale riserbo, ha espresso, sia attraverso la parola di alti prelati, sia attraverso la vasta azione del clero minore, la sua adesione alla guerra di liberazione e l'accettazione della nuova funzione nazionale che alla Chiesa ne deriva(76).
Dare struttura politica allo spontaneo concorso delle masse cattoliche nella lotta di liberazione  compito che tocca ai cattolici ed ai comunisti italiani di assolvere: soltanto cos la naturale alleanza si convertir in una forza capace di moltiplicare, oggi, il comune contributo alla guerra di liberazione, soltanto cos l'alleanza di oggi sopravviver alla fase attuale della lotta per divenire una forza largamente operante nella democrazia della nuova Italia.
Cos noi pensiamo che molti problemi che si pongono oggi nella guerra di liberazione, possono e debbono venire affrontati e risolti di comune accordo con i cattolici.
La partecipazione ai Comitati di agitazione dei lavoratori cattolici accanto ai lavoratori comunisti e socialisti, accanto ai democratici del Partito d'azione,  una realt che va prendendo piede, riuscendo ad attivare la partecipazione di altri nuclei di lavoratori alla lotta; la Democrazia cristiana partecipa ai Comitati sindacali ed ha appoggiato sempre le lotte condotte dagli operai d'avanguardia. Ma questo non  ancora sufficiente: la partecipazione dei lavoratori cattolici agli organismi sindacali non deve rimanere fine a se stessa, ma deve essere la base per promuovere assieme una pi larga vita democratica nelle masse.
I motivi che conducono i lavoratori cattolici a collaborare con gli altri lavoratori nei Comitati d'agitazione, devono indurli a promuovere, assieme agli altri, i Comitati di liberazione nelle officine, nelle strade, nei rioni, nelle borgate.
Nelle campagne l'azione di Comitati contadini deve essere appoggiata dai cattolici: essi stessi debbono prendere l'iniziativa di costituirli, essi debbono promuoverli e indirizzarli, attraverso l'azione dei loro militanti, verso i compiti della guerra di liberazione. Accanto ai Comitati di contadini debbono prendere vita pi rigogliosa gli organismi bracciantili, i Comitati d'agitazione, che gi si sono illustrati conducendo la lotta delle mondariso e strappando migliori condizioni salariali nell'ultima campagna per la mietitura.
La forza e l'autorit di questi organismi, tesi oggi a contendere i nostri prodotti alla rapina nazifascista, deve appoggiarsi sulle formazioni partigiane di massa, sulle Squadre di azione patriottica (SAP). Urgenti problemi di governo si pongono oggi agli organi che la massa contadina ha espresso dal suo seno nelle zone liberate; Giunte comunali sono sorte e si vanno rinnovando in Giunte di governo; vasta  l'azione che i cattolici possono svolgere nell'interno di tali organismi e prezioso  il loro concorso per rafforzarne l'autorit ed appoggiarne le deliberazioni.
La presenza di diversi cappellani nelle Brigate garibaldine prova che anche nel campo dell'unificazione delle formazioni partigiane resta molto da fare, come grande pu essere il compito dei cattolici nell'ulteriore miglioramento dei rapporti tra i Volontari della libert e le popolazioni che cos eroicamente li appoggiano.
Collaborare oggi, dimostrare sul terreno dell'azione l'esistenza di obiettivi comuni, significa garantire anche per il futuro, nella democrazia della nuova Italia, un'azione comune dei cattolici e delle altre masse lavoratrici.
Nell'affermazione della democrazia, nell'azione diretta al miglioramento del livello della vita delle masse popolari e nella difesa della famiglia, noi scorgiamo i fondamenti di questa azione comune.
L'interesse delle masse cattoliche e della Chiesa alla democrazia e alla libert  una realt che venti anni di oppressione fascista hanno reso inoppugnabile: la distruzione delle fiorenti istituzioni sociali promosse dai cattolici nelle citt e soprattutto nelle campagne, la continua coazione che fin per ridurre entro limiti intollerabili la vita delle organizzazioni cattoliche e specialmente di quelle giovanili, l'asservimento delle opere pie a commissari fascisti ed infine il lento avvilimento di ogni dignit individuale, sono il prezzo che le masse dei lavoratori cattolici e la Chiesa hanno pagato all'uomo del Concordato.
Democrazia significa, invece, libera iniziativa alla Chiesa in tutti i campi della sua attivit, libera iniziativa nel quadro delle fondamentali garanzie dello Stato moderno.
Democrazia significa, per le masse cattoliche, libert di organizzazione e, in questa libert, la possibilit stessa di un coordinamento di una unificazione che, appunto nella libert trova la garanzia contro ogni sopraffazione ed usurpazione.
Per le masse lavoratrici la democrazia significa perci una libera vita sindacale in una confederazione unitaria dei lavoratori; e questa confederazione, nell'Italia liberata,  gi una realt in cui si riuniscono i lavoratori di tutte le correnti politiche e religiose.
Democrazia significa possibilit di dare struttura politica alle larghe masse contadine, significa, quindi, per i cattolici, possibilit di consolidare in forme organizzative la larga influenza che essi vantano nelle campagne. Attraverso i Comitati contadini, i CdLN di paese e di borgata, attraverso i Comitati d'agitazione dei braccianti, la pressione contadina non sar pi un dato incontrollabile soltanto indirettamente avvertibile attraverso saltuarie esplosioni di malcontento; le masse contadine potranno, nella democrazia, far sentire la loro voce in modo organico, sviluppare, quindi, un'azione feconda nel complesso delle forze popolari, diventare cos un fattore della vita politica e sociale dell'Italia, un fattore che conti in modo adeguato all'importanza che esso ha nell'economia del paese.
E noi invitiamo per questo i cattolici a partecipare in modo pi attivo alla costituzione dei vari organismi democratici di massa, perch soltanto nella misura in cui questi organismi operano oggi, si garantiscono un peso ed una efficienza per il domani.
L'esperienza storica del partito popolare, il peso delle masse cattoliche specialmente nelle campagne, ci indicano come anche nel campo pi propriamente economico si pongano obiettivi comuni ai cattolici ed ai comunisti.
La dichiarazione pontificia della necessit di garantire all'operaio un giusto salario, una casa ed una vita dignitosa, sono affermazioni di per s sufficienti a mostrare quanto cammino in comune debbono percorrere i comunisti ed i cattolici italiani. Precisare sin da oggi le forme, gli schemi di questa concordanza d'azione pu essere semplice esercitazione, ma tuttavia nell'espropriazione dei proprietari fascisti, nella revisione dei patti colonici, nello sviluppo di cooperative, specialmente agrarie, nella determinazione di un piano finanziario che equamente distribuisca le spese della ricostruzione e difenda la propriet contadina, si possono vedere alcuni dei problemi per la soluzione dei quali cattolici e noi dobbiamo collaborare.
Venti anni di propaganda fascista non sono valsi a persuadere gli italiani che il partito comunista  il negatore della famiglia; i cartelloni si sono succeduti ai cartelloni, ma hanno lasciato nella maggioranza, scettici gli italiani. Quest'anno infine che ha permesso ad ogni italiano di conoscere un comunista, ha sicuramente spazzato via anche gli ultimi residui della propaganda fascista. E d'altra parte come potrebbe essere contro la famiglia un partito che trae le sue forze dalle grandi masse popolari, un partito che  il partito del popolo italiano?
Nella sua sensibilit a tutti i problemi che agitano le grandi masse popolari, il Partito comunista italiano ha denunciato nel fascismo e nel nazismo i distruttori della famiglia, i responsabili dei dolori delle decine di milioni di famiglie travolte nella grande tempesta di questa guerra, i responsabili della corruzione di centinaia di migliaia di giovani, i responsabili della brutalit e dello sterminio in massa che hanno colpito in modo cos tragico tante popolazioni di questa martoriata Europa.
Ricostruire la vita nella quale la famiglia possa essere un centro di vita sociale, nella quale ogni uomo possa trovare la ragione del suo sforzo quotidiano, ricostruire un'Italia nella quale ogni famiglia possa allevare i propri figli ad una vita dignitosa: questa  l'aspirazione profonda di ogni italiano e non pu non essere l'obiettivo che si pone il partito comunista.
Cos nell'affermazione della democrazia attraverso il consolidamento degli organismi di massa, nell'elaborazione di un programma economico e sociale e nella difesa della famiglia noi vediamo i fondamenti di un accordo durevole e di una lunga unit d'azione tra i cattolici e i comunisti italiani, accordo che oggi pu venire completamente raggiunto con i rappresentanti della Democrazia cristiana.
Il Partito comunista italiano  il partito che, senza rinunciare alle sue convinzioni filosofiche, non ha mai svolto una lotta antireligiosa e non ha mai sviluppato una propaganda anticlericale, ma ha sempre offerto con lealt di collaborare con le masse e le organizzazioni cattoliche: ventitre anni di azione testimoniano che per i comunisti la fede religiosa non  un problema che divide gli italiani.
Sicuro di questo passato, sicuro della nuova comprensione che va stabilendosi tra le masse cattoliche ed il popolo tutto, il Partito comunista italiano sa che questa comprensione e gli accordi che ne deriveranno, come sono uno degli elementi che consolidano, oggi, il fronte della liberazione, cos saranno, domani, una delle basi della ricostruzione dell'Italia e della conquista di una vita migliore per tutti gli italiani.
 Perch vogliamo la democrazia progressiva(77)
La propaganda dei nazifascisti, ha intensificato in questi giorni la sua campagna di stupide menzogne a base di manifesti murali e di manifestini pseudo comunisti.
Con questo articolo noi intendiamo, non polemizzare, ma mettere bene in chiara luce gli scopi della nostra guerra contro il nazismo e il fascismo; vogliamo dire ancora una volta perch il PCI in stretta unit con tutti gli altri partiti antifascisti e con tutti coloro che vogliono l'Italia liberata dagli invasori tedeschi e dai traditori fascisti, lotta con tutte le sue energie per la liberazione del paese e per la sua conseguente ricostruzione su basi democratiche, popolari e progressive.
Ancora una volta ripetiamo che il PCI alla testa di tutto il popolo vuole l'unit di tutti i veri italiani per instaurare in Italia, non la dittatura del proletariato, ma una democrazia popolare in cui tutte le correnti politiche, tutti gli strati sociali abbiano il loro posto di responsabilit e di direzione, nella misura in cui hanno contribuito alla cacciata dell'invasore ed all'annientamento del fascismo.
Nel quadro della lotta di tutto il popolo italiano per l'indipendenza e la libert, il Partito comunista italiano indica nella conquista della democrazia progressiva la via che potenzia il contributo popolare alla guerra di liberazione e che permetter al popolo italiano di affrontare i problemi immediati della ricostruzione.
Noi parliamo di democrazia progressiva come della forma di vita politica e sociale che si distingue dalla vecchia democrazia prefascista in quanto si forma sull'autogoverno delle masse popolari. Non si tratta quindi di una democrazia che si esaurisca nella periodica consultazione elettorale, ma di una forma di vita sociale politica che assicura, attraverso le libere associazioni di massa un peso preminente alla partecipazione popolare al governo.
Il contenuto che meglio distingue questa democrazia dalla vecchia democrazia prefascista, si pu riassumere nella lotta contro il fascismo, inteso non soltanto come epurazione della societ dai collaboratori, ma come epurazione della struttura sociale ed economica dai cartelli e dai trust che hanno dato vita al fascismo.
Elementi di questa democrazia progressiva sono oggi le formazioni partigiane dei Volontari della libert, i Comitati di liberazione nazionale di massa, i Comitati di agitazione, i Comitati contadini, il Fronte della giovent, i Gruppi di difesa della donna, le Giunte popolari delle zone liberate.
Costituire, estendere, potenziare questi organi significa realizzare da oggi, nelle forme consentite dalla situazione, la democrazia progressiva: che non  ordinamento elargito dall'alto, ma la lotta nella quale le masse popolari acquistano esperienza, maturit e capacit politica. Lo sviluppo di questi organismi ci permette quindi di mobilitare nella guerra di liberazione gli strati sociali pi vasti e le correnti politiche pi diverse mentre garantisce organi dirigenti, capaci ed influenti, alla lotta insurrezionale.
In quanto questa democrazia  partecipazione di sempre nuove masse alla direzione della vita sociale e politica, in quanto  posizione di sempre nuovi problemi e conquista di sempre nuove soluzioni, essa non rappresenta una "tappa" nella quale ci si adagi ma un "processo" che ci porta sulla via delle realizzazioni massime della societ(78). In questo suo carattere progressivo risiede la sua capacit di affrontare i gravissimi problemi della ricostruzione, dopo aver condotto la battaglia insurrezionale alla vittoria.
Ricostruzione non  soltanto riparazione dei danni prodotti dalla guerra, ma  soprattutto riparazione dei danni prodotti da vent'anni di fascismo, vent'anni durante i quali gli interessi delle forze produttive sono stati subordinati al potere monopolistico dei gruppi che attraverso il fascismo hanno dominato la vita italiana.
Dunque problemi immediati della ricostruzione sono il riattivamento ed il rinascimento dell'apparato produttivo italiano, sono le riparazioni delle distruzioni dovute alla guerra. Concretamente ci significa costruire centinaia di migliaia di case, migliaia di km di ferrovie e di strade, centinaia di navi; significa fondare nuove industrie, trasformare quelle che ci restano, significa insomma imporre alla nazione uno sforzo produttivo colossale. Affrontare e risolvere questi problemi  condizione di vita per noi, ma affrontarli e risolverli  possibile solo se la classe operaia e le masse popolari riconosceranno che lo sforzo produttivo non sar pi rivolto ad arricchire pochi gruppi privilegiati od a precipitare il paese in nuove guerre.
L'operaio, il muratore, il contadino lavoreranno, daranno il massimo delle loro capacit solo se sentiranno di essere i costruttori di una nuova societ, nella quale la fatica del singolo contribuisca ad elevare, nel benessere collettivo, il benessere di ciascuno. Questa garanzia non si ottiene attraverso qualche decreto o qualche "Carta del lavoro", ma presiedendo concretamente all'opera di ricostruzione, stimolando il governo e l'apparato esecutivo e appoggiandoli nell'applicazione delle riforme democratiche; intervenendo nell'elaborazione dei piani di ricostruzione e di produzione, controllandone l'esecuzione. Tutto ci  possibile soltanto nella democrazia progressiva, nella larga vita politica delle masse, nella profonda maturit di governo che ad esse ne deriver.
Attraverso i sindacati liberi, la classe operaia e i lavoratori tutti potranno far sentire la loro voce al governo e alle classi borghesi, potranno conquistare salari e condizioni di lavoro adeguati all'entit del loro contributo alla ricostruzione. Attraverso i Comitati di fabbrica i lavoratori potranno contribuire all'elaborazione ed esercitare un controllo sui piani decisi collettivamente. Attraverso i Comitati di liberazione nazionale la classe operaia e gli strati popolari potranno far sentire nella societ il loro peso preminente esercitando in essi una vera e propria azione di governo, conducendo attraverso di essi la lotta contro il fascismo e i trust.
E gli operai sanno cosa vogliano dire conquiste ottenute e presidiate dai "loro" sindacati, "dai loro comitati", soprattutto dopo venti anni di "conquiste" di carta straccia ottenute da altri per loro. Ma la democrazia progressiva non serve solo ad assicurare alla classe operaia ed alle masse popolari il posto preminente nella nuova societ epurata dal fascismo e dai trust: la democrazia progressiva  condizione essenziale del progresso economico e sociale.
Nel dopoguerra molti problemi esigeranno imponenza tale di capitali e di energie che non potranno essere risolti nel quadro della propriet privata dei mezzi di produzione. Affrontarli con i sistemi consueti dell'economia capitalista significherebbe costruire gruppi parassitari, dar vita a nuovi trust, significherebbe soprattutto non risolverli. Essi dovranno venire affrontati con mezzi nuovi che si imporranno dal punto di vista tecnico prima ancora che dal punto di vista sociale. E a garantire queste soluzioni, ad impedire che si ricada negli errori e nei crimini fascisti, deve essere chiamata la classe operaia, devono essere chiamate le classi lavoratrici. Nella democrazia progressiva esse troveranno gli organismi che permetteranno e favoriranno tali interventi.
Per potenziare la lotta di oggi, per garantire la ricostruzione di domani, per assicurare alle forze produttive uno sviluppo sempre pi libero e prospettivo, sempre pi ampio,  necessario costruire la nuova vita del popolo italiano nella democrazia progressiva.
Per questo il Partito comunista italiano, il partito dei veri interessi del popolo italiano, vuole la democrazia progressiva.
 L'ora degli italiani(79)
Per tutta l'Europa, nell'alba di questo sesto anno di guerra, crollano gli ultimi baluardi della Bastiglia insanguinata, tra le cui mura la follia criminale di Hitler aveva creduto poter imprigionare e soffocare i popoli liberi dell'antico e glorioso continente. Per tutta l'Europa, con un passo di carica vertiginoso, gli eserciti liberatori delle Nazioni Unite ricacciano, inseguono, battono fin nel suo covile la belva hitleriana, gi dissanguata e stremata dai colpi implacabili dell'Armata rossa. Per tutta l'Europa l'insurrezione nazionale dei popoli spazza via le ultime impalcature del sistema hitleriano, taglia i ponti del nemico in rotta, diviene un elemento decisivo nella disfatta nazifascista.
Nel ritmo incalzante degli avvenimenti militari e politici, bollettini ufficiali e comunicati radio giungono appena a tenere il passo con la marcia vittoriosa degli eserciti e dei popoli liberi. Nel giorno medesimo in cui, con l'aiuto potente dell'Armata rossa liberatrice, il popolo romeno scuote le catene del servaggio nazista(80), la classe operaia ed il popolo di Parigi dnno alla Francia intera il segnale dell'insurrezione vittoriosa(81). Nelle ore, nei giorni medesimi in cui gli eserciti anglo-americani spazzan via dalla terra di Francia, inseguono, annientano le bande dei fuggiaschi hitleriani, all'altro capo d'Europa, dalle frontiere della Prussia orientale, dai colli tarpatici, lungo la valle del Danubio, l'esercito degli operai e dei contadini irrompe irresistibile verso i bastioni orientali della prigione nazista, fa crollare sotto i suoi colpi tutto il sistema politico e militare nel quale Hitler aveva costretto i popoli dell'Europa orientale e centrale e dei Balcani.
A tappe forzate, lungo la valle del Danubio, l'Esercito rosso punta verso la frontiera jugoslava, si appresta a congiungere le sue forze con quelle del glorioso Esercito di liberazione nazionale jugoslavo che, sotto il comando del maresciallo Tito, assesta colpi sempre pi gravi al nemico. La Romania prende il suo posto di battaglia a fianco dei popoli liberi nella lotta contro l'oppressione nazista; in Slovacchia(82) l'insurrezione popolare crea il suo esercito nazionale, libera una parte importante del territorio, impegna crescenti forze nemiche. In Grecia la formazione del nuovo governo di unione nazionale, con una pi larga partecipazione dei rappresentanti delle forze democratiche e popolari, d nuovo decisivo impulso alla lotta di liberazione(83). In Ungheria i movimenti di massa e lo stesso cinematografico succedersi delle crisi ministeriali nel governo vassallo rivelano l'instabilit dell'ultimo feudo hitleriano. E mentre, con l'avanzata irresistibile degli eserciti anglo-americani oltre le frontiere della Francia, l'alba della liberazione gi splende per i popoli del Belgio e dell'Olanda, il popolo finlandese impone anch'esso ai suoi governanti la rottura con la Germania e la cacciata degli oppressori hitleriani dal suolo nazionale.
Per ogni dove, coi loro generali, i soldati germanici in rotta gettano le armi, a centinaia di migliaia si arrendono agli eserciti vittoriosi delle Nazioni Unite. Neppure i portavoce delle radio nazifasciste, nei loro pi bugiardi commentari, riescono ormai a nascondere ai loro ascoltatori quel senso della fine ineluttabile ed imminente, della vittoria irresistibile delle forze della libert contro le forze dell'oppressione e della guerra, che in tutti nasce dagli avvenimenti grandiosi degli ultimi giorni.
E anche sulle nostre terre ormai, dai valichi delle Alpi, dalle brecce della linea gotica, gli eserciti alleati fan crollare gli ultimi bastioni della prigione nazifascista.  l'ora dell'Italia,  l'ora degli italiani, la nostra ora. Anche sulle nostre terre sorge l'alba della liberazione. Ma delle fertili terre della Valle Padana, delle citt industriose del nord la belva nazifascista nella sua furia disperata vuol fare una terra bruciata, l'ultimo teatro della sua bestialit senza nome.
Solo la lotta degli italiani, la nostra lotta, pu sventare i piani infami dei predoni hitleriani. Ma solo l'azione di tutto il popolo in armi pu riconquistare e salvare l'Italia agli italiani. L'esempio recente della Francia e della Romania mostra il contributo decisivo che tutto il popolo in armi pu dare alla cacciata dell'occupante, alla salvaguardia del patrimonio umano e materiale della nazione contro l'ultima disperata furia teutonica.  questo contributo che l'Italia oggi chiede non solo ad un'avanguardia eroica, ma a tutto il popolo: per noi, per le nostre famiglie, per l'avvenire della nazione. Come gi per le popolazioni dell'Italia centrale, anche per gli italiani dell'Emilia, della Liguria, del Piemonte, della Lombardia, delle Venezie, giunge l'ora delle battaglie decisive dell'insurrezione nazionale(84).
 l'ora dell'azione, della lotta, della vittoria per gli italiani, pei tutti gli italiani.
 Collaborazione dei lettori(85)
La collaborazione dei lettori  per ogni giornale veramente democratico e popolare, una gloriosa tradizione, a cui la nostra Unit non ha mai rinunziato pur nei periodi della pi dura illegalit. La schiera dei lettori corrispondenti di officina e di villaggio - a cui oggi si aggiunge quella gloriosa dei corrispondenti partigiani - ha sempre costituito il nerbo di redazione fondamentale del nostro giornale, quello che gli ha assicurato il contatto vivo con la realt, con le necessit, con le aspirazioni della massa. Ma all'infuori di questa forma essenziale di collaborazione, i nostri lettori ce ne offrono una non meno preziosa attraverso i giudizi, le domande, i consigli, le osservazioni che per vie diverse e talora complicate essi ci fanno pervenire.  cos che per iniziativa della Federazione milanese del PCI un questionario  stato diramato fra i nostri lettori della metropoli lombarda(86), e le risposte a tale questionario, che sono pervenute assai pronte e numerose, costituiscono un materiale del massimo interesse politico. Una prima esigenza, che appare dalla risposta data al questionario dai nostri diffusori,  la seguente: sebbene gi oggi l'Unit sia il giornale che si diffonde a Milano in maggior numero di copie, malgrado gli sforzi dell'apparato tecnico del nostro giornale, ci si chiede un nuovo aumento della tiratura per soddisfare le richieste dei lettori sempre pi numerosi. Si attende, si legge, si diffonde con passione l'Unit, perch si vuol lottare, perch si cerca nell'Unit l'educazione politica e la direttiva alla lotta. Ci non significa, ben inteso, che i nostri lettori non abbiano nulla da criticare nel nostro giornale. Non pochi vorrebbero veder pi largamente trattati i problemi della fabbrica, altri vorrebbero che pi spazio fosse dedicato ai problemi della lotta armata e partigiana; altri infine, e numerosi, vorrebbero che le pagine dell'Unit fossero pi esclusivamente dedicate alla trattazione dei problemi politici generali e di partito, lasciando quella dei problemi dell'officina e della lotta partigiana ai giornali "specializzati" come La Fabbrica e Il Combattente. Comprendiamo e apprezziamo queste esigenze - solo a prima vista contraddittorie - dei nostri lettori e cercheremo di venir loro incontro nella misura dello spazio disponibile.  giusto che nell'Unit i problemi di fabbrica e partigiani vadano trattati sotto l'aspetto e dal punto di vista pi specificamente politico; ma non bisogna dimenticare che l'Unit (appunto per la sua qualit di organo politico non specializzato) arriva laddove non arrivano La Fabbrica e Il Combattente; e il garibaldino vuol pur sapere quel che succede nelle fabbriche cos come l'operaio vuol essere informato di quel che accade tra i partigiani. Non si dimentichi che l'Unit , e deve essere, un giornale di massa che interessi e che dia un'educazione, una direttiva, un'arma di lotta ad ogni lavoratore, ad ogni combattente della libert, e non solo ad un gruppo ristretto di militanti e di attivisti del partito. Ma anche al militante, anche all'attivista, l'Unit pu e deve essere d'aiuto potente indicandogli cosa si deve dire alle masse, come si deve parlare alle masse. E qui veniamo a rilevare un'altra esigenza generale, che ci vien presentata da numerosi lettori, militanti ed attivisti del movimento operaio. Ci si chiedono articoli di "spiegazione della nostra politica" e pi articoli sulle teorie marxiste-leniniste e sulle realizzazioni del comunismo nell'Unione Sovietica. L'Unit non  e non pu essere - lo ripetiamo - l'organo teorico del nostro partito;  un giornale di massa che pone e deve porre al centro dell'attenzione dei lettori i problemi presenti ed urgenti della lotta di liberazione del popolo italiano. Ma questo non significa che anche su questo punto non si possa e non si debba venir incontro alle esigenze manifestate da tanti nostri compagni che esprimono la sete di un'educazione e di una chiarificazione politica necessaria, e particolarmente sentita tra le giovani generazioni che oggi si affacciano alla nuova vita, alle nuove lotte della democrazia. Si vuol sapere come lottare, si vuol sapere su che via s'indirizza la nostra lotta, e anche a queste esigenze l'Unit cercher di dare - nella lotta e per la lotta - una risposta sempre pi tempestiva ed esauriente(87).
 Da Teheran verso la vittoria finale(88)
Condizione essenziale delle vittorie che coronano lo sforzo delle Nazioni Unite e dei popoli oppressi  l'alleanza di combattimento che lega la Gran Bretagna e gli Stati Uniti all'Unione Sovietica.
Ogni avvenimento politico e militare della grande tragedia nella quale il nazismo ha precipitato l'umanit,  dominata dall'esistenza del blocco progressivo delle Nazioni Unite: non c' situazione interna, n congiuntura internazionale che non trovi la condizione fondamentale del suo sviluppo negli interessi della lotta che tutti i popoli hanno sferrato contro la barbarie e l'ignominia naziste.
E oggi, mentre ci avviamo alla vittoria finale, il patto delle Nazioni Unite si rivela strumento politico sempre pi operante: alla fase nella quale i problemi dell'intensificazione e della coordinazione dello sforzo bellico erano preminenti, va succedendo la nuova fase nella quale acquistano rilievo sempre maggiore i problemi dello sfruttamento politico delle vittorie conseguite e del consolidamento delle forze democratiche nei paesi liberati.
Due sono infatti i problemi che dominano la politica estera delle Nazioni Unite: isolare la Germania spezzando il vassallaggio che legava - con la complicit di ristretti gruppi di avventurieri e di reazionari - i popoli oppressi al giogo nazista; garantire da ogni ritorno fascista lo sviluppo democratico dei popoli liberati.
L'Unione Sovietica che, a Stalingrado, aveva indicato al mondo civile le vie della vittoria militare  anche qui all'avanguardia.
L'azione dell'Unione Sovietica non si sviluppa secondo postulati generali, quasi a condizionare la multiforme realt politica ad uno schema prefissato. Diverse sono le condizioni specifiche, diverso  il rapporto di forze tra strati progressivi e nuclei reazionari nei vari paesi, diversi sono quindi i mezzi con i quali, nel suo profondo realismo, la diplomazia sovietica agisce per indirizzare le forze progressive al massimo contributo alla vittoria finale e al consolidamento della democrazia contro ogni ritorno neofascista.
Gli accordi di Mosca e di Teheran, nella cui concisione e fecondit si sente l'impronta del realismo sovietico, sono alla base dell'azione politica delle Nazioni Unite: in sintetiche dichiarazioni sono stati allora precisati i punti essenziali della nuova politica che deve essere alla base dei rapporti tra i popoli. Democrazia, epurazione e punizione dei criminali di guerra: ecco le tre condizioni attraverso le quali l'azione diplomatica di oggi getta le basi della convivenza democratica di domani.
Numerosi e complessi sono stati i problemi che si sono presentati dopo Teheran quando il piano strategico della vittoria gi cominciava a svilupparsi ed infine a realizzarsi conducendo le armate liberatrici alle porte della Germania.
Stalin, Churchill e Roosevelt si riunivano a Teheran quando esisteva un "problema italiano" ed un "problema francese". Le classi dominanti della Finlandia e della Rumenia bloccavano ancora tenacemente con la Germania e il nazi Filov tentava di giocare, con sciocca furberia, sull'equivoco della neutralit bulgara verso l'URSS. La Turchia mercanteggiava, allora, la sua neutralit con le Nazioni Unite ed il suo cromo con la Germania, mentre i governi emigrati della Jugoslavia e della Grecia cercavano di ostacolare, fino alle loro estreme possibilit, il possente sviluppo democratico dei loro popoli. E infine il governo dei baroni polacchi di Londra sperava ancora di polarizzare attorno a s qualche consenso nel mondo internazionale per un'ultima disperata crociata antisovietica.
Oggi non esiste pi un "problema francese" n un "problema italiano": il riconoscimento sovietico del comitato di Algeri(89) e del governo italiano ha aperto la strada allo sviluppo democratico dei due paesi ed ha determinato le basi sulle quali i governi inglese e statunitense hanno agito per favorire il contributo dei due paesi alla guerra ed alla vittoria.
La Finlandia si  separata dalla Germania ed ha chiesto l'armistizio all'Unione Sovietica; la Rumenia combatte oggi, a fianco dell'Armata rossa, contro la Germania e l'Ungheria; la Bulgaria ha dichiarato guerra alla Germania; la Slovacchia e la Serbia sono in aperta rivolta, mentre si apre nella cricca ministeriale ungherese un'ennesima crisi: ecco i risultati della potenza militare e della politica sovietica.
Alle offensive militari dell'Armata rossa si sono accompagnate le offensive diplomatiche destinate a smascherare di fronte ai loro paesi i governi reazionari ed a liberare - sulla via della vittoria - le energie democratiche dei popoli oppressi.
L'esempio della Bulgaria  l'esempio pi recente e significativo. Giocando sulla neutralit con l'URSS, la cricca di Filov voleva estromettere l'Unione Sovietica dai negoziati d'armistizio aperti con l'Inghilterra e gli Stati Uniti(90): sottrarsi quindi, almeno in parte, alle responsabilit verso il paese pi direttamente colpito dalla complicit bulgara col nazismo e trincerarsi in una neutralit ancora favorevole alla Germania. L'Unione Sovietica risponde dichiarando la guerra, il castello di carte dei reazionari bulgari crolla e le condizioni di armistizio vengono indicate, a Mosca, dall'URSS d'accordo con gli alleati, mentre la dichiarazione di guerra alla Germania lascia libera la via alla volont di lotta e di libert del popolo bulgaro.
Altri problemi sembrano ancora oscurare l'orizzonte politico internazionale, ma la via della loro soluzione  gi segnata.
Incapaci di comprendere una situazione che non si inquadra nelle loro allucinate fantasie di latifondisti romantici, i baroni polacchi cercano ancora di intralciare la marcia progressiva delle Nazioni Unite e del popolo polacco. Si sono fatti portavoce della propaganda nazista attribuendo all'Unione Sovietica il massacro compiuto dalle SS a Katyn, hanno tentato di ostacolare l'avanzata sovietica in territorio polacco rivendicando il confine imposto nel 1921 all'URSS dalle guardie bianche di Pilsudski: oggi non esitano a sacrificare Varsavia ed il suo popolo ai loro interessi di casta.
Per una libera Polonia il popolo di Varsavia voleva scatenare la insurrezione armata; la sordida speculazione reazionaria ne ha voluto fare uno strumento antinazionale e antisovietico, inducendolo ad insorgere all'insaputa e sostanzialmente contro il Comitato di liberazione polacco di Lublino e contro il parere del generale sovietico, comandante del Fronte di Varsavia(91).
Ma questa volta le losche mene dei baroni sono fallite davanti all'energica reazione sovietica e di fronte al blocco che unisce nella lotta contro il nazismo e per la democrazia le Nazioni Unite.
E al governo polacco che invano ha cercato appoggio alla sua manovra presso i governi di Londra e di Washington, non resta che riconoscere la legittimit del Comitato polacco di liberazione, nel quale direttamente si esprime la volont di lotta e di libert del popolo.  la via sulla quale si sono gi posti il governo emigrato di Belgrado e di Atene,  la via attraverso la quale si va costruendo la nuova democrazia in tutta Europa.
Cos i governi reazionari, i governi che agli interessi nazionali antepongono i loro interessi di casta, prima che in ogni altra considerazione, trovano la loro condanna nell'incapacit organica di condurre la guerra contro il nazismo, convogliando verso la vittoria le possenti forze che la causa democratica e progressiva suscita in tutti i popoli.
Nell'azione diretta alla distruzione del nazismo ed alla creazione di una convivenza internazionale democratica e progressiva, si uniscono oggi, al di sopra di ogni frontiera, tutti i popoli, i popoli liberi ed i popoli ancora oppressi. Nessun compartimento stagno pu isolare e spezzettare la lotta che i popoli conducono contro il nazismo, perch ogni ostacolo alla lotta democratica di un popolo  ostacolo alla lotta di tutti i popoli.
Crolla, cos, il vecchio concetto di zone di influenza, crolla e fa posto alla nuova consapevolezza del carattere internazionale della lotta contro il nazismo per la pace e la libert. Questo era il significato della "pace indivisibile" che l'Unione Sovietica - nel tentativo di risparmiare al mondo la tragedia di questi cinque anni - indicava quale base per l'azione della Societ delle nazioni. Questo  il contenuto profondo del patto che lega le Nazioni Unite nella guerra democratica e popolare di oggi.
E la collaborazione che oggi si estende a tutta l'Europa e domani abbraccer il mondo, garantisce che l'Unione Sovietica, presidio della libert di tutti i popoli, potr ancora lungamente essere alla testa delle nazioni progressive nella costruzione di un mondo nuovo.
 Dichiarazione del partito comunista
sui rapporti tra comunisti e cattolici(92)
Il Partito comunista italiano persegue ininterrottamente da anni una politica di unione del popolo italiano, in tutte le sue espressioni politiche, morali e religiose, senz'altra esclusione che dei nemici della patria, dei traditori fascisti e dei collaboratori con l'invasore tedesco.
Dall'amichevole collaborazione fra comunisti e cattolici dipende per una parte importante l'unione del popolo italiano, l'unione della nazione di fronte ai gravi problemi della guerra di liberazione e della ricostruzione nazionale.
I comunisti riconoscono ci che rappresentano i cattolici nel paese: i cattolici sono una notevole parte del movimento operaio; godono la fiducia di rilevanti masse contadine; dnno un importante contributo in tutti i campi della vita italiana; partecipano alla lotta di liberazione al fianco nostro e di tutti gli altri combattenti, hanno avuto ed hanno i loro martiri.
Il problema dei rapporti fra il partito comunista, ed in senso pi largo fra il movimento operaio classista ed i cattolici,  perci uno dei problemi decisivi della vita del paese.
Noi vogliamo l'unit di tutto l'antifascismo e di tutta la nazione nella lotta contro l'invasore tedesco ed i traditori fascisti, perch vediamo in questa unit la garanzia della vittoria. Se, in particolare, i partiti di massa - comunista, socialista e democratico cristiano - sono stretti in un'unit d'intenti ed in costante collaborazione, tutti i problemi saranno risolti, tutte le difficolt superate.
La divisione tra le correnti marxiste e le correnti cattoliche nel movimento operaio e nel pi vasto movimento popolare  stata una delle cause che hanno portato il fascismo al potere; il fascismo si  fatto della divisione una delle armi pi pericolose nelle sue mani. L'unione di lotta di tutte le forze progressive  condizione della libert, e noi vogliamo perci superare le incomprensioni e le divisioni del passato, certi come siamo che, per l'esperienza da essi stessi compiuta, i nostri amici cattolici sono decisi a compiere ogni sforzo allo stesso scopo.
Durante oltre vent'anni il fascismo ha diviso per regnare. Le menzogne e le calunnie verso i comunisti, contro il movimento operaio, contro l'Unione Sovietica, si sono sistematicamente susseguite ed accumulate per un ventennio. Ognuno pu oggi rendersene pi facilmente conto; considerando le menzogne e le calunnie che vengono lanciate senza ritegno dai fascisti contro i cattolici ed i loro rappresentanti, fino a diffondere delle pubblicazioni che portano la firma "i senza Dio".
Tutti conoscono le convinzioni filosofiche dei comunisti in materia di religione: i comunisti non nascondono le loro opinioni. Essi hanno tanto pi perci il diritto di affermare che la libert di religione  per il partito comunista una questione di principio, e che  falso che i comunisti siano nemici della propriet personale e della famiglia. Nella critica di un sistema di ingiustizia sociale enormemente aggravato dal fascismo, essi traggono la convinzione di essere i veri difensori di una propriet personale che il nullatenente non aveva e non ha, e della famiglia avvilita dall'interesse mercantile.
I comunisti sono sempre stati avversari della lotta anticlericale, che fu un tempo tradizionale in certi ambienti politici del nostro paese. Fin dal loro sorgere come partito indipendente (gennaio 1921) essi dichiararono che la questione della fede religiosa non doveva dividere gli italiani, esprimendo parole di unione all'indirizzo dei cattolici. Nel periodo 1924-26 i comunisti fecero degli sforzi coronati da successo per unire nella Confederazione generale del lavoro importanti correnti di lavoratori cattolici. Questa posizione fu sempre sostenuta durante due decenni, ed il primo documento di unione dopo l'inizio di questa guerra disastrosa, sottoscritto anche dal partito comunista e da esso proposto nell'ottobre 1941, si rivolgeva ai cattolici con fraterne parole.
Il partito comunista  alleato, nel Comitato di liberazione nazionale, della Democrazia cristiana. Questa alleanza - che apprezza al suo giusto valore - il partito comunista vuole mantenerla oggi nella lotta di liberazione e domani nell'opera di ricostruzione. Essa  essenziale per i rapporti fra comunisti e cattolici, ma non esaurisce n risolve completamente il vasto problema.
Noi comunisti concordiamo pienamente coi nostri amici cattolici nella condanna delle barbare teorie razziali hitlero-fasciste e nella lotta contro di esse.
Noi siamo per la libert religiosa e per il rispetto di tutte le convinzioni; domandiamo il rispetto delle convinzioni nostre. Non vogliamo che le pubbliche istituzioni divengano armi antireligiose; come non vogliamo che per particolari correnti la religione possa diventare strumento per un'azione reazionaria e neofascista di divisione del popolo. La Chiesa deve essere lasciata libera di esercitare le funzioni che una parte dei cittadini le riconosce; lo Stato deve essere democratico e fondare il rispetto delle sue leggi su di un regime di libert: ad ognuno il suo.
L'unione fra comunisti e cattolici, che si  fondata nella lotta di liberazione, deve permanere sul terreno della ricostruzione democratica. Noi comunisti siamo per una democrazia progressiva, per uno sviluppo democratico che non abbia altro limite che quello espresso dalla volont del popolo; noi siamo per una democrazia che abbia il proprio fondamento nella libera espressione della volont popolare, non soltanto attraverso il periodico voto elettorale, ma anche nelle libere organizzazioni di massa popolari del paese - nelle quali i cattolici dovranno avere la parte che loro spetta - e nel quotidiano intervento di queste dalla base fino al vertice di tutti gli aspetti della vita nazionale.
Ma i problemi urgenti dell'ora sono quelli della lotta di liberazione, che sta al di sopra di tutto e domina tutto. Dopo la liberazione del suolo patrio, sar l'Assemblea costituente a decidere dei problemi istituzionali e dell'assetto democratico del paese.
Il partito comunista pensa che un governo democratico e di unione nazionale, che rappresenti l'insieme delle libere opinioni del paese,  necessario tanto per la lotta di oggi, quanto per la ricostruzione di domani; ed a questo governo  necessaria la collaborazione della Democrazia cristiana e di tutte le organizzazioni cattoliche.
L'accordo fra comunisti e cattolici su queste linee fondamentali, deve essere contributo alla lotta attuale per avvicinare il giorno della liberazione, per cementare l'unione nell'azione comune.
Comunisti e cattolici, lottando fianco a fianco, dovranno e potranno procedere di comune accordo nel movimento di liberazione nazionale:
1. Per sviluppare il loro contributo comune alla lotta nel Corpo dei volontari della libert e all'azione delle masse contro le deportazioni, le sopraffazioni, le violenze nazifasciste che colpiscono le popolazioni italiane nella zona occupata;
2. Per difendere il pane quotidiano degli italiani, rifiutando il grano agli ammassi per i tedeschi, e chiedendo un miglioramento delle condizioni di vita delle masse lavoratrici operaie, contadine, impiegatizie;
3. Per riconoscere a tutte le correnti il diritto democratico di partecipare in misura adeguata alla direzione delle pubbliche associazioni ed organizzazioni, degli enti locali amministrativi e del potere politico centrale;
4. Per difendere e mantenere, insieme con la corrente socialista, ed eventualmente con altre, l'unit del movimento sindacale;
5. Per sostenere l'applicazione a tutti i raggruppamenti politici, sociali, religiosi, democratici della libert di stampa, di organizzazione, di parola, di riunione, di culto;
6. Per sostenere il rispetto dei simboli, delle manifestazioni e delle organizzazioni religiose;
7. Per intervenire negli organi di direzione politica ed amministrativa del paese affinch queste libert vengano tutelate;
8. Per applicare immediatamente i principi su indicati nei territori che sono o verranno liberati dal Corpo dei volontari della libert;
9. Per collaborare negli organi di costituzione degli organi periferici del movimento di liberazione, strumenti essenziali della nuova democrazia italiana.
Comunisti e cattolici contribuiranno cos a rinnovare profondamente la vita nazionale, ad unire gli italiani intorno ad idee di libert, di progresso, di democrazia, a liberare e salvare il paese.
In quest'opera comune essi trarranno ispirazione dai princpi che sono propri delle due grandi correnti che rappresentano tanta parte della nazione, e che le fanno eredi della tradizione umanistica, per il rispetto della personalit e della sua dignit umana, per tutto ci che pu favorire l'elevazione dei diseredati, l'elevazione materiale e morale, umana delle masse che soffrono, lottano e sperano(93).
 L'Italia nelle Nazioni Unite(94)
Un anno fa l'Italia dichiarava guerra alla Germania.
Le catene che ci avevano trascinato alla catastrofe venivano cos definitivamente infrante, ma era questo soltanto il primo e tardivo passo sul campo faticoso della rinascita e della ricostruzione.
L'avvilimento e la confusione dominavano larghi strati della nazione, mentre le forze di avanguardia non riuscivano ancora a determinare l'azione del governo.
E con profonda diffidenza venivano seguiti nel campo internazionale i primi ed incerti sviluppi dell'Italia libera, poich la rottura col passato rimaneva ancora, in misura troppo larga, affermazione di principio, di scarsa fecondit sia sul terreno dello sforzo militare, che su quello dell'epurazione e della ricostruzione di una vita libera nella nuova democrazia.
Attraverso il dolore e la tragedia di tutto un popolo, un profondo processo di rinnovamento si andava operando nell'Italia ancora occupata e - sotto la guida della classe operaia - questo processo di rinnovamento si realizzava in una pi decisa volont di lotta per l'indipendenza e la libert. Ma il soffio purificatore di questa lotta di liberazione non trovava ancora in s le forze per giungere oltre Cassino e oltre il Garigliano. In questa situazione stagnante, da cui premono miasmi di oscure forze reazionarie, nella quale si disegnano basse manovre di profittatori e di opportunisti, giunge la prima parola chiarificatrice: giunge dall'Unione Sovietica colla dichiarazione sull'Italia del comunicato conclusivo della conferenza di Mosca. Un nuovo orizzonte si apre per l'Italia, un orizzonte di libert e di dignit attraverso la epurazione e la democrazia.
Ma sul popolo dell'Italia libera grava ancora la lunga eredit di sfruttamento economico, sociale e politico, un'eredit che pesa come una palla di piombo al piede della nuova democrazia. E a questa eredit si aggiunge la miseria materiale e morale di un popolo sfruttato da vent'anni di fascismo e colpito nelle sue migliori energie dalla sconfitta nella quale il fascismo l'ha trascinato.
Ma non basta indicare al popolo dell'Italia libera gli orizzonti e le vie del riscatto politico e morale; occorre aiutarlo a superare il punto morto nel quale s' cacciato, occorre intervenire direttamente. E ancora una volta l'aiuto viene dall'Unione Sovietica:  il riconoscimento del governo italiano da parte dell'URSS.
Si pu ormai uscire dal punto morto e in una situazione cos modificata, pu inserirsi - ampia e vigorosa - l'azione del partito comunista, del partito della classe operaia e del popolo tutto. Avanguardia organizzata della classe operaia, il partito comunista esprime nella sua sensibilit ai problemi ed alle sofferenze di tutto il popolo, la coscienza attraverso la quale il proletariato trova - nell'alleanza con le masse lavoratrici del meridione - la unica e naturale conclusione dell'antico e sempre rinnovantesi problema meridionale.
E l'intervento del capo del nostro partito, l'intervento di Palmiro Togliatti segna il superamento del punto morto: si costituisce il primo governo di unit nazionale, un nuovo impulso  dato alla vita dell'Italia libera: mentre la scena politica viene sgombrata da uno sterile assenteismo, nel quale rivivevano le peggiori tradizioni della vita politica italiana. Con nuova sicurezza si pu ormai procedere verso la democrazia in un'Italia che va liberandosi dalle scorie del suo passato.
I piani di Teheran si sviluppano e si realizzano con un ritmo grandioso ed irresistibile: Roma  liberata. E la nuova atmosfera di sicurezza e di vittoria suscita nuovo vigore e nuove energie in tutte le forze progressive: a Roma libera si forma il nuovo governo democratico nazionale, nel quale direttamente si esprimono le migliori forze della nazione italiana, protesa, attorno al Comitato di liberazione nazionale, nella lotta per la vita e la democrazia.
L'Italia ha conquistato all'interno le premesse per la sua ricostruzione. Mentre nell'Italia ancora occupata si sviluppa sempre pi ampio il moto insurrezionale, nell'Italia libera si inizia, conscia delle sue responsabilit e dei suoi compiti, una nuova vita politica. Cos, dinanzi al superbo spettacolo di un popolo che, nelle pi difficili condizioni, lotta contro l'occupante, dinanzi alla prova di maturit e di saggezza politica dell'Italia libera, cominciano a cadere le diffidenze che, nel campo internazionale, si nutrono verso l'Italia.
Cos, lottando per la sua libert, fondando sulla democrazia il suo governo, il popolo italiano dimostra di accettare e di riconoscere, nel loro contenuto progressivo, le condizioni internazionali che sono alla base di ogni feconda opera di ricostruzione.
Altro cammino, altro faticoso cammino  stato percorso: pi di centoventi brigate Garibaldi, assieme alle altre formazioni dei Volontari della libert, rendono dura, sempre pi dura, la vita all'occupante; l'insurrezione nazionale si sviluppa, dalle montagne  scesa alla piana, giunge alla citt, dove la classe operaia guida la lotta di tutto il popolo con gli scioperi sempre pi decisi, con le agitazioni sempre pi aperte. Ed al martirio, al sacrificio di un popolo che sanguina di mille ferite e pur si aderge, con volont indomita, contro i barbari ed i traditori, corrisponde, al di l degli Appennini, lo sforzo sempre pi fecondo di un popolo che, nel crescente contributo alla vittoria comune e nella ricostruzione, trova la via del suo riscatto.
I frutti di questa lotta e di questo sforzo che, al di sopra degli Appennini uniscono in una solidariet nuova e di una rinnovata coscienza unitaria, tutto il popolo italiano, cominciano a maturare: le recenti dichiarazioni di Churchill e di Roosevelt preludono al riconoscimento internazionale del nostro sforzo e della nostra lotta, ci mostrano vicino il giorno nel quale infine la nostra decisione e la nostra volont conquisteranno all'Italia un onorato posto nella grande famiglia delle Nazioni Unite. Alle dichiarazioni politiche corrispondeva un aiuto concreto, un aiuto che liberamente accettiamo perch, offerto ad un popolo che lotta per il suo riscatto, a nulla altro ci impegna se non a progredire con maggiore decisione sulla nostra strada. E la nostra strada  la strada delle Nazioni Unite in lotta contro il nazifascismo,  la lotta della civilt e del progresso.
Il primo anno della nostra guerra alla Germania  compiuto.  stato un anno ricco di feconde esperienze e di travagli che ci hanno fatto pi maturi. Sulle soglie del nostro secondo anno di guerra noi possiamo guardare con fiducia al nostro futuro, al futuro dell'Italia. E non solo a quel futuro che si compir con l'imminente vittoria sulla Germania, ma a quel pi ampio futuro in fondo al quale scorgiamo una nuova Italia felice nel libero e fecondo lavoro di pace.
La lotta di liberazione nazionale, l'opera immane della ricostruzione: questa  la via che dobbiamo percorrere per conquistare, per avvicinare questo futuro.  un cammino faticoso: il tedesco accampa ancora sulle nostre terre e strazia la vita delle nostre famiglie e distrugge le ricchezze che il lavoro del popolo italiano ha accumulato nei secoli. E poi ricostruzione, delle nostre industrie e delle nostre comunicazioni, ricostruzione delle nostre citt e del patrimonio delle nostre campagne.
 questo, della ricostruzione, un compito colossale. E a risolverlo non varranno abilit dialettiche o ambiziosi piani fantasmagorici: occorreranno milioni e milioni di giornate di duro lavoro, occorrer chiedere alla nazione tutto uno sforzo immane. E perch la nazione si impegni veramente in questo immane sforzo, occorre che ogni italiano partecipi, con piena coscienza, alla fatica comune.
La libert nella democrazia progressiva, l'iniziativa larga e feconda delle masse popolari, l'autogoverno del popolo che venga a garantire fecondit ed efficacia al lavoro di ciascuno nell'interesse di tutti: ecco le condizioni della vittoria nella battaglia della ricostruzione. Il contadino deve affrontare i problemi del suo villaggio, l'operaio deve affrontare i problemi della sua fabbrica, ogni italiano deve affrontare e saper risolvere - nel quadro degli interessi nazionali - il problema specifico che lo tocca da vicino, il problema dalla cui soluzione dipende il miglioramento della sua vita e l'aumento del suo benessere.
La via che conduce alla nuova Italia, che si inizia oggi nel travaglio insurrezionale,  una via fatta del lavoro concreto di ogni giorno, del lavoro concreto di ogni italiano e su questa via marcer la classe operaia, classe di governo, conscia che soltanto cos essa potr realizzare - nella democrazia progressiva - la sua funzione d'avanguardia, la sua funzione nazionale.
E questa via  la via delle Nazioni Unite perch, soltanto attraverso la soluzione dei nostri problemi nel concreto lavoro di ricostruzione, l'azione del popolo italiano potr coordinarsi agli sforzi di tutte le nazioni civili per la conquista di una nuova era di progresso sociale ed economico. Cos dal contributo che - risolvendo i nostri problemi - potremo dare alla ricostruzione mondiale, dipender la posizione dell'Italia nel mondo e l'entit degli aiuti che ci verranno accordati.
Questo  l'insegnamento che noi possiamo trarre da questo primo anno di lotta per il nostro riscatto; questo  l'insegnamento che ci viene dal blocco progressivo delle Nazioni Unite, dall'Unione Sovietica, che non solo d il massimo contributo alla vittoria, ma - colla sua larga azione politica e diplomatica - d un decisivo contributo allo sforzo dei popoli che, come quello italiano, faticosamente si conquistano un avvenire di libert e di democrazia.
 La nuova Jugoslavia(95)
Il crollo del fronte nazista nei Balcani, l'entrata dell'Armata rossa in Jugoslavia(96) e le vittorie comuni delle armi sovietiche e jugoslave hanno mostrato ancora una volta - ed oggi con evidenza inconfutabile - il contributo grandioso che il movimento di liberazione jugoslavo ha portato - sotto la guida dell'eroe leggendario dei popoli slavi, il maresciallo Tito - alla causa comune dell'umanit progressiva in lotta contro la barbarie e l'infamia naziste.
Ci che era speranza ed augurio di un'avanguardia, il diretto contributo del popolo sovietico e del popolo jugoslavo alla nostra liberazione, diviene realt e oggi ogni italiano vede nell'avanzata sovietica-jugoslava un valido, decisivo aiuto allo sforzo degli eserciti alleati e del popolo italiano in lotta per la cacciata dei tedeschi e lo sterminio dei fascisti.
Avanguardia degli eserciti sovietico-jugoslavi, il IX Corpo d'armata del NOVJ (Esercito nazionale della liberazione della Jugoslavia) ha gi liberato quasi tutta la Slovenia, costringendo l'occupante a trincerarsi in qualche capoluogo di provincia e isolandolo colla distruzione sistematica delle linee di occupazione.
Nel Primorsko (Litorale giuliano) e in tutte le regioni che furono testimoni dei delitti dell'imperialismo fascista, ferve oggi una nuova democrazia. Nel fuoco della guerra di liberazione, il popolo sloveno ricostruisce ci che il fascismo ha distrutto, conquista, alfine, la sua libera vita nazionale.
Costituita alla fine della prima guerra mondiale, la Jugoslavia era il risultato di un compromesso tra le grandi potenze imperialistiche, decise ad asservirsi attraverso il ricatto dei territori incontestabilmente jugoslavi, il nuovo Stato, sulle rovine dell'impero absburgico sorgeva attorno alla vecchia Serbia e al Montenegro. Appena i due terzi del popolo sloveno venivano aggiudicati al nuovo Stato: fra gli Stati confinanti veniva diviso il resto: la fetta pi grossa veniva assegnata all'imperialismo italiano, cui toccava anche tutto il popolo croato dell'Istria.
Privati della loro libert nazionale, agli sloveni e ai croati compresi nello Stato italiano rimaneva ancora una precaria autonomia culturale, di gran lunga inferiore a quella che essi avevano goduto sotto la vecchia Austria.
Il misero straccio di libert elargito dalla democrazia prefascista, veniva strappato al popolo sloveno dal fascismo. Proibiti i partiti sloveni e croati, soppressa la fiorente stampa libera cos diffusa tra i contadini sloveni che vantavano una percentuale di analfabeti inferiore a quella di ogni altro paese europeo, chiuse le scuole nazionali e reso obbligatorio l'insegnamento nella sola lingua italiana, contestato ai sacerdoti il diritto di predicare nella lingua nazionale, sul popolo sloveno e croato si abbatt lo stuolo fascista dei funzionari statali, dei podest, dei segretari comunali, dei ferrovieri, dei maestri e, come in un paese di occupazione militare, una quantit di carabinieri e di militi.
Il ricco patrimonio cooperativo, le banche popolari, le casse artigianali e le numerose iniziative sociali, caratteristiche dell'economia piccolo-contadina degli sloveni, venivano saccheggiate e distrutte, mentre si estendeva sulle campagne istriane e carsiche il predominio del capitale finanziario che, attraverso le grandi banche italiane, si sostituiva al piccolo capitale commerciale sloveno e croato. L'Istria e la Carsia divennero cos le regioni sulle quali - proporzionalmente al reddito - gravava un debito ipotecario pi forte che in ogni altra regione italiana. I beni comunali cos necessari ad un'economia in buona parte zootecnica, venivano distribuiti secondo i soliti criteri dell'amministrazione fascista, arricchendo i beni che i "signori" italiani avevano da lungo tempo usurpato al contadino istriano.
Chi di noi triestini non ricorda con orrore lo strazio che il fascismo ha fatto del popolo sloveno e del popolo croato, chi non ricorda la loro indomita volont di liberazione che il regime di terrore non riusciva a fiaccare, chi non ricorda i martiri di Pola del 1929, i martiri di Basovizza del 1931 e tutti gli altri eroici caduti fino al compagno Tomasic e a tutti i fucilati di Trieste del 1941(97)?
Ricordo un villaggio sloveno sulle pendici del monte Nanos, poche case in mezzo alla rada boscaglia carsica, sulla cima di una collina; per arrivarci soltanto una mulattiera e cinque ore di cammino dalla stazione dell'autocorriera. Miseria nera, nessun commercio, tasse enormi schiacciavano una miserrima economia essenzialmente naturale, fondata su qualche capo di bestiame e sui magri prodotti di un suolo sterile, sassoso, dove qui e l sul grigio, rosseggia il magro campicello costruito faticosamente trasportando a spalla un po' di terriccio.
Ogni tanto un pattuglione di carabinieri o di militi, armato, col moschetto carico, passava per il paese, davanti alle porte chiuse, nel silenzio dell'odio generale.
Il governo italiano, il fascismo non ha fatto niente per questo paese, lo ha soltanto derubato, oppresso, offeso nei pi elementari sentimenti di dignit umana e nazionale. L'unico edificio civile  la scuola, una scuola che il fascismo non ha costruito, ma ha rubato al patrimonio nazionale del popolo sloveno per metterci dentro un maestro fascista che obbliga i figli del popolo sloveno a compitare in una lingua che non sarebbe loro mai servita. Municipio non c', perch il municipio fascista  chiss dove in fondo alla vallata. E in uno di questi paesi la giustizia popolare raggiungeva un giorno un maestro fascista, un sadico criminale tubercolotico che seviziava i fanciulli e, con bestialit orrenda, sputava loro nella bocca la sua saliva infetta.
Dopo la scuola il servizio militare, con destinazioni speciali, in formazioni speciali, separati dai commilitoni italiani dalla differenza che l'imperialismo fascista aveva deliberatamente creato tra gli sloveni e noi. A migliaia i giovani croati e i giovani sloveni, pur di sottrarsi all'ingiuria di un servizio militare odioso, abbandonavano, tutti gli anni, casa e famiglia, per rifugiarsi in Jugoslavia.
Questa  stata per vent'anni la vita del popolo sloveno e del popolo croato oppressi dall'imperialismo fascista.
Nel 1941, Hitler e Mussolini aggredivano brutalmente il popolo jugoslavo che gi cercava nella lotta contro il nazifascismo e nell'alleanza con l'URSS la garanzia della propria indipendenza(98).
Le colonne corazzate dell'esercito nazista infransero la resistenza del regio esercito jugoslavo, minato, nei suoi stessi ranghi, dal tradimento e dalla collaborazione col nemico. Allo sfacelo dell'esercito regio rispose l'eroica sollevazione di tutti i popoli della Jugoslavia contro l'occupante. A decine di migliaia gli arditi combattenti del popolo, a migliaia le coraggiose donne del popolo jugoslavo venivano massacrati e seppelliti nei campi di concentramento. Le truppe d'occupazione, ma anche truppe dell'esercito fascista, italiani vestiti dell'uniforme disonorante dell'aggressione e dell'infamia, distrussero villaggi, incendiarono case, decimarono intere regioni: ma per l'eroico popolo jugoslavo la brutalit, la barbarie scatenata dai nazifascisti furono la gran diana per la lotta di riscossa popolare. Sui resti sconfitti dell'esercito regio si formarono i primi nuclei dell'esercito partigiano, che prendendo ben presto il carattere di un vero e proprio Esercito nazionale jugoslavo di liberazione (NOVJ) gett le fondamenta incrollabili per la nuova Jugoslavia, la Jugoslavia del popolo.
Alla base di questo vastissimo anelito di libert e di vittoria era il movimento del OF(99). Sorto per iniziativa del partito comunista, nove giorni dopo l'invasione, esso raggrupp all'infuori di ogni distinzione politica o religiosa, tutte le forze sane dei popoli della Jugoslavia. Fu questo vastissimo movimento popolare a garantire l'incessante sviluppo dell'esercito di liberazione, furono le migliaia di Comitati dell'OF che permisero all'esercito di liberazione di superare la prima grande crisi dovuta alla vasta offensiva nazifascista nella primavera del '42.
In ogni villaggio, in ogni borgata della Jugoslavia si costitu il Comitato dell'OF e, in forme il pi possibile democratiche, i migliori figli del popolo furono chiamati a partecipare a questi organi di potere popolare. Questa colossale organizzazione popolare garant i rifornimenti al NOVJ, forn i contingenti sempre crescenti che permisero di superare le sei offensive del nemico e di forgiare un esercito di 300.000 uomini.
Capo geniale, creatore di un esercito che i comandi alleati annovereranno tra i fattori principali nella strategia generale della guerra,  stato il maresciallo Tito, Tito, militante comunista, figlio di un contadino croato e di madre slovena, simbolo di quell'unione che sorge dalla comunanza delle libere volont di tutti i popoli della Jugoslavia. E oggi al maresciallo Tito guardano tutti i popoli dell'Europa balcanica come alla loro guida sulla via dell'indipendenza e della democrazia popolare.
Nel fuoco della guerra di liberazione i popoli della Jugoslavia gettano, cos, le basi della nuova democrazia.
Premessa del movimento dell'OF era stata - tre anni fa - la cacciata dell'occupante, il non riconoscimento del vecchio Stato reazionario, dimostratosi incapace di organizzare la difesa del paese, la lotta per la democrazia popolare che assicurasse, nell'eguaglianza di tutti i popoli della Jugoslavia, l'unit e l'indipendenza nazionale.
Sotto lo stimolo delle esigenze belliche, dopo la vittoriosa resistenza contro la grande prima offensiva nazifascista, si riuniva nell'ottobre del 1942 il primo congresso dell'OF, l'AVNOJ(100), il quale riconosceva nei comitati dell'OF gli organi fondamentali per la lotta di liberazione e per il nuovo potere popolare e investiva Tito del comando e della guida di tutto il movimento di liberazione. Al Consiglio dell'OF, all'AVNOJ, spettava la direzione e la rappresentanza politica dei popoli della Jugoslavia, senza che fosse ancora sconfessato il governo fuggiasco.
Lo sviluppo della lotta di liberazione e l'acutizzarsi delle condizioni generali portavano intanto i circoli reazionari raggruppati attorno a Mihailovic e attorno ai collaboratori tipo Macek(101), a posizioni sempre pi apertamente collaborazioniste e quindi all'aperto tradimento. Durante tutto il 1943 obiettivo essenziale della lotta politica per la chiarificazione della situazione interna, condotta dall'AVNOJ, fu la definitiva liquidazione di qualsiasi equivoco che intorbidasse la profonda linea che separava ed opponeva all'occupante nazista i popoli jugoslavi, liquidazione quindi di ogni forma di autorit che rappresentasse un compromesso col vecchio ordine reazionario.
Fu in quell'anno che la guardia bianco-blu dei reazionari sloveni venne liquidata e fin collo sparire dopo il crollo dell'alleato e padrone fascista; fu in quell'anno che divenne chiara a tutto il mondo la funzione provocatoria che Mihailovic esercitava per conto dell'occupante. Aperta venne dichiarata la lotta contro Mihailovic e i manutengoli del governo fuoruscito e le vittoriose affermazioni del NOVJ, sottolineando il contributo portato alla causa comune delle Nazioni Unite, portarono al riconoscimento internazionale dell'AVNOJ come guida politica dell'insurrezione nazionale dei popoli della Jugoslavia.
Gli organi del movimento dell'OF conquistarono quindi sempre nuovi riconoscimenti in campo internazionale, appoggiati in questa loro azione dal valido aiuto dell'URSS, protettrice di tutti i popoli in lotta per la loro libert e, in special modo, dei popoli slavi verso la costruzione di un nuovo mondo nei Balcani tormentati. Fu l'Unione Sovietica che per prima riconobbe nell'AVNOJ il legittimo governo jugoslavo e strinse con esso normali rapporti diplomatici.
Sulla base di questi successi, l'AVNOJ, nel suo secondo congresso della fine del 1943, decise quindi la trasformazione del Comitato jugoslavo dell'OF in governo, riconoscendo nel popolo organizzato nei comitati dell'OF, l'unica forma di potere per la nuova Jugoslavia.
Espressione della concorde volont dei popoli jugoslavi, l'AVNOJ, per la sua formazione federativa, costituisce una prefigurazione del governo di domani, governo popolare di una Jugoslavia federativa e democratica. Nella democrazia e nella vita federativa si garantisce cos libera espressione alle caratteristiche sociali e storiche di ogni popolo della Jugoslavia.
Guida alla costruzione della nuova Jugoslavia  stato il partito comunista.  stato possibile, grazie alla sua instancabile attivit unitaria e alla sua vasta influenza, di trasformare i primi nuclei del NOVJ, di creare in ogni villaggio il Comitato dell'OF.
Vero partito bolscevico, esso sa unire, alla decisione e all'audacia la comprensione delle esigenze dei pi larghi strati popolari e ne  prova l'iniziativa presa da esso, per la costituzione di larghe organizzazioni di masse femminili e giovanili che vengono ad interessare alla suprema lotta nazionale tutti gli strati popolari.
La crescente influenza del PC nell'OF, la profonda crisi degli altri partiti i cui dirigenti si sono in massima parte posti al servizio dell'occupante, ha determinato i residui gruppi politici non compromessi a riconoscere in Tito la loro guida nella lotta per la nuova Jugoslavia popolare.
Alla testa di tutti i popoli della Jugoslavia, il popolo sloveno che ha realizzato una giusta politica unitaria, combatte per una Slovenia libera, unita e democratica e getta gi oggi le fondamenta della libera vita democratica.
Il movimento dell'OF, consolidato in efficiente organismo di governo, ha promosso vaste consultazioni popolari in tutti i paesi della Jugoslavia. Anche nel litorale (Primorsko) si sono svolte, e molto recentemente, le elezioni generali: tale era l'interesse della popolazione che i contadini dei paesi ancora occupati facevano chilometri e chilometri per deporre la loro scheda, per partecipare al loro comizio elettorale.
Cos rivivono a nuova coscienza nazionale e democratica le popolazioni che il fascismo ha avvilito per vent'anni.
Libera vita democratica, autogoverno delle masse popolari, pieno riconoscimento degli sforzi che i popoli hanno compiuto per la loro liberazione: queste sono le direttive che informano l'azione politica del NOVJ nei territori liberati. E per questo non sono soltanto le popolazioni slave, ma tutti i popoli a guardare a Tito come a un eroe leggendario, campione di libert.
Non soltanto i popoli balcanici vedono nel NOVJ una grande forza liberatrice, ma tutti i popoli confinanti e particolarmente le nostre popolazioni del Veneto.
L'Armata rossa ha raggiunto Budapest, l'esercito di Tito sta ripulendo la Jugoslavia dalle truppe di Hitler: grandioso  l'aiuto che l'esercito di Tito potr dare alla nostra lotta di liberazione.
Tendere tutte le forze per aiutare il popolo jugoslavo nella sua epica impresa; questo  il dovere di ogni italiano, questa  la via per avvicinare il giorno della liberazione, per dimostrare che non sul popolo italiano, ma solo sul fascismo ricadono le responsabilit e l'onta per i delitti commessi contro il libero popolo jugoslavo.
Ed  su questa chiara coscienza che gi si fonda l'azione del popolo jugoslavo e della sua avanguardia liberatrice. Gli italiani schiavi hanno ridotto in schiavit il popolo sloveno e il popolo croato, ma gli sloveni e i croati liberi aprono oggi, con ampie libert democratiche, nuovi orizzonti alla vita delle popolazioni che entrano nel raggio delle operazioni del NOVJ.
Lo spirito che informa le relazioni tra popoli liberi agli interessi progressivi di tutta l'umanit,  oggi, e deve sempre pi essere, alla base delle nostre relazioni, della nostra amicizia per il popolo jugoslavo, araldo di libert e costruttore nei Balcani della nuova Europa.
Dalla marcia sempre pi rapida degli eserciti sovietici e jugoslavi, facile  trarre l'augurio di prossime grandi operazioni per la liberazione della Venezia Giulia e dell'Italia nord-orientale dal nazifascismo.
Confidando nell'aiuto sovietico e jugoslavo alla sua lotta, il popolo italiano, impegnato nella battaglia insurrezionale, rivolge - oggi, 7 novembre(102) - il suo saluto augurale al popolo jugoslavo che l'URSS, guida dei popoli slavi, cos validamente sostiene nella sua lotta per la riscossa e la libert.
 L'insurrezione nazionale per la salvezza
e l'avvenire d'Italia.
La dichiarazione alleata sull'Italia(103)
Churchill e Roosevelt alla fine della conferenza di Quebec hanno fatto una dichiarazione comune sulla questione italiana(104). Churchill, riferendo ai Comuni sulla situazione militare e politica, ha precisato l'atteggiamento degli Alleati sulla questione italiana: il problema italiano  all'ordine del giorno. All'ordine del giorno sul terreno diplomatico; all'ordine del giorno sul terreno militare.
 l'ora dell'Italia. Tutto il mondo guarda all'Italia, guarda soprattutto a noi, italiani della zona ancora occupata. Molti problemi attendono di essere risolti e la via della loro soluzione sar determinata dalla nostra azione, dall'azione dei patrioti dell'Italia occupata.
Il governo democratico nazionale ha molto contribuito e molto contribuisce alla favorevole soluzione dei problemi di tutta l'Italia: segno tangibile di questo contributo  la partecipazione dell'esercito italiano alla battaglia della linea gotica(105). Ma il fatto decisivo per la soluzione dei nostri problemi  il contributo che noi, italiani della zona ancora occupata, daremo alla vittoria comune.
Sull'Italia, su ciascuno di noi gravano dure responsabilit, grava l'onta di vent'anni di fascismo, la vergogna della collaborazione, dell'asservimento al nazismo, nemico dell'umanit.
Siamo sulla buona strada: il popolo italiano ha spezzato per primo le catene che lo legavano al nazismo, e, conquistando l'armistizio, si  schierato accanto alle forze liberatrici. La lotta armata dell'avanguardia partigiana, gli scioperi e le agitazioni delle masse popolari testimoniano la volont di riscatto del popolo italiano.
Cominciano a maturare i primi frutti della nostra lotta di liberazione e di riscossa: l'Unione Sovietica ci ha dato il suo valido appoggio, riconoscendo il nostro governo e ristabilendo con esso normali relazioni diplomatiche. Churchill e Roosevelt impegnano oggi i loro paesi in una dichiarazione che  un lusinghiero riconoscimento della nostra volont di riscatto.
La via  lunga, ma possibilit, aiuti ci sono offerti; il cammino  faticoso, ma  il nostro futuro che  affidato alla nostra lotta, alla nostra collaborazione con lo sforzo gigantesco delle Nazioni Unite. In questa lotta che noi conduciamo con ferrea decisione, liberi da ogni considerazione particolaristica, nell'interesse di tutta la nazione,  la garanzia che l'Italia entrer un giorno nel consesso delle nazioni civili, libera e rispettata.
Quale italiano pu, quindi, rifiutare il suo braccio alla insurrezione che noi vogliamo, alla insurrezione di tutto il popolo nell'interesse di tutta la nazione? Nessuno pu rifiutare il suo contributo alla decisiva battaglia insurrezionale: ad essa ci chiama la volont di costruire, per decenni, il futuro dell'Italia; ad essa ci chiamano le sofferenze e gli strazi del nostro popolo, martoriato dal terrore nazista. Il pianto delle madri e il martirio dei nostri compagni ci additano la via dell'insurrezione come il solo mezzo per risparmiare nuovi lutti al nostro popolo, nuove distruzioni alle nostre citt. L'insurrezione del popolo di Parigi ha salvato Parigi dalla furia nazista, ha conservato incalcolabili ricchezze all'opera della ricostruzione; l'insurrezione del popolo italiano deve salvare l'Italia agli italiani.
Tutto il popolo si muove, in intere regioni arde la fiaccola della insurrezione nazionale. E alla testa di tutto il popolo il militante comunista sacrifica tutto se stesso perch l'Italia non sia distrutta dalla ferocia nazista, perch l'Italia conquisti nella considerazione dei popoli civili il posto che le spetta per l'incrollabile volont di vita e di vittoria degli italiani.
 L'URSS e l'Italia(106)
Il saluto che il 7 novembre il governo italiano ha inviato a quello sovietico in occasione del 27 anniversario della Rivoluzione d'ottobre, festa nazionale di tutti i popoli sovietici, non sar soltanto un atto di doverosa cortesia diplomatica, ma esprimer i sentimenti profondi di riconoscenza, di amicizia e di speranza che tutto il popolo italiano nutre per il grande paese, nostro amico e alleato.
Ogni anno, nel lungo ventennio di oppressione fascista, il 7 novembre veniva salutato in Italia da un'avanguardia ostinata che non cedeva terreno, teneva duro e preparava, col suo lavoro, il crollo del regime fascista. Malgrado la mobilitazione dell'OVRA e della milizia, si raccoglievano per quel giorno tutte le energie per ricordare agli italiani il grande significato di quella giornata. Bandiere rosse sui fili telefonici e sulle ciminiere, iscrizioni murali, manifestini e giornaletti clandestini, l'avanguardia proletaria e comunista affermava al grido di "viva l'Unione Sovietica, viva Stalin" la sua presenza, dichiarava la sua fede, traeva dalla marcia sicura del popolo sovietico la certezza che il suo ideale non era vano, che il proletariato sapeva costruire nella realt una societ senza classi, senza sfruttatori ed oppressori. Nella notte buia in cui soffrivamo, quella data accendeva una grande fiamma di speranza, riscaldava l'entusiasmo, rafforzava, fin nelle carceri e nelle isole confinarie, la volont di combattere e di vincere. Ed ogni anno, attorno a questa avanguardia, la celebrazione del 7 novembre raccoglieva, in tutti gli strati del popolo, consensi sempre pi vasti e simpatie p profonde.
Oggi non siamo pi soli a salutare questa data, oggi  con noi tutto il popolo italiano, tranne i traditori fascisti e quelle ostinate cricche reazionarie che follemente tentano di ricostruire nel paese un nuovo regime di oppressione. Oggi che il paese del socialismo ha dato la prova della sua forza e della sua unit, ed ha salvato l'umanit dalla barbarie nazista, dando all'esercito hitleriano i colpi decisivi che ne hanno frantumato la potenza, oggi tutti gli italiani, anche quelli che non condividono i nostri ideali comunisti e la nostra volont di citare, anche noi, una societ senza classi e senza sfruttatori, salutano in questo giorno la festa nazionale del grande paese, campione della libert e della indipendenza dei popoli, sull'aiuto fraterno e disinteressato del quale noi sappiamo di poter contare nella difficile opera di rinascita nazionale; e salutano il grande capo dei popoli sovietici Stalin, che nei momenti pi difficili della guerra ha saputo guidare con mano sicura verso la salvezza i destini di tutto il mondo civile.
Tra i crimini maggiori e pi insensati compiuti da Mussolini,  certamente da considerarsi quello di aver trascinato l'Italia dietro alla Germania hitleriana nella vile aggressione contro l'URSS. Per obbedire al volere di Hitler, italiani furono inviati a combattere contro un paese che mai, in alcun modo, aveva offeso l'Italia e ne aveva leso gli interessi.
L'aggressione contro l'Unione Sovietica incontr subito la recisa opposizione di tutto il popolo italiano. La classe operaia, che gi nel 1919-20 aveva impedito che l'Italia fosse trascinata in una politica di intervento contro la Russia sovietica, fu nuovamente alla testa della lotta contro la guerra. Inviato in Russia il corpo di spedizione, trasformato poi in armata,  da iscriversi ad onore dei nostri popoli che, tranne alcune eccezioni - e i responsabili dovranno essere spietatamente colpiti come infami criminali di guerra - i nostri soldati non si macchiarono delle barbare violenze compiute dai soldati tedeschi. Le popolazioni sovietiche delle regioni occupate seppero cogliere questa distinzione e la seppero generosamente ripagare, trattando in modo diverso tedeschi ed italiani. Innumeri sono i casi dei soldati italiani salvati dal freddo e dalla fame dall'aiuto dato loro da contadine sovietiche.
I reduci del fronte sovietico portarono in Italia due sentimenti che agirono profondamente sul popolo italiano e contribuirono a sviluppare il movimento di rivolta contro il fascismo: l'odio contro i tedeschi e l'ammirazione e l'amicizia per il popolo sovietico. Nel grande disastro del Don, nell'inverno 1942-43, i tedeschi tradirono vergognosamente gli italiani, li abbandonarono nella pianura gelata, s'impossessarono dei loro mezzi di trasporto, arrivarono a tagliare le mani di quei soldati italiani che sfiniti si aggrappavano ai bordi degli autocarri. Questi episodi circolarono in Italia, diffusi dai reduci del fronte sovietico e, confermati dal racconto di analoghi episodi avvenuti in Egitto nella ritirata di El-Alamein, rafforzarono nel nostro popolo la volont di farla finita con la guerra e contribuirono a creare le condizioni in cui scoppiarono gli scioperi del marzo '43, inizio della crisi politica che doveva travolgere il regime fascista.
Nello stesso tempo i reduci dal fronte sovietico smentivano le notizie diffuse dalla stampa fascista sul conto della Russia, dissipavano ignoranza e prevenzioni, e parlavano di un grande paese civile, dove anche nelle case dei contadini si trovavano delle biblioteche e dove, tra le devastazioni della guerra, si scorgevano le prove di un'economia in grande sviluppo, di una superiore giustizia sociale e di un grande benessere. L'avversione per la guerra contro l'URSS crebbe nel paese, il numero dei disertori tra i reduci dal fronte sovietico aument sempre di pi, il popolo non voleva che il fiore della giovent italiana andasse a morire per una causa ingiusta nella pianura ucraina. Mussolini non pot cos soddisfare gli impegni presi con Hitler di inviare nuovi contingenti per riformare l'armata distrutta. Da radio-Mosca i prigionieri italiani in Russia parlarono del trattamento amichevole e fraterno loro riservato, e diffusero inviti alla lotta contro la guerra ed il fascismo.
L'aggressione contro l'Unione Sovietica tolse alla propaganda di guerra del fascismo ogni base. Il fascismo aveva infatti cercato di presentare la sua guerra come una guerra rivoluzionaria, una guerra dei paesi poveri contro i paesi ricchi, una guerra contro le plutocrazie occidentali. L'aggressione contro l'URSS, contro il paese che solo nel mondo aveva realmente eliminato i plutocrati e creato il socialismo, mostrava anche ai pi illusi come le frasi della propaganda fascista non fossero che spudorata demagogia. Le masse operaie, che non avevano mai creduto nella guerra antiplutocratica, intensificarono, dopo l'aggressione contro l'Unione Sovietica, la loro lotta e diventarono sempre pi la forza motrice del movimento nazionale per la pace separata.
La politica nazionale dell'Unione Sovietica, gli obiettivi dell'indipendenza nazionale e delle libert democratiche indicati da Stalin come gli obiettivi della guerra antinazista, l'alleanza tra l'Unione Sovietica, l'Inghilterra e gli Stati Uniti, indicarono alla classe operaia e a tutto il popolo la via dell'unione di tutte le forze nazionali nella lotta per la pace, l'indipendenza e la libert. La classe operaia divenne la promotrice del fronte nazionale d'azione, tutto il popolo si un contro il fascismo: e ci fu la causa delle successive disfatte del fascismo. La differenza tra la condotta nella guerra dei soldati italiani e quella fanatica dei soldati tedeschi abbrutiti ed ubriacati dalla propaganda nazista,  la prova del fatto che il popolo italiano  stato contro la guerra fascista, e spiega perch esso sia stato il primo in Europa a spezzare le catene della schiavit e del suo asservimento alla Germania. L'aggressione fascista contro l'Unione Sovietica ha grandemente contribuito a determinare la volont del popolo italiano di farla finita con il fascismo, l'influenza dell'Unione Sovietica  stata grande e benefica nell'aiutare il popolo italiano ad intraprendere la strada della lotta e del riscatto.
25 luglio, 8 settembre, 16 ottobre: il fascismo cade, l'armistizio viene concluso, si dichiara la guerra contro gli oppressori nazisti che occupano pi della met del suolo italiano. Prima ancora della dichiarazione ufficiale di guerra del governo Badoglio, il popolo italiano inizia la guerra partigiana contro gli occupanti. Tra errori e smarrimenti, confusione e tradimenti, il popolo italiano ritrova il suo posto nel fronte dei paesi civili, inizia, tra enormi difficolt, la sua rinascita nazionale. Partecipare sempre pi efficacemente alla guerra di liberazione, distruggere completamente ogni residuo del fascismo, iniziare l'opera di ricostruzione e curare gli interessi delle masse popolari, questo  il programma di ripresa nazionale e democratica che risollevi il paese dall'abisso in cui  caduto. Ma la realizzazione di questo programma  stata resa difficile da vari ostacoli, interni ed internazionali. Tra i primi  da annoverarsi soprattutto il prolungato tentativo dei circoli reazionari italiani di opporsi ad una effettiva democratizzazione della vita politica italiana, condizione prima di ogni reale mobilitazione popolare. Tra i secondi vi sono le condizioni di un armistizio che prevede per l'Italia la posizione di "cobelligerante" e non di "alleata", e che ha reso fino ad oggi difficile una pi larga partecipazione dell'esercito italiano alle operazioni militari per la liberazione del territorio italiano. In questa difficile situazione il nostro paese ha trovato nell'Unione Sovietica la grande amica che l'ha sorretto e spinto avanti.
Per facilitare la ripresa del popolo italiano ed una sua effettiva partecipazione alla guerra di liberazione, furono fissati, per iniziativa dell'Unione Sovietica, nella conferenza di Mosca del novembre 1943, dai governi dell'URSS, dell'Inghilterra e degli Stati Uniti, i principi di una politica di una effettiva democratizzazione dell'Italia. Veniva tra l'altro affermato che alla fine della guerra il popolo italiano avrebbe potuto liberamente decidere della forma di Stato che vorr adottare. In questo modo la questione istituzionale, che minacciava di dividere gli italiani, mentre le esigenze della guerra imponevano l'unione di tutte le forze nazionali, veniva riconosciuta come una questione su cui il popolo italiano aveva il diritto di pronunciarsi, ma la consultazione popolare veniva rinviata alla fine della guerra.
Questo principio della libera determinazione dei popoli a scegliersi il regime che pi loro aggrada e del "non intervento" delle grandi potenze nella politica interna dei paesi,  il principio che guida tutta la politica dell'Unione Sovietica e che  alla base della sua alleanza con l'Inghilterra e gli Stati Uniti. Profonde sono le differenze nella struttura sociale e politica dei tre grandi paesi alleati. Tutta la politica svolta dal governo sovietico dal 1917 ad oggi, sotto la guida di Lenin e di Stalin, dimostra che l'Unione Sovietica non intende imporre agli altri paesi un regime comunista; ma essa non intende che altri intervenga in questi paesi per sostenere, con la forza, un particolare tipo di regime politico e sociale. Ciascun popolo deve, in piena libert e indipendenza, scegliersi il regime politico e sociale che vuole: questo principio  la base dell'alleanza delle Nazioni Unite, e solo su di esso potr fondarsi, domani, la pacifica collaborazione dei popoli.
I risultati della conferenza di Mosca fanno, perci, divieto alla reazione italiana di poter contare sopra un intervento di forze internazionali che volessero imporre al popolo italiano un nuovo regime di oppressione. Sar il popolo italiano stesso che dovr decidere liberamente della sua sorte: i principi solennemente affermati dall'URSS, dall'Inghilterra e dagli Stati Uniti e per i quali le Nazioni Unite si battono contro il nazismo, che voleva trasformare tutte le nazioni in colonie prive di indipendenza e di libert, e la presenza dell'Unione Sovietica, ci dnno la garanzia che questa libert di decisione del popolo italiano non sar coartata. Se la realizzazione dei punti concordati a Mosca  subordinata ad esigenze militari, di cui sono arbitri i comandi alleati in Italia, ci pu determinare dei ritardi ma non pu compromettere i risultati finali di un processo di democratizzazione, sui cui limiti solo gli italiani potranno domani pronunciarsi attraverso l'Assemblea costituente.
I punti di Mosca, malgrado un iniziale ritardo, hanno cominciato ad essere applicati nell'Italia liberata. Superato, per merito del partito comunista, attraverso l'iniziativa presa dal compagno Togliatti, capo del nostro partito, subito dopo il suo arrivo in Italia nell'aprile scorso, il punto morto in cui la crisi interna italiana si era venuta a trovare, la situazione politica si  venuta sempre pi sviluppando in senso democratico, e questo sviluppo  destinato ad accentuarsi sempre pi, malgrado ogni ostinata resistenza dei circoli reazionari, perch esso  conforme agli interessi reali del paese. Giacch solo in un regime di larga e progressiva democrazia, il popolo italiano potr risolvere i problemi gravissimi della sua esistenza.
Sul piano internazionale, il riconoscimento del governo italiano da parte del governo sovietico, nel marzo scorso,  il primo atto che risolleva l'Italia, dopo l'armistizio accettato in settembre, per cercare di darle un posto e uno statuto nel quadro delle Nazioni Unite. L'Unione Sovietica non ha voluto che il nostro paese restasse in uno stato di soggezione e di prostrazione, e l'ha aiutato a compiere i primi e i pi difficili passi. Altri passi sono stati poi compiuti: passaggio di un numero crescente di province all'amministrazione del governo italiano, scioglimento dell'Amgot, trasformazione della "Commissione alleata di controllo" in "Commissione alleata", decisione di inviare aiuti in viveri all'Italia, fino alla recente dichiarazione Churchill-Roosevelt, ed allo scambio degli ambasciatori con l'Inghilterra e gli Stati Uniti. Ma altri passi debbono ancora essere compiuti perch l'Italia possa prendere il suo posto come nazione alleata tra le Nazioni Unite. Questo obiettivo sembra ormai vicino, e le resistenze che si frappongono ancora al suo raggiungimento sono ingiuste perch il popolo italiano ha dimostrato coi fatti di voler scindere le sue responsabilit da quelle del fascismo, e perch rovesciando il fascismo e concludendo l'armistizio, esso ha dato un primo importante contributo alla causa alleata. Questo contributo  stato poi aumentato dalla lotta eroica compiuta in questo primo anno, lotta nella quale non solo i partigiani, ma tutto il popolo ha dimostrato la sua decisa e fremente combattivit. Con le rovine e devastazioni di questo terribile anno l'Italia sta duramente pagando il suo riscatto; perci essa ha il diritto di partecipare pienamente alla guerra, anche per affrettare, con il suo concorso, l'ora della sua completa liberazione. La causa dell'Italia e della sua piena riabilitazione trova sempre pi vasti consensi in tutta l'opinione pubblica mondiale. Le parole dell'ultimo discorso di Churchill, in cui si promette un raddoppiamento degli effettivi italiani del corpo che partecipa alle operazione nel settore adriatico, ci autorizzano a sperare. Per affermare il suo diritto a riconquistare il posto che le spetta nel fronte delle Nazioni Unite, l'Italia pu contare, in particolare, sull'aiuto dell'Unione Sovietica.
L'Unione Sovietica negli armistizi conclusi quest'anno con la Finlandia, con la Romania e la Bulgaria, ha dato evidenti prove della sua generosit e della sua volont di non infierire contro i popoli che, seppure in ritardo, hanno saputo spezzare le catene con cui cricche reazionarie li avevano aggiogati al carro hitleriano. Oggi divisioni finlandesi, rumene, bulgare, partecipano alle operazioni militari contro la Germania. L'Unione Sovietica dimostra cos di voler favorire la partecipazione effettiva di tutti i paesi alla guerra antinazista, e di offrire loro la possibilit di una ripresa. Questo interessamento non si limita ai paesi slavi o all'Europa orientale e sud-orientale. Per esempio il governo sovietico ha per primo riconosciuto il Comitato di liberazione francese come governo provvisorio di tutta la Francia.
L'Europa potr rinascere ed iniziare, sulle macerie del grande conflitto, la sua ricostruzione soltanto con l'apporto di tutti i popoli, uniti fraternamente nel lavoro comune. Questa fraternit si cementa oggi nel fuoco della guerra liberatrice. Essa si  iniziata negli anni oscuri, nel '41 e nel '42. quando in tutti i paesi si  sviluppato il movimento della resistenza contro l'oppressione nazista. Alcuni paesi non hanno vacillato ed hanno resistito compatti, dando per primi il segnale e l'esempio della lotta partigiana, come la Jugoslavia. In altri, come in Italia, il movimento nazionale ha determinato un passaggio dal fronte dell'opposizione a quello dell'indipendenza. In questo fronte comune, l'orgoglio nazionale di ciascun popolo ricerca il mezzo di dare il massimo contributo alla causa comune. La partecipazione effettiva di tutti i paesi alla fase finale della guerra, per abbreviare con lo sforzo concorde di tutti le immense devastazioni e sofferenze, e la riabilitazione nella lotta di quei paesi che erano stati trascinati dietro alla Germania hitleriana, costituiscono le condizioni di una generale ripresa europea. L'Unione Sovietica dimostra in tutti i modi di voler favorire ed accelerare questo slancio e di non volerlo mortificare.
Guai se nelle gravissime condizioni in cui tutti i paesi si trovano, dovesse prodursi una crisi generale di sfiducia e di abbattimento.  necessaria per la ricostruzione la mobilitazione materiale e morale di tutti i popoli, e ci  possibile solo in un'Europa che ha ritrovato, nella lotta per l'indipendenza e la libert, la sua vera unit.
I protagonisti fascisti, che si aggrappano disperatamente alla speranza di creare dei dissensi tra le Nazioni Unite, parlano di divisione dell'Europa in due zone d'influenza e di contrasti determinati dalla difficolt di fissare i limiti tra le due zone. Per i nazifascisti i popoli sono dei greggi da scambiare liberamente, senza preoccuparsi affatto della loro volont, e per essi, quindi, la creazione di zone d'influenze  del tutto naturale. Ma le Nazioni Unite si battono per l'indipendenza e la libert dei popoli, per il loro diritto di autodeterminazione. L'intervento nella vita politica interna dei popoli  perci incompatibile con questi principi che costituiscono la bandiera delle Nazioni Unite nella lotta contro il nazismo; esso costituirebbe una politica antinazionale ed antidemocratica, in contrasto con quei princpi di autodecisione e di autodeterminazione dei popoli che Stalin ha fissato pi volte tra gli obiettivi di questa guerra; un tale intervento porrebbe il germe di nuove guerre, che finirebbero col distruggere tutta l'Europa. L'Italia non avrebbe nulla da guadagnare ad un intervento nella sua vita interna. L'Italia vuole, in piena libert ed indipendenza, stabilire rapporti fraterni di amicizia e collaborazione con tutti i popoli. Come grande paese indipendente essa vuole assicurarsi un avvenire migliore e lavorare con tutte le sue forze alla ricostruzione del mondo lacerato dalla guerra. Gli accordi tra l'Unione Sovietica, gli Stati Uniti e l'Inghilterra, ed il lavoro che si sta gi oggi svolgendo per preparare una buona organizzazione della pace, ci dnno affidamento a sperare che la pace, a cui parteciper l'Unione Sovietica, sar una pace democratica che assicurer a tutti i popoli le pi grandi possibilit di uno sviluppo democratico e progressivo.
In tutto il mondo le forze popolari e progressive lavorano per preparare una pace che abbia questo carattere e che impedisca alle forze imperialistiche di scatenare, nell'avvenire, nuovi conflitti. Ci corrisponde ai voti degli uomini liberi che hanno sacrificato la loro vita nella guerra contro il nazismo, perch da tante sofferenze potesse sorgere un mondo migliore. Alla realizzazione di questa politica di pace e di collaborazione dei popoli, che corrisponde agli interessi fondamentali del nostro paese, l'Unione Sovietica porter come sempre, il suo decisivo contributo.
Nel novembre 1917, la rivoluzione proletaria appariva agli occhi del popolo russo come la sola via d'uscita ad una situazione disastrosa. Per questo esso segu il partito bolscevico, il partito di Lenin e di Stalin. Sotto la guida di questo partito il popolo sovietico si  accinto al lavoro, ed in 25 anni esso ha saputo raggiungere un grado tale di benessere e di forza da uscire vittorioso dalla grande prova attuale.
Questo esempio ci aiuti, noi italiani, a non disperare. Le condizioni dell'Italia sono oggi disastrose e le prove non sono ancora finite. La guerra si avanza lentamente verso il nord e minaccia di distruggere quanto ancora resta delle possibilit produttrici del nostro paese. Ma dall'oriente una nuova speranza si delinea: gli eserciti di Stalin e di Tito si avvicinano alle frontiere italiane, per venire incontro da quella parte agli eserciti alleati che avanzano dal sud. Essi ci invitano a tener duro malgrado ogni difficolt, a non disperare, a lottare con sempre maggior ardimento contro le distruzioni e le deportazioni, a mobilitare tutte le forze popolari, per avvicinare con l'insurrezione l'ora della liberazione.
Mobilitando tutto il popolo nella lotta insurrezionale, noi lavoriamo anche a preparare la ricostruzione, perch solo dalla mobilitazione democratica di tutte le energie popolari dipendono le sorti di una nazione: come ci insegna, in questo 7 novembre 1944, il grande esempio dell'Unione Sovietica.
 Rinascita nazionale(107)
L'intervento inglese nella soluzione della crisi governativa italiana(108) e le parole pronunciate alla Camera dei Comuni dal ministro Eden(109), hanno profondamente turbato la coscienza dei patrioti italiani.
Con il legittimo orgoglio che ci deriva dalla sicurezza di compiere tutto il nostro dovere per il trionfo di quella causa di libert e di indipendenza per la quale si battono le Nazioni Unite e di occupare, al di l di ogni sottigliezza giuridica, un posto di alleati nel fronte comune dei popoli liberi, sentiamo il dovere di esprimere apertamente i sentimenti nostri e di tutti i patrioti affermando che il popolo italiano ha conquistato con la magnifica epopea di questi ultimi quindici mesi il diritto di scegliersi liberamente al di fuori di ogni estranea ingerenza nei suoi affari interni, quel governo che corrisponde alla sua volont; che , soprattutto, volont di condurre, con la pi larga mobilitazione di tutte le sue energie, la guerra di liberazione a fianco delle Nazioni Unite e di stabilire con tutte queste i rapporti di pi fraterna collaborazione e di sincera e stabile amicizia, particolarmente con le tre grandi potenze democratiche: Inghilterra, Unione Sovietica, Stati Uniti.
A giustificazione del recente intervento inglese nella crisi ministeriale italiana, il ministro Eden ha ricordato ai Comuni che l'Italia  una potenza "cobelligerante" e non ancora una potenza alleata, e che le condizioni di armistizio dnno diritto al governo inglese di esprimere la sua "opinione circa la nomina di qualsiasi uomo di Stato in Italia".
I patrioti italiani non possono non ricordare al ministro Eden che 15 mesi sono ormai passati dal momento in cui l'Inghilterra ha concesso l'armistizio al re ed al governo Badoglio, ad un capo di Stato cio che aveva dichiarato la guerra ed aveva per venti anni coperto con la sua responsabilit tutte le infamie del governo fascista e ad un governo nel quale si trovavano personalit corresponsabili del fascismo e della guerra. Quelle diffidenze e quelle precauzioni che potevano allora essere ritenute giustificate soprattutto per motivi militari, ed anche per impedire l'eventuale ritorno al governo di uomini compromessi col fascismo e infidi alla causa alleata, non hanno certamente pi ragione di essere ora rivolte contro uomini e partiti che hanno sempre lottato contro il fascismo, che hanno sempre avversato la sua politica di aggressione e di rapina, che si sono schierati subito, dal primo giorno di guerra, per il trionfo della causa della libert e dell'indipendenza dei popoli.
Il popolo italiano ha dato in questo periodo una magnifica prova di coraggio e di resistenza. Esso sta assai duramente pagando coi sacrifici e con le privazioni pi grandi, l'onta di aver dovuto sopportare il governo fascista, contro il quale esso del resto non ha mai cessato di lottare, anche quando il fascismo trovava in campo internazionale, e particolarmente da parte dei conservatori inglesi, sostegni ed appoggi che lo rafforzavano. I patrioti italiani hanno col loro sangue conquistato all'Italia il diritto di essere considerata dalle Nazioni Unite come un paese alleato e di essere trattata come tale. I partigiani che combattono sulle Alpi il nemico comune sono dei fratelli d'arme dei soldati sovietici, inglesi, americani, jugoslavi, francesi e di tutte le Nazioni Unite, ed hanno stabilito con loro nella lotta una fraternit che va riconosciuta anche in campo diplomatico.
I patrioti italiani hanno conquistato per il popolo italiano il diritto di poter liberamente decidere dei suoi affari interni. Questo diritto gli  stato solennemente riconosciuto per iniziativa dell'Unione Sovietica, alla conferenza di Mosca del novembre 1943, ed  oggi nuovamente confermato dall'importante dichiarazione del dipartimento di Stato per gli affari esteri degli Stati Uniti(110). Secondo questa dichiarazione le condizioni di armistizio non contemplerebbero la possibilit di un intervento nella situazione interna italiana se non per superiori esigenze militari: ma queste non sono affatto in gioco nella crisi attuale, n sono state del resto addotte dallo stesso ministro Eden.
Il popolo italiano ha dato, in questo ultimo anno sufficienti prove di senso di responsabilit, di unione, di concordia, per non essere trattato come un minorenne. Esso ha accettato di rinviare alla decisione sovrana dell'Assemblea costituente la soluzione del problema monarchico, malgrado la ventennale complicit della monarchia col fascismo e malgrado il fatto che essa continui ad essere il centro degli intrighi e delle manovre che impediscono la democratizzazione e la ripresa del paese. Esso non pu perci comprendere il significato ed i motivi di un intervento che si  oggettivamente risolto a favore di quelle forze reazionarie che sono responsabili del fascismo, della guerra e dell'attuale catastrofe che ha colpito il paese. L'intervento inglese si  invece diretto contro il CLN, ha colpito cio quella che  oggi la suprema espressione della volont popolare, il centro e la bandiera di quel movimento unitario di massa che trascina nella lotta nell'Italia occupata i pi larghi strati della popolazione. E solamente un governo del CLN potr assicurare la ripresa del paese, mantenere un ordine fondato sulla democrazia e sulla libert ed impedire che anche l'Italia sia teatro di avvenimenti dolorosi come quelli provocati in Belgio(111) e in Grecia(112) dalle forze della reazione.
In questi giorni abbiamo nuovamente sentito quanto  duro il cammino della rinascita dall'abisso in cui il fascismo ci ha gettati. Ma noi comunisti siamo ben decisi a proseguire quest'opera di ripresa nazionale. Il partito comunista  il pi conseguente difensore degli interessi nazionali perch  il partito della classe operaia, della classe che  libera da quelle oscure collusioni sociali che legano altre classi ad una politica contraria ai reali interessi del paese. Sappiamo che in quest'opera di restaurazione nazionale abbiamo vicino a noi i patrioti sinceri di tutti i partiti antifascisti e tutti gli italiani che, cos come noi, desiderano la rinascita del nostro paese.
Le forze progressive italiane non sono sole. Esse possono contare sull'aiuto delle forze progressive attive ed in sviluppo in tutte le Nazioni Unite, in Inghilterra e negli Stati Uniti e, vicino a noi, nella nuova Jugoslavia democratica ed in Francia. Noi possiamo contare sull'aiuto dell'Unione Sovietica che lotta per l'indipendenza e per la libert di tutti i popoli.
 Conferenza ad Atene(113)
Il viaggio di Churchill e di Eden ad Atene, e l'inizio di una conferenza alla quale partecipano i rappresentanti del movimento patriottico di resistenza, dimostrano che il governo inglese non  rimasto indifferente davanti alla gravit degli sviluppi assunti dal conflitto interno greco ed alla vivacit delle reazioni suscitate nell'opinione pubblica inglese ed internazionale dall'intervento nella lotta delle forze britanniche(114).
Mentre scriviamo  giunta soltanto la notizia dell'inizio della conferenza, ma il fatto che si  cominciato a discutere, ci autorizza a sperare che un accordo sar raggiunto, e che sar finalmente formato quel governo di unione nazionale che il popolo greco desidera. Ci permetter al valoroso popolo ellenico, che in questi ultimi anni ha dato tante prove dell'eroismo e del coraggio dei suoi combattenti, di portare tutto il suo prezioso concorso al proseguimento della guerra antinazista.
In questo duro momento della guerra appare pi che mai necessaria la concentrazione di tutte le energie in uno sforzo unito e concorde per avvicinare la fine della guerra. Per questo ha suscitato penose reazioni tra i popoli che soffrono e che combattono il fatto che vecchie caste parassitarie e reazionarie abbiano potuto trovare appoggi e sostegni in campo internazionale nei loro sforzi per mantenersi al potere nei paesi liberati contro la manifesta volont popolare: sforzi che sono andati fino al punto di provocare in Grecia la guerra civile contro quei patrioti che, dopo aver eroicamente combattuto durante i quattro anni di occupazione, non domandano ora che di poter continuare a combattere stretti attorno a un governo che riscuota la fiducia di tutto il paese.
Gli esempi della Jugoslavia e della Francia dimostrano che solo con un governo che sia l'espressione delle forze che hanno attivamente combattuto contro il nazismo, si pu realizzare l'unione del popolo, assicurare la ripresa del paese, e portare un importante contributo alla causa comune.
Invece i governi delle cricche reazionarie, preoccupate soltanto di mantenere le loro situazioni privilegiate, sono impotenti, dopo essere rimasti per quattro anni lontani dal paese e dalla lotta, a realizzare l'unione del popolo, provocano perci con la loro azione antipopolare nuovi lutti, disordini e rovine e portano un grave danno alla causa comune dei popoli, distogliendo, in dolorose lotte intestine, energie preziose che dovrebbero, tutte unite, essere mobilitate contro il comune nemico.
La politica reazionaria e antipopolare delle vecchie classi reazionarie  un fattore che indebolisce lo sforzo bellico degli alleati e prolunga la guerra. Solamente la politica di unione di tutte le forze popolari e nazionali, attorno a governi che siano l'espressione della volont popolare, pu permettere, in un ordine fondato sulla libert e la democrazia, la rapida ripresa dei paesi liberati e, favorendo la pi larga mobilitazione di tutte le energie per le battaglie finali, avvicinare l'ora della vittoria.
 Perch i comunisti lottano oggi in Italia per una democrazia progressiva(115)
Per la soluzione dei problemi della guerra di liberazione come per quella dei problemi della ricostruzione, i comunisti propugnano oggi, in Italia, i metodi e le forme di una democrazia progressiva.
Questo significa, in primo luogo, che i comunisti vogliono essere nelle prime file della lotta per la democrazia, per il potere del popolo. Durante vent'anni di dittatura fascista, il popolo  stato escluso da ogni partecipazione alla soluzione dei suoi problemi vitali, e persino da ogni possibilit di controllo sul pubblico potere.  per questo che le caste plutocratiche e reazionarie, di cui il fascismo era l'espressione e lo strumento, si son potute servire di questo potere contro il popolo, per aggravarne a dismisura l'oppressione e lo sfruttamento, per venderlo allo straniero, per trascinare infine il paese alla guerra e alla catastrofe.
Tutti gli italiani onesti e patrioti hanno potuto convincersi, attraverso una dura esperienza, che solo la democrazia, solo il potere ed il controllo del popolo sui pubblici poteri, pu garantire il popolo dall'arbitrio dei suoi nemici, la nazione da avventure disastrose. Impegnandosi solennemente a convocare un'Assemblea costituente, liberamente eletta, che decider delle istituzioni e delle forme del nuovo Stato italiano, il governo di Roma ha espresso e sancito questa comune volont di rinnovamento democratico del popolo italiano: e con tutti gli italiani che sinceramente accettano il principio nazionale e democratico della sovranit popolare, i comunisti vogliono lottare fianco a fianco per la liberazione, per la ricostruzione.
Nel Fronte nazionale democratico della liberazione, i comunisti propugnano i metodi e le forme di una democrazia progressiva. Questo significa, in secondo luogo, che i comunisti lottano per le soluzioni democratiche pi progressive e conseguenti, per quelle capaci di assicurare, nell'attuale situazione italiana, con l'unione del popolo, la massima efficienza all'iniziativa ed all'attivit delle masse, per la loro mobilitazione nello sforzo comune di liberazione e di ricostruzione.
Nell'Italia prefascista, il fascismo ha potuto attecchire ed imporsi anche e proprio perch la vecchia democrazia non era forte e progressiva, ma debole e conservatrice. Era debole, perch le vecchie classi dirigenti conservatrici non volevano e non potevano suscitare l'iniziativa e la partecipazione attiva delle masse alla soluzione dei loro problemi, ma anzi in ogni forma si preoccupavano di mortificarla e di limitarla. Fin nelle istituzioni rappresentative, il potere del popolo era inceppato e falsato dai resti dei vecchi regimi assolutisti.
La monarchia, il Senato di nomina regia, sono istituzioni che con la democrazia non hanno nulla a che fare; o che, piuttosto, sono con essa in aperto contrasto. Tutte le forze plutocratiche e reazionarie, interessate solo al mantenimento dei loro privilegi, hanno trovato in queste e consimili istituzioni l'ideale centro di raccordo, lo stabile punto di appoggio per contrastare e soffocare ogni potere del popolo.
E come avrebbe mai potuto essere forte, come avrebbe potuto resistere alle insidie ed alle offese delle forze plutocratiche e reazionarie, una democrazia che non era presidiata dal popolo, ma guardava anzi con occhio diffidente ed ostile alle masse e alle loro libere organizzazioni?
La democrazia che i comunisti propugnano oggi in Italia non  e non pu essere semplice restaurazione di quella che ha dimostrato le sue limitazioni e le sue insufficienze comprimendo e respingendo l'iniziativa democratica delle masse, allevando nel suo seno il fascismo. Il popolo italiano deve tendere oggi, unito, tutte le sue energie, per farla finita per sempre col fascismo, per far fronte ai compiti difficili e grandiosi della guerra di liberazione e della ricostruzione. Tutte le forze del popolo debbono mobilitarsi se l'Italia non vuol perire come nazione: e questa mobilitazione pu essere l'opera solo di una democrazia nuova, di una democrazia forte e progressiva.
Di una democrazia nuova, liberata non solo da ogni residuo delle istituzioni e del personale fascista, ma anche dalle impalcature istituzionali monarchiche, antidemocratiche, che gi nell'Italia prefascista contribuivano ad inceppare ed a falsare il giuoco della sovranit popolare.
Per questo i comunisti propugnano e reclamano - contro le resistenze dei gruppi ristretti ma potenti, che della dittatura di Mussolini sono stati i complici e i profittatori - l'epurazione immediata e radicale della vita italiana dai residui dell'oppressione, della corruzione, del tradimento fascista. Per questo i comunisti propugneranno alla Costituente l'eliminazione della monarchia corresponsabile del fascismo, una soluzione repubblicana, conseguentemente democratica, del problema istituzionale. E risolvere in modo conseguentemente democratico il problema istituzionale significa fondare il potere sull'autodecisione e sull'intervento diretto delle masse, sull'autogoverno, cio, delle masse popolari.
Una democrazia nuova, capace di mobilitare le masse nello sforzo e nei sacrifici della lotta di liberazione e della ricostruzione, non pu essere solo il fatto ed il prodotto di un mutamento istituzionale; non pu esaurirsi nel semplice meccanismo di periodiche consultazioni elettorali; deve tradursi in un atteggiamento ed in una partecipazione nuova delle masse al governo della cosa pubblica.
La lotta di liberazione e l'opera della ricostruzione portano alla ribalta una nuova classe dirigente, la classe operaia, avanguardia di tutte le masse oppresse e sfruttate. A differenza delle vecchie classi dirigenti della democrazia conservatrice, sempre preoccupate della conservazione dei loro privilegi, questa classe nuova  interessata non gi a respingere ed a comprimere, ma anzi a suscitare ed a promuovere l'iniziativa democratica delle masse popolari e delle loro libere organizzazioni, la loro partecipazione diretta ed attiva alla soluzione dei loro problemi.
Solo questa iniziativa e questa partecipazione cosciente ed attiva, possono assicurare il successo della mobilitazione generale nello sforzo grandioso e nei duri sacrifici per la guerra di liberazione e per la ricostruzione del paese. Nessuna imposizione, nessuna forma di direzione o di governo "dall'alto" sarebbe capace di realizzare questa mobilitazione, di suscitare nelle masse l'entusiasmo necessario alla lotta ed alla vittoria. Per questo il partito della classe operaia vuole che la nuova democrazia sia una democrazia forte, forte di un'effettiva e quotidiana partecipazione delle pi larghe masse popolari alla soluzione dei loro problemi, forte dell'interessamento e del presidio di tutto il popolo, forte contro i nemici della democrazia, forte contro quanti - difendendo interessi e privilegi di casta o di classe - vogliono sottrarsi ai doveri ed ai sacrifici della solidariet nazionale.
Ma una democrazia nuova, cos rafforzata e presidiata, non potrebbe essere una democrazia conservatrice, solo preoccupata di ottenere, con un voto popolare, la formale sanzione ai privilegi delle caste dominanti. Nella loro partecipazione diretta e responsabile alla soluzione dei compiti della liberazione e della ricostruzione, la classe operaia e le pi larghe masse popolari portano, con le loro libere organizzazioni, la loro forza, l'esigenza ed il peso delle loro necessit di vita e delle loro aspirazioni sociali; dnno alla democrazia un senso ed un contenuto nuovo, non statico e conservatore, ma dinamico e progressivo. Ed  per questa democrazia nuova, forte, progressiva, aperta a tutte le conquiste, ad ogni progresso politico e sociale, senz'altro limite che quello della volont popolare, che i comunisti combattono.
Sarebbe vano, oggi, in una situazione interna ed internazionale ancor cos fluida, fissare alla democrazia progressiva il programma od una graduatoria di obiettivi concreti. Gli obiettivi della democrazia progressiva non si precisano secondo schemi preconcetti di partito o di classe, si impongono e si imporranno secondo le esigenze nazionali della lotta di liberazione e della ricostruzione. Essenziale  che la classe operaia, classe di governo, non si trover pi in una posizione di minorit politica, reietta ai margini della nazione. La classe operaia, classe di governo, cosciente di costruire la nuova Italia, determiner - nel giuoco di un'autentica democrazia - soluzioni nazionali ai problemi che si porranno al nostro popolo sulla via della ricostruzione.
Nella nuova coscienza costruttiva che  coscienza delle proprie responsabilit, la classe operaia diriger concretamente l'opera di ricostruzione.
Certo  sin d'ora, ad esempio, che nell'Italia occupata non si pu venire incontro alle necessit imprescindibili dei nostri combattenti senza incidere sul privilegio capitalistico, senza imporre un contributo forzoso a quei grandi capitalisti che non sentono il dovere della solidariet nazionale. Certo  che domani i problemi angosciosi della ricostruzione non potranno essere risolti nel quadro dei rapporti tradizionali del monopolio capitalista e terriero. Nell'affermazione conseguente delle superiori esigenze nazionali s'inserisce cos nella democrazia progressiva l'azione della classe operaia, non legata alla difesa di alcun privilegio od interesse particolaristico, classe nazionale, portatrice ed interprete degli interessi del popolo, che  la nazione.
I comunisti conoscono i limiti obiettivi che l'esistenza e l'eliminazione non radicale del principio della propriet capitalistica, sfruttatrice, pongono alla democrazia progressiva, per la quale essi oggi lottano in Italia. Sanno che questi limiti non possono essere spezzati che dalla dittatura del proletariato, che realizza il tipo superiore della democrazia, la democrazia operaia, di cui l'Unione Sovietica offre al mondo l'esempio luminoso.
Ma la dittatura del proletariato non  e non pu essere, come pretendono i suoi nemici od i suoi affrettati interpreti, la dittatura di una "minoranza audace". Nella dittatura del proletariato si realizza, sotto la direzione della classe operaia, l'unione del popolo - della stragrande maggioranza degli oppressi e degli sfruttati - attorno al compito grandioso dell'abolizione di ogni sfruttamento dell'uomo sull'uomo, della costruzione della societ comunista: e solo questa incrollabile unione di popolo ha dato all'Unione Sovietica la forza di superare tutte le prove.
Ma attorno al compito della costruzione della societ comunista non si realizza oggi, nella situazione italiana, quella salda unit del popolo che  necessaria a risollevare il paese dal baratro in cui il fascismo l'ha precipitato. L'unione del popolo si realizza oggi, in Italia, sulla base della lotta di liberazione, della mobilitazione di tutte le forze nazionali per la vittoria e per la ricostruzione: e a quest'unione una democrazia nuova, forte, progressiva, offre un quadro adeguato, una prospettiva che solo l'esperienza e la volont delle masse pu precisare ed allargare. Per questo i comunisti, che riconoscono nella democrazia proletaria il tipo superiore pi perfetto di democrazia, ma che vogliono lottare per il popolo, con il popolo, e non vogliono imporre dispoticamente le loro opinioni o le loro soluzioni, dnno oggi alla lotta per una democrazia progressiva il meglio delle loro forze e del loro sacrificio.
 Contro gli affamatori fascisti. Per la
conquista di migliori condizioni di vita(116)
Di fronte alla decisa volont di lotta di tutte le masse lavoratrici gli affamatori del popolo, i traditori della nazione, hanno dovuto fare un passo indietro. Dopo aver stabilito la generale abolizione dell'indennit giornaliera di guerra, essi si sono ritirati, decidendo la riduzione da 25 a 20 lire giornaliere per i capifamiglia e l'abolizione completa per i lavoratori senza famiglia a carico.
Ma le conquiste della classe operaia e delle masse lavoratrici non si debbono in nessun modo toccare: l'indennit di guerra  il risultato di lunghe lotte condotte nei mesi passati per assicurare ai lavoratori il minimo indispensabile per affrontare le gravissime condizioni di vita. Toccare queste conquiste, toccare la indennit di guerra significa incidere direttamente sulla vita delle pi vaste masse popolari, significa strappare un altro pezzo di pane alle nostre famiglie, significa votare i nostri figli alla fame, al deperimento organico, alle malattie.
Toccare queste conquiste, oggi, quando pi duro  il rigore dell'inverno e pi tragica la lotta per la vita nelle nostre case fredde e, cos spesso, sinistrate, vuol dire affamare il popolo nel nefando tentativo di spezzarne, con la miseria fisica, la volont insurrezionale.
Toccare le nostre conquiste, oggi,  una sciocca e impudente provocazione fascista e questa provocazione sar ricacciata nella gola dell'affamatore di Predappio, che ha gi dovuto rimangiarsi buona parte dei suoi decreti provocatori.
La situazione alimentare diventa di giorno in giorno pi grave; un mese fa sparivano lo zucchero e la carne, oggi scarseggia il pane e ai mercati non si trova pi la verdura. Per le mense del popolo sono spariti lo zucchero e la carne, per le nostre massaie che debbono sostare (lottare) lunghe ore, al gelo, davanti ai forni, scarseggia il pane: per gli altri c' il mercato nero, il mercato organizzato dai grandi speculatori, dai gestori degli ammassi, dai rifornitori dei mercati urbani, il mercato nero dei fascisti, della turpe genia che ingrassa sulla fame del popolo e che cerca ora di monopolizzare tutto il commercio, colpendo i piccoli e medi commercianti, con i decreti demagogici sulle mense di guerra, sul blocco dei negozi e sugli spacci.
Non basta, quindi, difendere le posizioni conquistate con le lotte precedenti: la classe operaia e le masse popolari debbono passare all'offensiva. Alla provocazione e all'inganno fascista bisogna rispondere attaccando, lottando con intensificato vigore contro la fame, il freddo e il terrore, lottando, con decisione sempre pi ferma, sul fronte della liberazione contro l'invasore nazista e contro il traditore fascista.
Lottare contro la fame e il freddo  lottare sul fronte della liberazione nazionale perch vuol dire opporsi, con ogni mezzo, alle razzie naziste dei nostri prodotti, assaltare i depositi tedeschi e fascisti, combattere contro i manutengoli fascisti del mercato nero. Ma la lotta pi decisa e pi ampia si conduce nelle fabbriche, dove la classe operaia, affiancata dagli impiegati e dai tecnici, combatte perch vengano distribuiti viveri e combustibili, perch l'indennit di guerra sia non solo integralmente mantenuta, ma elevata, perch si paghino le 192 ore, perch il conglobamento degli aumenti e dell'indennit di presenza nella paga oraria non si traduca in una diminuzione del salario complessivo.
Con le agitazioni e con gli scioperi la classe operaia, in lotta contro la fame e il freddo, strappa cos il necessario per vivere alle caste reazionarie che, responsabili del fascismo, ancor oggi si stringono attorno ad esso per profittare dell'ultima tragedia nazionale, incuranti delle sofferenze e dei sacrifici di un popolo.
La lotta contro la fame, il freddo e il terrore che le grandi masse popolari conducono sul fronte della liberazione, si rafforzer e diverr feconda di pi grandi conquiste economiche e politiche, nella misura in cui il popolo sapr organizzarla. Organizzare la lotta significa raccogliersi nei Comitati di liberazione di rione e di villaggio, di fabbrica e di categoria, consolidare ed estendere la rete dei Comitati di agitazione e dei Comitati contadini, vuol dire riunire le donne e i giovani nelle organizzazioni unitarie di massa dei Gruppi di difesa e del Fronte della giovent. Organizzare la lotta significa insomma realizzare la pi vasta unit di combattimento delle masse popolari di ogni fede politica e religiosa negli organismi che il popolo ha creati attraverso l'esperienza di quest'ultimo tragico e glorioso anno di lotta liberatrice.
Spina dorsale di quest'unit popolare deve essere l'azione improntata al pi largo spirito unitario dei socialisti e dei comunisti e l'intesa sempre pi cordiale che deve legarci agli amici della Democrazia cristiana.
Ogni comunista, ogni socialista, ogni cattolico, ogni patriota porti il suo contributo allo sviluppo e all'organizzazione della lotta contro il freddo e la fame. Si accrescer, si moltiplicher cos l'apporto che il popolo italiano dar alla lotta decisiva di quest'anno di vittoria, di una vittoria che sar la sua vittoria.
 Nell'unione  la nostra forza(117)
L'offensiva sovietica d'inverno  in pieno sviluppo. Di ora in ora le radio di tutto il mondo annunciano i progressi vertiginosi delle armate dell'Esercito rosso. E queste notizie, come una festosa fanfara di vittoria, ravvivano, rianimano all'attacco le forze progressive che ovunque combattono contro la belva agonizzante.
Ogni speranza di resistenza organizzata svanisce per il nazismo e, dalla disperazione della prossima ineluttabile sconfitta, esso deriva quella strategia che, senza alcun vantaggio operativo, conduce alla morte le ultime riserve germaniche, quella strategia che, nella sola brama di una mostruosa e impossibile vendetta, fa infierire i tedeschi sugli ultimi popoli che esso ancora opprime.
Con la fame e con la razzia di ogni prodotto, con le deportazioni e con il terrore, il mostro nazista incrudelisce sull'Italia ancora occupata. Ed il miserabile servo fascista, reso pi impudente e pi sfrontato dall'imminenza della fine, cerca di nascondere la crudelt sotto i miserabili cenci della sua demagogia.
I fascisti chiamano "disciplina collettiva dell'alimentazione" l'offensiva della fame; chiamano "socializzazione" l'offensiva contro le rivendicazioni della classe operaia e delle masse popolari; chiamano "lotta contro il mercato nero" la sua organizzazione a beneficio esclusivo dei tedeschi e degli speculatori fascisti. Chiamano "difesa della lira" la spoliazione sistematica di tutti i risparmi delle masse contadine e degli strati medi. Chiamano, infine, "politica sociale" l'arricchimento sfrontato delle caste reazionarie che si sono coalizzate col cadavere putrefatto del fascismo.
Contro il popolo lavoratore, contro le sue avanguardie combattenti, si sono mobilitati tutti i residui del passato fascista: nelle citt affollate di fascisti fuggiaschi, le molteplici milizie del boia di Predappio combattono la loro guerra per la fame e per la distruzione del nostro popolo; nelle campagne depredano, vera orda di ladroni, i contadini dei prodotti del suolo, nelle vallate si concentrano contro le forze dei Volontari della libert per ripiegare sconfitti sotto i colpi della guerriglia partigiana.
Ma, cacciati dai fronti, i fascisti ripiegano anche sotto la forza del possente movimento popolare di liberazione, contro il quale, pieni di boria, erano partiti all'attacco sperando di incrinarne l'unit con le loro solite manovre.
L'offensiva sferrata dal popolo contro i fascisti e i nazisti, responsabili delle nostre sciagure, si sviluppa vittoriosa. La guerriglia contro il freddo e la fame, per la soluzione dei problemi immediati del popolo, incide sempre pi duramente nella carne dei fascisti, facendo fallire i loro piani.
Perci ogni italiano, in lotta quotidiana contro la fame e il freddo, combatte contro la carestia organizzata dai fascisti, combatte contro il mercato nero dei manutengoli fascisti, combatte contro il controllo fascista delle mense, degli spacci, delle cooperative, combatte contro gli ammassi fascisti.
Ogni sciopero, ogni manifestazione di strada, ogni agitazione del popolo colpisce nel padrone collaboratore, nell'accaparratore, nel profittatore, il fascista, il servo dei tedeschi oppressori.
Ma perch le vittorie che noi conquistiamo nell'offensiva popolare contro il freddo e la fame, portino a risultati conclusivi e si trasformino infine nella lotta liberatrice, noi dobbiamo cementare, sul terreno della lotta, l'unit della classe operaia, l'unit del popolo italiano.
Unit della classe operaia perch nell'unit la classe operaia, avanguardia del popolo, trover tutta la sua forza, per cui essa  oggi la classe nazionale. E questa unit di oggi si esprime nell'avviamento - attraverso la lotta comune del partito socialista e del partito comunista - alla creazione di un unico partito marxista-leninista. Nella sua unit organica, la classe operaia sapr trovare la via della vittoria, la via della liquidazione radicale del passato fascista, la via di un nuovo futuro di pace e di libert.
Unit del popolo italiano perch attorno alla forza d'avanguardia della classe operaia si possa riunire, in concordia di volont e di azione, tutto il popolo lavoratore. Unit dei lavoratori socialisti e comunisti con i lavoratori cattolici, unit del popolo nei Comitati di liberazione e negli organismi di massa: queste sono le forme attraverso le quali nella lotta di oggi - il popolo italiano si prepara alla cacciata dei tedeschi e allo sterminio dei fascisti, si prepara a divenire la forza dirigente della nazione, costruttore di una nuova Italia libera nella democrazia progressiva, ricca e onorata nel fecondo lavoro di pace.
 Per l'unione delle masse popolari:
noi e i cattolici(118)
Attraverso la dura esperienza della catastrofe nazionale e della guerra di liberazione, dopo il fallimento dei vecchi gruppi responsabili dei crimini del fascismo e responsabili di avergli lasciato la porta aperta, le forze del popolo sono divenute, nei fatti, le protagoniste della guerra nazionale.
Non  soltanto una minoranza rivoluzionaria, espressa dalla classe operaia, avanguardia del popolo, a lottare, negli interessi generali di tutto il popolo, per la conquista di un avvenire migliore in un'Italia democratica e progressiva;  tutto il popolo che entra oggi nella vita politica e sociale con coscienza autonoma dei suoi interessi, sono strati sempre pi larghi che, dalla nuova maturit politica, traggono volont ed energia per partecipare alla dura guerra contro il fascista ed il tedesco.
Non  un popolo indifferenziato, non  l'oggetto passivo della demagogia fascista, sono operai ed artigiani, sono tecnici ed impiegati, sono studenti e - fatto in gran parte nuovissimo - sono quelle masse di contadini alle quali va in cos larga misura l'onore della guerra partigiana. Questi operai e questi contadini combattono perch hanno una coscienza politica conquistata nelle sofferenze e nella lotta, perch hanno delle idee da realizzare e degli obiettivi da raggiungere. Non sono, quindi, popolo indifferenziato, ma militanti comunisti e militanti socialisti, sono amici del Partito d'azione e sono cattolici e militanti della Democrazia cristiana.
Garanzia che il popolo raggiunger le mete per le quali oggi combatte  l'unione perch dall'unione verr la forza che permetter al popolo di sbarazzare la sua marcia dagli ostacoli che la inceppano, perch contro l'unione cementata nella lotta si spezzeranno le manovre della reazione che mirano a seminare tra le masse popolari il veleno della disgregazione per precipitare l'Italia nella guerra civile.
E l'unione del popolo non si fa senza l'unione con le masse cattoliche.
Questo anno e mezzo di lotta  stato ricco di fruttuose esperienze, di fecondi contatti in ogni campo. Sul terreno dell'azione partigiana, come nella fabbrica e nel villaggio, il cattolico si  incontrato, forse per la prima volta, con un comunista e, nella fraternit degli sforzi e delle sofferenze comuni, sono cadute incomprensioni e diffidenze, si  dissolto il fardello di menzogne accumulato dal fascismo. Chi ha conosciuto un comunista, ha conosciuto un patriota, di null'altro ambizioso se non del bene del popolo e dell'Italia, di null'altro geloso se non del suo posto di combattimento nella lotta di liberazione.
Immediati ed urgenti ed, insieme, vasti e di lungo respiro sono gli obiettivi per la conquista dei quali i cattolici trovano oggi e ritroveranno domani al loro fianco tutti i lavoratori, tutto il popolo.  la lotta di oggi per il pane e per la liberazione,  lo sforzo di costruire sulle rovine una nuova Italia democratica e progressista;  la difesa della famiglia dall'arbitrio e dal massacro dei nazifascisti,  la conquista per i nostri figli di una vita migliore che dia infine al nucleo familiare sicurezza di vita e serena certezza di prospettive;  la lotta contro il disprezzo nazista della vita umana,  l'ideale di una vita civile, liberata dal giogo del privilegio e restituita al libero e fecondo lavoro, senza il quale non v' n dignit n libert.
Ma la fraternit che si raggiunge oggi nella lotta deve trasformarsi in durevole unit di intenti e di azioni, se noi vogliamo che le forze del popolo non vadano disperse, se noi vogliamo che non siano altri a trarre utile ed egoistico profitto dal nostro sforzo.
Conquistare l'unit del popolo, cementare il nostro sforzo, lo sforzo di noi proletari comunisti e socialisti, con l'azione dei cattolici:  questo il compito di oggi. E per raggiungere questo obiettivo noi dovremo saper oltrepassare quello talora limitato sul quale le forze, prima divise, si sono alfine ritrovate e assicurare espressione politica e saldezza organizzativa al naturale e quasi spontaneo ritrovarsi di tutti i lavoratori nella lotta quotidiana.
I contadini cattolici che, assieme agli altri contadini del villaggio, con l'aiuto delle SAP e dei partigiani, hanno difeso il loro grano dalle razzie, debbono affrontare nuove lotte e queste lotte affronteranno nei Comitati contadini; debbono provvedere a spazzar via il putrefatto apparato dell'oppressione fascista dei podest e ad iniziare l'opera di ricostruzione e a quest'opera si accingeranno nel Comitato di liberazione di villaggio.
Cos il lavoratore cattolico, che ha gi visto il Comitato di agitazione alla testa della lotta per la difesa della sua vita e del pane della sua famiglia, si stringer pi intimamente ai lavoratori comunisti e socialisti che hanno dato vita a questo comitato. E il popolano cattolico, quello che una notte  sceso con gli altri casigliani a tagliare l'albero del viale, si unir al Comitato di liberazione del suo casamento, del suo rione.
Perch questi organismi di potere popolare, come le organizzazioni unitarie del Fronte della giovent e dei gruppi di difesa, sono gli strumenti delle forze del popolo; sono insieme la guida sicura che garantir autonomia e fecondit di conquiste all'azione del popolo.
Pi urgenti che mai si presentano oggi questi obiettivi; pi urgenti che mai perch il nostro popolo sta per affrontare le sue prove decisive, quelle prove dalle quali dipender per lunghi anni il suo avvenire.
I tedeschi, costretti ad evacuare forze sempre pi numerose, vogliono vendicare la sconfitta con la distruzione di tutto il nostro patrimonio e con i massacri di popolazioni inermi. Dall'unione di tutto il popolo nella lotta insurrezionale dipender quanto noi sapremo salvare per la ricostruzione, dipender il contributo che noi sapremo dare alla vittoria comune.
E questo interesse nazionale di cui la classe operaia, classe nazionale, si fa combattiva espressione, non pu non sollecitare ogni cattolico, ogni italiano a vincere infine le ultime resistenze ed a partecipare con tutto il popolo alle lotte finali.
Perci nell'Italia democratica che nasce nella lotta di oggi, davanti alla libera consultazione delle masse, ogni gruppo ed ogni partito politico conter per l'azione che avr svolto nel momento decisivo per le sorti della nazione, conter per il contributo che avr dato alla vittoria ed alla insurrezione del popolo.
Voglia, quindi, la Democrazia cristiana essere, negli ultimi cimenti insurrezionali, la guida combattiva delle masse cattoliche, affiancandosi, perci, ai grandi partiti di massa, il partito comunista ed il partito socialista.
 L'insegnamento
della conferenza di Crimea(119)
I soldati sovietici che hanno liberato la loro patria ed hanno trovato nelle citt distrutte il deserto e l'orrore delle fosse comuni nelle quali si ammucchiano a decine di migliaia i resti di donne e di bambini, di russi e di ucraini, di ebrei e di polacchi, questi soldati sanno - meglio di ogni generale prussiano - che presto accamperanno sulle rive della Sprea.
La forza della giustizia ne sorregge l'impeto eroico, la volont di garantire contro ogni ritorno dell'hitlerismo e del militarismo prussiano il libero progresso del proprio paese, fa di loro gli interpreti migliori della comune possente volont di tutti i popoli.
Avanguardia della vittoria e della libert, in questa comune volont i soldati sovietici si saldano alle forze progressive di tutti i popoli, alle forze che lottano perch la civilt non sia pi oscurata dall'onta nazista, perch la barbarie di un nuovo medioevo non comprometta un'altra volta le sorti di un mondo faticosamente costruito, nei secoli, dall'opera dell'uomo.
Otto mesi fa, a Yalta e su una parte considerevole del territorio sovietico c'era il nazismo, la distruzione ed il terrore.
Oggi, i nazisti sono ridotti a farsi scudo dei sedicenni della Volkssturm per difendere il covo del nazismo, Berlino, contro un'armata vittoriosa e giustiziera.
E a Yalta, dove gi ferve il lavoro della ricostruzione, si riunisce la conferenza dei tre grandi paesi della coalizione antihitleriana. Si riunisce in territorio sovietico e questo  un omaggio al contributo d'avanguardia dell'esercito rosso alla vittoria comune, ma  anche un riconoscimento della funzione personale del maresciallo Stalin nella conquista della vittoria.
Il maresciallo Stalin non  soltanto il pilota dei popoli sovietici nella costruzione del socialismo, la guida di tutti i popoli sulla via della libert:  l'artefice dell'esercito rosso, colui che ha saputo infondere in ogni soldato la volont indomita di vittoria ed  anche lo stratega geniale che ha elaborato una nuova scienza militare, espressione della superiore scienza socialista e dell'esperienza bolscevica di lotta, e ne ha fatto lo strumento di vittoria contro il quale si  infranta la sicurezza e l'albagia dei generali prussiani.
 L'elaborazione dei piani per l'assalto finale
Nel corso stesso della conferenza un comunicato annunciava brevemente che i piani per l'assalto finale da est e da ovest, da nord e da sud erano stati messi a punto. Era la risposta incisiva a tutto il disperato agitarsi della politica nazista, a quella politica che, perduta ogni base concreta di azione, si esaurisce, vana, nei ripieghi propagandistici di Goebbels.
Il vecchio motivo della pace di compromesso con le potenze occidentali, fallito quando il nazismo sembrava dominare l'Europa, si riduce oggi al patetico e vano appello di Goebbels alla borghesia politica inglese. La Wilhelmstrasse deve combattere oggi contro la stanchezza, contro il tardivo sforzo del popolo germanico di separare le sue responsabilit dal nazismo e reagisce anticipatamente e a vuoto contro un ipotetico appello delle Nazioni Unite rivolto al popolo germanico perch deponga le armi.
Ma di fronte al comunicato della conferenza anche la propaganda nazista si  illividita in un silenzio impotente, perch non si possono chiamare risposte i richiami di bassa propaganda alla vittoria di Roma dopo la sconfitta di Canne o a Federico il Grande durante la crisi della guerra dei Sette anni.
E questo silenzio  un segno della incipiente paralisi della macchina da guerra nazista. Ridotta entro uno "spazio vitale" sempre pi angusto, martellata dai colpi formidabili dell'Armata rossa, premuta ad occidente e a sud dalle Armate anglo-americane, colpita nei suoi gangli vitali dai bombardamenti alleati, la Germania  ridotta all'ultima resistenza, a quell'insieme disordinato e furioso di ripieghi, simile agli ultimi soprassalti di una belva ferita a morte.
L'ultima politica che resta alla Germania  il terrore ed al terrore la cricca nazista ricorre senza risparmio. Terrore e distruzione sulle popolazioni ancora oppresse, terrore sullo stesso popolo germanico: Himmler si precipita al fronte e ordina la decimazione delle truppe in fuga, imperversa coi suoi tribunali che non possono giudicare che della morte e della vita.
Ma anche questo terrore non riesce ad impedire la disgregazione della casta dirigente nazista: i borgomastri e i prefetti di polizia si rifiutano di obbedire agli ordini di resistenza ad oltranza del dittatore furioso. Fuggono e vengono impiccati. Ma altri ancora fuggono e si aggiungono a quella marea di popolo che dalle regioni occupate dai sovietici dilaga verso il cuore della Germania, portando con s la confusione, il disordine, intralciando il traffico nelle retrovie, diffondendo, fra l'esercito, i semi della demoralizzazione e del panico.
 giunto veramente il momento dell'assalto decisivo,  giunto veramente il giorno della riscossa, il giorno della giustizia e della vendetta di tutti i popoli. Ed il comunicato di Yalta sull'assalto finale, che suona a morto per la Germania nazista, risuona negli animi di tutti i popoli come la diana della vittoria(120).
 Linee per la ricostruzione
Quando Stalin, Churchill e Roosevelt si riunirono a Teheran, alla fine del 1943, la guerra si sviluppava sicura verso la fine vittoriosa, ma molte nubi oscuravano ancora l'orizzonte. Il nazismo, che accampava ancora su buona parte dell'Europa, stendeva i suoi artigli nel territorio stesso dell'Unione Sovietica. Tra le Nazioni Unite si dibattevano ancora i problemi pregiudiziali ad ogni collaborazione concreta: il secondo fronte non si era ancora realizzato, n potevano surrogarlo gli attacchi aerei ed il fronte meridionale.
A Teheran questi problemi vennero risolti. Si gettarono i piani per l'offensiva combinata delle Nazioni Unite, da oriente, da occidente e da meridione. E questi piani vennero realizzati. L'alleanza delle Nazioni Unite ebbe il suggello dell'impegno, dello sforzo e del sacrificio comune.
Ai contrasti ed alle difficolt che, pregiudiziali ad ogni concreta collaborazione, rimanevano nel chiuso delle Cancellerie, succedettero, sul terreno della collaborazione pratica, difficolt e problemi pi evidenti. E la speculazione dei gruppi pi reazionari si gett su questi problemi per seminare diffidenza e preoccupazione, per tentare di indebolire i vincoli dell'alleanza ed ostacolare lo sforzo bellico delle Nazioni Unite. Ma l'evidenza dei problemi non era simbolo di acutezza nei dissensi: questi restavano nel quadro degli interessi comuni alla vittoria e alla ricostruzione di un mondo pacificato.
Il 1944 - come ha detto Stalin nel discorso del 6 novembre - " stato l'anno del trionfo della coalizione antihitleriana, del trionfo della causa per la quale i popoli dell'Unione Sovietica, della Gran Bretagna e degli Stati Uniti si sono uniti nella lotta.  stato l'anno nel corso del quale si sono rafforzate l'unit e l'azione contro la Germania hitleriana. Le decisioni della conferenza di Teheran circa l'azione comune contro la Germania e la brillante realizzazione di queste decisioni provano chiaramente che la coalizione antihitleriana si  rafforzata(121)".
E la conferenza di Crimea ha confermato luminosamente la giustezza di questo giudizio. Nel momento in cui la guerra, avviatasi alla sua fase finale, impone la soluzione concreta di specifici problemi, la collaborazione delle Nazioni Unite si  dimostrata non solo salda ma ha dimostrato di essere uno strumento di lavoro efficiente per la soluzione dei problemi la cui difficolt sembrava pi evidente.
Un silenzioso lavoro si era gi compiuto a Dumbarton Oaks(122). Era stata questa conferenza la presa di contatto degli esperti delle Nazioni Unite con i problemi della sistemazione postbellica e questa presa di contatto ha mostrato, oggi, tutta la sua fecondit, permettendo ai capi delle Nazioni Unite di svolgere, nel corso della conferenza, un lavoro assiduo, concreto e risolutivo.
 Soluzioni concrete. Soluzioni realistiche
Avviato a soluzione il problema della Grecia(123), si imponeva la soluzione di due questioni che l'avanzata delle truppe sovietiche rendeva urgenti. Ed erano la questione polacca e jugoslava.
La linea Curzon con compensi territoriali ad occidente, formazione - sotto il controllo di una commissione presieduta da Molotov - del governo provvisorio polacco di unit nazionale attraverso l'allargamento del governo provvisorio residente in Polonia, elezioni generali a scrutinio segreto(124).
Realizzazione degli accordi Tito-Subasic per la formazione, attorno allo AVNOJ di un governo a pi larga base, costituzione di una assemblea nazionale col concorso dei parlamentari non compromessi col nemico.(125)
Queste le condizioni sulle quali si  trovato a Yalta l'accordo tra gli statisti delle tre grandi nazioni.
I baroni polacchi hanno perduto la loro ultima carta. Liquidate le pericolose illusioni romanzesche dei latifondisti, la Polonia risorger libera, forte, indipendente e democratica, senza il concorso dei baroni che ancora una volta stavano per trascinarla all'ultima rovina. E questo  un punto che segnano al loro attivo le forze progressive di tutto il mondo.
E con le provocazioni dei baroni polacchi sono cadute anche le speranze dei fautori di Mihailovic. Nel vuoto sono sfumati i complotti tenebrosi dei Mihailovic che ricordavano le congiure balcaniche di palazzo, cos come la politica dei baroni ricordava il doppio gioco degli avventurieri.
Concrete, realistiche sono le soluzioni espresse nel comunicato conclusivo della conferenza. Alla vita ed alla ricostruzione della Polonia e della Iugoslavia, come a quella degli altri paesi, non potranno partecipare altre forze se non quelle espresse dalla resistenza nazionale e popolare, ed attorno a questo nucleo principale, gli elementi ed i gruppi che non sono scesi sul terreno del compromesso e del tradimento.
Sono soluzioni concrete e realistiche perch la vita e la storia sono dalla parte di coloro che si sono battuti, con l'arma in pugno, faccia a faccia all'invasore. E nella lotta che essi hanno combattuto,  la migliore, l'unica garanzia che essi vorranno e sapranno lottare contro ogni tentativo di restaurazione del fascismo e del militarismo.
 L'Europa del prossimo domani
Il comunicato conclusivo della conferenza traccia le linee essenziali della ricostruzione postbellica. Avviata - attraverso la preminente azione popolare - a sana democrazia, la vita dei paesi che, per quanto impastoiati in regimi reazionari, hanno saputo imporre alle loro caste dirigenti la guerra antinazista, il problema rimane ancora aperto per i paesi gi vassalli della Germania nazista, rimane ancora aperto per la Germania.
 evidente interesse delle Nazioni Unite e di tutti i popoli liberi che, in tutti i paesi, in quelli liberati come nella stessa Germania, la democrazia si affermi rigogliosa e capace di vita autonoma, in grado quindi di garantire il mondo civile contro il ritorno del nazismo e del militarismo.
La democrazia non  per ordinamento che si radica nella vita e nel costume dei popoli con una legge costituzionale; la democrazia  costruzione faticosa e specialmente faticosa per chi deve fondarla sulle rovine materiali e morali del fascismo e della guerra perduta. E poich questa fondazione della democrazia  interesse vitale per la difesa della civilt,  necessario che le Nazioni Unite pretendano concrete garanzie in questo senso.
 perci alieno dalla politica delle Nazioni Unite ogni richiamo a quell'astratto umanitarismo wilsoniano che non seppe difendere il mondo dallo scatenarsi a breve distanza di tempo, di una guerra mondiale cos terribile e rovinosa. Ma appunto perch la politica progressiva delle Nazioni Unite  distante dal generico democratismo di un tempo, le garanzie sono condizionate alle concrete condizioni politiche di ogni paese, cio all'effettivo contributo portato alla liquidazione del fascismo. Cos  evidente che in Bulgaria - dove il fascismo non pot sviluppare i suoi piani di aggressione per la costante vigilanza del popolo - le garanzie da pretendersi saranno minori che in Rumenia ed a maggior ragione, differenziato sar il trattamento che le Nazioni Unite riserveranno alla Germania di quello offerto ai paesi satelliti.
La dichiarazione relativa ai paesi gi soggetti al nazismo, chiarisce che la politica delle Nazioni Unite - limitando l'intervento diretto ai casi che ai tre paesi faranno congiuntamente ritenere necessario tale passo - tender ad aiutare i popoli liberati nella lotta a fondo contro il nazifascismo e nella scelta di un governo democratico rappresentativo della volont popolare.
Resa incondizionata con l'occupazione militare del territorio e sua amministrazione da parte della commissione con sede a Berlino; distruzione del nazismo e del militarismo col disarmo e lo scioglimento di ogni formazione militare, con la distruzione dello stato maggiore e l'eliminazione di ogni industria che possa venir utilizzata a fini bellici; giustizia contro i criminali di guerra ed annientamento del partito nazista; queste sono le garanzie che i tre governi in nome delle Nazioni Unite e di tutti i popoli si assicurano contro la Germania nazista.
E queste condizioni dettate alla Germania nazista sono per il popolo tedesco preziose indicazioni sulla via attraverso la quale, con tardiva ma accanita collaborazione all'opera di tutto il mondo civile, potr riconquistare la fiducia dei popoli, dimostrando di essere diventato anch'esso un bastione contro il ritorno della barbarie.
Dei grandi paesi che il nazismo ha travolto nella sua tragedia, un paese si  gi totalmente risollevato ed  la Francia, la Francia della resistenza.
Chiamata a partecipare all'occupazione della Germania, invitata a collaborare alla comune azione per la fondazione della democrazia nei paesi liberati, la Francia  gi diventata un essenziale caposaldo della nuova Europa.
In questa sua rapida rinascita la Francia ha avuto l'aiuto decisivo dell'Unione Sovietica. Viaggio di De Gaulle a Mosca e patto franco-russo(126) sono pietre miliari nella rinascita che viene a coronare lo sforzo indomito di un popolo che ha combattuto per quattro anni, col sacrificio dei suoi figli migliori, il brutale occupante che schiera oggi le sue valorose divisioni a fianco di quelle alleate sul territorio stesso dell'invasore. E nella rinascita francese alla sua funzione europea ed internazionale  un insegnamento per tutti i popoli che hanno sofferto il giogo nazista: la via del riscatto nazionale  la via percorsa dalla Francia della Resistenza.
 Cosa ci insegna la conferenza di Crimea
Unit nella lotta, unit nella ricostruzione: questa  la pi preziosa indicazione che possiamo trarre dalla conferenza di Crimea. Di fronte al concreto lavoro svolto dai tre statisti ed agli evidenti successi della conferenza, sfumano nel vuoto, e nel livore dell'impotenza, tutte le speculazioni reazionarie sull'evidenza di alcuni dissensi. L'unit dei tre grandi paesi, nucleo essenziale del complesso delle Nazioni Unite esce dalla conferenza cementata dalla certezza della vittoria imminente e dalla prospettiva del lungo lavoro comune. E questa unit si rafforza nella constatazione che le soluzioni delineate alla conferenza non sono il frutto di un troppo sapiente, e quindi precario, equilibrio politico, ma il punto di incontro di un'eguale volont, quella di assicurare il mondo e l'opera della ricostruzione contro il nazismo e contro la guerra. Pertanto la conferenza di Crimea dice ai popoli vittime del nazismo che soltanto nella lotta a fondo contro il nazismo essi troveranno la via della libert e del riscatto nazionale.
Unit nella lotta, unit nella ricostruzione: questo principio si realizza anche formalmente attraverso le decisioni dei tre paesi alleati di convocare regolarmente i rispettivi ministri degli esteri, riunioni che devono assicurare attraverso il concreto lavoro, la costanza della collaborazione e l'unit dell'azione. La conferenza delle Nazioni Unite che si riunir a San Francisco, il 25 aprile, avr quindi il compito di inquadrare in un permanente organismo internazionale per la salvaguardia e la sicurezza della pace le consultazioni dirette dei tre grandi paesi.
Unit nella lotta, unit nella ricostruzione: perch se la vittoria definitiva  un compito di interesse primordiale per tutti i popoli, la ricostruzione non  un problema che si esaurisca nell'ambito della vita nazionale dei singoli paesi, ma impegna la responsabilit di tutte le forze progressive che al di sopra delle frontiere, si uniscono nello sforzo di assicurare un nuovo avvenire di pace e di lavoro. Non ci sono soluzioni interne divergenti al problema della ricostruzione e della sicurezza. La soluzione  una sola: annientamento del fascismo e la libera espressione della volont popolare. Ogni altra soluzione  una minaccia per tutti i popoli e nella difesa contro questa minaccia  il fondamento dell'unit d'azione dei popoli.
 La ricostruzione e la pace come sforzo collettivo
La ricostruzione  quindi uno sforzo collettivo che deve unire tutti i popoli, gettando, nella coscienza dei comuni interessi alla pace ed alla libert, le basi per una progressiva conferenza internazionale. Cos, nella pace si verranno a rinsaldare i legami che gi oggi stringono i popoli liberi e i popoli oppressi e la solidariet di oggi si concreter in un'organizzazione collettiva per la pace.
All'avanguardia nella costruzione della pace, cos come  all'avanguardia nella condotta della guerra,  l'Unione Sovietica. Testimonianza del costante interesse sovietico all'organizzazione della pace nella libert democratica,  l'azione che l'URSS ha svolto sul piano internazionale dal 1934 in avanti. Lo sforzo perch nella Societ delle Nazioni trionfasse il concetto di pace indivisibile indica come l'Unione Sovietica  stata sempre guidata dalla coscienza che - in questo periodo storico - la pace pu essere salvaguardata soltanto attraverso ad una azione collettiva delle forze progressive di tutti i paesi. E poich la pace non si difende col compromesso di fronte ai fautori della guerra, costante cura dell'Unione Sovietica  stata l'individuazione, l'isolamento dei gruppi guerrafondai, lo sforzo di bloccare gli aggressori, di ridurli all'impotenza perch capitolassero sotto la pressione del fronte unito dei paesi e dei popoli amanti della pace: e quando si abbandon la via additata dall'Unione Sovietica, fu Monaco, la capitolazione e, con essa, la guerra.
 Cosa insegna la conferenza di Crimea all'Italia
Facili illusioni allignano ancora sull'avvenire d'Italia. E sono illusioni fomentate da gruppi reazionari che sperano da una sanatoria generale delle responsabilit fasciste, la conservazione dei privilegi carpiti con la complicit del fascismo e dei profitti indegnamente lucrati sulle sventure nazionali. Coltivate dai "trasformisti" di ogni tempo, da quei trasformisti che dall'unit in poi insudiciano la vita politica italiana, queste illusioni spingono talora a prospettive di facile ripresa e di rapido riscatto anche gruppi sinceramente interessati alla liberazione dell'Italia da ogni residuo fascista. Ed in questa facilit di prospettive vi  appunto quella minore vigilanza antifascista, quel minore impegno all'epurazione sul quale giocano le forze occulte della reazione.
Il riscatto e la restituzione dell'Italia alle nazioni civili non si conquista con dichiarazioni di avere le mani nette dai crimini di cui  lordo il fascismo o vantando la personale continuit di azione antifascista: eran questi i metodi della vecchia democrazia quarantottesca che alle forze retrive opponeva la retorica dei discorsi girondini. Il fascismo non  stato per i popoli aggrediti e per il popolo italiano una questione di pulizia morale, ma  stato terrore e sangue, barbarie e morte.
Il riscatto dell'Italia si raggiunge solo con la lotta: lotta a fondo contro il nazifascismo, lotta a fondo contro tutti coloro che, fidando nel ritorno alla democrazia prefascista, sognano di perpetuare sotto altre spoglie la peste fascista. Nella lotta a fondo, a fianco delle Nazioni Unite e dei popoli liberi,  la sola possibilit di riparare alle rovine che il fascismo ha apportato al mondo e all'Italia.
 Come si trova oggi l'Italia?
Premuto da est e da ovest entro le frontiere germaniche, il nazifascismo strazia ancora, con pochi altri paesi, l'Italia settentrionale. Un fronte di guerra divide in due il suolo della nostra patria, un fronte che, pur non essendo essenziale alla strategia alleata, ha la sua importanza, non solo per noi, ma anche nel piano generale dello schiacciamento del nazismo, ed infatti il comunicato di Yalta sull'assalto finale annuncia l'attacco generale da est, da ovest, da nord e da sud. Ma appunto perch il fronte italiano non  essenziale, l'azione del nostro popolo pu essere veramente determinante e tale da far traboccare il relativo equilibrio che vi si  determinato.
Accelerare quindi la vittoria comune, por fine alle sofferenze del nostro popolo, salvare qualcosa alla ricostruzione e conquistare quindi il riconoscimento delle Nazioni Unite: questo  il compito di tutto il popolo italiano.
 Lo sforzo bellico dell'Italia libera
Formare una grande armata che possa contribuire decisamente alla vittoria  l'obiettivo che il nostro partito addita agli italiani dell'Italia libera.
Le condizioni per formare un nuovo esercito non sono facili. Met dell'Italia libera  distrutta, ma il maggior ostacolo proviene dalle forze reazionarie, quelle stesse forze che ostacolano - con viscosa e occulta resistenza - l'opera epuratrice, fanno argine alla volont popolare di riscatto e di ricostruzione.
Formare un nuovo esercito che sia strumento efficiente di guerra e non sine cura di ufficiali reazionari, significa anzitutto epurare i quadri che l'esercito fascista ci ha lasciato in eredit, conservando solo gli ufficiali onesti; significa rinsanguare i quadri coll'immissione di quei comandanti e commissari del Corpo dei volontari della libert che hanno dimostrato di cosa sia capace il nostro popolo; significa infine affidarne l'iniziativa alle forze nuove della nazione e non alla burocrazia militare, avvelenata dal fascismo ed incapace della decisione necessaria a questo compito(127).
Garanzia che il nuovo esercito sar tra breve una realt,  il sempre crescente afflusso di formazioni italiane al fronte,  l'impegno preso in questo senso dal governo democratico che ha chiamato il compagno Scoccimarro al ministero per l'Italia occupata.
Noi siamo certi che all'appello dell'avanguardia tutto il popolo accorrer nelle file del nuovo esercito a testimoniare la sua rottura definitiva col passato fascista. E questo esercito possa, come quello degollista, inchiodare sul fronte meridionale le divisioni naziste ed annientarle.
 Allo sforzo bellico dell'Italia libera
corrisponda la nostra insurrezione armata
Sciopero generale, lotta armata, guerra partigiana: questa  la via alla vittoriosa insurrezione nazionale armata, questa  la via che dobbiamo percorrere, con lena rinnovata, per coronare lo sforzo ed il sacrificio di questi 16 mesi di lotta per affrettare con la vittoria la fine delle nostre sofferenze.
Sciopero generale contro la fame e contro l'oppressione nazifascista. E tutte le masse lavoratrici si stringano attorno agli operai di avanguardia; tutti coloro che soffrono, le donne ed i giovani, appoggino con la loro azione la classe operaia nella battaglia che essa sferra nell'interesse di tutto il popolo. Come da fortilizi la classe operaia muover - dalle fabbriche - alle lotte di strada, andando, alla testa di tutto il popolo, a prendere viveri dove ci sono, a rintuzzare la spavalderia fascista, mentre GAP e SAP appoggeranno l'azione degli operai e del popolo. Duro sar cos il colpo che noi porteremo all'odiato invasore e al suo servo spregevole.
Guerra partigiana per la conquista delle posizioni strategiche per l'assalto finale. Contadini e montanari che ne hanno sempre appoggiata l'azione, sapranno sostenere i partigiani nella fase della vittoria, sapranno preparare alle formazioni le basi per la decisiva discesa verso i centri del nemico.
Cos tutto il popolo si unisce nello sforzo decisivo ed  appunto questa unione la garanzia della nostra vittoria. Essa deve per essere rafforzata, deve essere organizzata negli organismi di massa dei Comitati d'agitazione, dei Comitati contadini, dei Gruppi di difesa della donna e del Fronte della giovent, deve trovare nei CL di massa gli organi che sapranno dirigerne lo sforzo decisivo per guidarlo alla vittoria.
Presidio di questa unione, articolata negli organismi creati dal popolo, deve essere la sempre pi stretta unit d'azione dei grandi partiti di massa e di tutti i partiti antifascisti.
I legami che ci uniscono ai compagni socialisti si rafforzano nella lotta quotidiana avviandoci all'unit organica, dalla quale la classe operaia trarr nuove forze per assolvere al suo compito decisivo per la vittoria.
Nella fraternit dell'azione si rafforza la volont unitaria delle masse cattoliche che, superando nella lotta comune l'ereditaria diffidenza lasciata dal fascismo, facilita la via alla sempre pi cordiale intesa dei partiti proletari con la Democrazia cristiana.
Fare dell'unit del popolo una forza contro la quale abbiano a spezzarsi le manovre reazionarie,  il modo migliore per garantire la vittoria e la ricostruzione dell'Italia democratica e progressiva, restituita al novero delle nazioni libere.
 Tutti in piedi per la lotta e la vittoria!
Nel quadro della politica progressiva delle Nazioni Unite, uno specifico insegnamento ci viene dall'URSS. Dal suo esempio noi sappiamo che la vittoria  premio alla tenacia indomita di tutto un popolo, alla lotta conseguente contro i fautori della guerra ed i loro complici.
Questo insegnamento dev'essere il contributo caratteristico dei comunisti alla lotta di liberazione.
In questa fase finale della guerra, noi dobbiamo saper tendere tutte le nostre forze perch nelle decisive battaglie insurrezionali ogni italiano raggiunga il suo posto di combattimento. Ogni comunista deve sentire l'urgenza dei compiti che gli spettano; ogni comunista deve saper convincere gli incerti che nella lotta  la salvezza dell'Italia dalla fame e dalla distruzione; ogni comunista deve saper trascinare gli indecisi additando loro l'Italia democratica e progressiva che sorger soltanto nella lotta.
Cos, nel supremo sforzo di ogni militante, il partito comunista assolver al suo compito d'avanguardia e dar il suo decisivo contributo alla vittoria, a quella vittoria che deve trovare il popolo italiano tutto in piedi, saldamente unito nei CL, stretto, nel sacrificio comune, ai popoli liberi delle Nazioni Unite.
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FINE Parte 1.